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In principio era il Verbo! Quel Verbo che nel primo libro della Bibbia dice le cose e queste sono.
In principio era il Verbo! Quel Verbo che nel primo libro della Bibbia dice le cose e queste sono.
In Sardegna si parla il sardo che è una lingua con sintassi e grammatica diverse, dunque io ho imparato l’italiano a sei anni in prima elementare.
Nella notte dei tempi, sparuti gruppi di Homo Sapiens, dopo durissime giornate di caccia nella savana per assicurarsi il cibo per la sopravvivenza, si riunivano al calare del sole al riparo di una grotta, e dopo aver consumato il pasto serale, prima di dormire si raccontavano storie.
Da qualche anno siamo soliti osservare un ritorno alla foto color seppia.
Questa esortazione che troviamo nell’antica filosofia greca, in Nietzsche, nella Bibbia, che abbiamo ascoltato chissà quante volte, mi ha sempre affascinato.
Una metamorfosi è un mutamento della forma di un essere, di una persona, di un animale, di un vegetale o anche di un minerale in un’altra forma. Riferito a una persona, in senso estensivo, può essere sinonimo di cambiamento, modificazione in genere, nell’aspetto, nel carattere, nella condotta, nella condizione di salute, nell’atteggiamento morale o spirituale. Vocabolario Treccani on line
Certe mattine mi sento un ibrido. L’odore della mia pelle è quello di mia madre e la camminatura è sputata quella di mio padre.
Il dialogo uomo-macchina in salute mentale sta emergendo come un elemento cruciale per il futuro della cura psicologica.
Il dialogo è il linguaggio della relazione che crea confronto, mediazione, concordia o contrapposizione; punta di per sé a superare le divergenze e i conflitti per arrivare a soluzioni condivise.
In una relazione di alterità occorre mettere alla prova e a rischio la propria identità
Il dialogo in ogni tempo è sempre stato più una nobile aspirazione che una concreta realtà e, in particolare anche nel tempo che stiamo vivendo, dopo mezzo secolo di timidi progressi, stiamo assistendo a chiari segni di regressione.
Ti aspetto. Ti aspettavo. Ti avrei aspettato senza niente da chiedere o cercare.
Nei miei libri, in particolare in Zygmunt Bauman, pubblicato da Feltrinelli nella collana diretta da Massimo Recalcati “Eredi”, e in Bauman e Maggie: il pensatore e la cagnolina venuti dall’Est, un memoir sul lutto pubblicato da Curcu Genovese, ho ricordato Bauman a livello sia generale sia personale, quindi mi risulta complicato delinearne un ulteriore ricordo che non attinga da quello che ho già scritto.
Un libro su un tavolo, un quadro alla parete, una musica che risuona dal giradischi.
L’atto del comunicare è, per sua stessa natura, un atto politico.
L’uomo è relazione! Ce lo ricordano la teologia e la filosofia che da sempre si sforzano di rispondere alle grandi domande che danno senso alla vita e alle sue contraddizioni.
La poesia, come quasi tutto quello che chiamiamo cultura occidentale, è nata in Grecia.
Ogni lingua ha dei limiti: ci avete mai pensato? Sono certa che sarà capitato anche a voi: posare lo sguardo su uno di quegli articoli o, meglio ancora, quei post sui social in cui si elencano tutte le parole che appartengono a una determinata lingua e che servono a esprimere un concetto molto specifico.
In genere quando pensiamo a un robot lo associamo immediatamente a una specializzazione nella quale raramente trova eguali e dove, quasi sempre, realizza performance superiori alle capacità umane.
È singolare come al mondo ci siano moltissime poesie e così pochi veri poeti.
Provo a non fare neanche un nome per tutto lo spazio e le parole di questo testo dedicato alla poesia e alla sua natura.
Se pensiamo subito al suo significato originario, la poesia, in quanto capacità di produrre secondo determinate regole che legano le parole in una scrittura universale, è la prova che l’uomo, in quanto poeta, è l’essere creato capace di creare. In teologia si direbbe che il poeta — oserei dire l’uomo — è concreatore.
La leggerezza, quella che consente di attraversare le cose umane senza riguardo alle ragioni degli altri, è propria di coloro che, adottandola come misura di pensiero, si preservano dal peso dell’esistenza.
L’esperienza di immersione sensoriale che è possibile vivere presso il Museo Eidos nella caratteristica cittadina di Cava de’ Tirreni può essere raccontata come un vero e proprio viaggio tra forma e pensiero.
La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. Questa citazione di Italo Calvino basterebbe a spiegare il senso della leggerezza più di mille parole o di cento articoli.
Che compito arduo parlare di leggerezza. Che cosa significa? Cerchiamo di capirlo insieme. Spesso traduciamo questa parola con termini non appropriati e che non ne definiscono il significato, come ad esempio: superficialità, approssimazione. Invece stiamo soltanto parlando di semplicità, logica, flessibilità; tutte cose che applicate nel quotidiano portano ad uno stato di armonia.
La leggerezza non è superficialità, così come il semplice non è il facile.
È difficile metabolizzare un danno, soprattutto se questo risulta essere anche importante.
Un danno è ciò che nuoce a cose o persone ed è l’esatto contrario dell’utilità o del guadagno.
La riflessione che voglio portare ai lettori di Orione nasce da una domanda che negli ultimi tempi si sta facendo per me sempre più urgente, una domanda che non solo mi sembra priva di risposta, ma che addirittura mette in dubbio sé stessa e la necessità di porsela.