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Cover del n. 34 di Orione dedicata ai Dialoghi. Il personaggio disegnato in copertina è Liliana Segre. L’illustrazione è di Bruna Pallante, Studio Motive.

I Dialoghi, intesi nella loro pregnante essenza comunicazionale, richiedono una simmetria tra le parti? Di certo mettono in campo molteplici punti di vista a seconda di chi è coinvolto nel processo. Un dialogo può essere interiore, nel parlare con se stessi; intra-familiare, per facilitare la convivenza tra i membri che fanno parte di un nucleo; può coinvolgere i vari generi e le diverse generazioni. Il dialogo, nella sua sostanziale capacità trasformativa, sa diventare terapeutico ma anche strategico, se si riesce a farne buon uso. Esso si fa multiculturale, multilinguistico e/o interreligioso quando tenta il faticoso e necessario approccio alla differenza, basandosi sul concetto educativo ed antropologico, essenziale e indissolubile, dell’uguaglianza e dignità di tutti gli uomini. Il cardinale Carlo Maria Martini nel 1987, a Milano, si pone l’obiettivo fondamentale, non solo di ascoltare i non credenti, ma di dialogare con loro. «Non c’è alternativa al dialogo», egli affermava. Queste parole risuonano nella loro pregnanza poetica e concreta, oggi più che mai, in un contesto politico mondiale di grande allarme per la pace che può fondare le proprie radici solo nel dialogo tra i popoli. Proprio i concetti di uguaglianza e di libertà sono alla base dei principi fondamentali della nostra Costituzione, massimo esempio di dialogo, nato dal confronto di uomini e donne di diverse correnti politiche che presero parte all’Assemblea Costituente nella Repubblica nascente. Il concetto di dialogo assume un’intensità sempre più significativa in un quadro sociale in cui la comunicazione dialogica è filtrata da realtà e strumenti virtuali che stanno ormai soppiantando una comunicazione fatta di contatti e sguardi. In una dimensione preoccupante in cui la comunicazione corporea e tangibile tra persone, tradizionalmente valorizzata dal non verbale, nelle sue espressioni mimiche e gestuali, è sempre più sostituita da emoticon di volta in volta aggiornate e adeguate ai moderni linguaggi perché possano essere eloquenti e significative di fittizie emozioni ed irreali stati d’animo.