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La riflessione sull’importanza della parola nei processi scolastici ha riportato a galla, nella memoria, una scena della mia infanzia, che risale alla scuola elementare, quasi un fotogramma in bianco e nero:
La riflessione sull’importanza della parola nei processi scolastici ha riportato a galla, nella memoria, una scena della mia infanzia, che risale alla scuola elementare, quasi un fotogramma in bianco e nero:
La nostalgia può essere definita come un profondo e struggente desiderio di tornare a vivere situazioni ed epoche ormai passate, a incontrare nuovamente persone che sono lontane o non ci sono più, a rivedere paesaggi e luoghi ormai cancellati dai cambiamenti che investono il territorio.
In ambito scolastico, il termine metamorfosi è ricorrente: accompagna lo studio della letteratura latina, con le trasformazioni di esseri umani e divinità in oggetti e animali, partecipa all’analisi di testi della letteratura italiana e straniera, commenta l’indagine sulle mutazioni nelle scienze, spiega passaggi matematici e fenomeni fisici, genera meraviglia nella scoperta di opere d’arte.
Che il dialogo sia uno strumento fondamentale per l’educazione e per la formazione delle giovani leve della società non è certo un’idea nuova ma un fatto appurato da secoli.
Il termine dialogo deriva dal latino dialŏgus, è composto da dià, “attraverso” e logos, “discorso” e si riferisce a quel movimento per cui due o più persone si lasciano attraversare reciprocamente dalla parola.
La prof. di filosofia, Teresina e il Rappresentante di classe...
Per molti anni ho rivolto alle scuole di Cologno un progetto di didattica della poesia intitolato «Toccata e fuga».
«Oh Capitano! Mio Capitano» basterebbe ricordare la famosa battuta tratta da L’attimo fuggente, il film di Peter Weir, magistralmente interpretato da Robin Williams, per capire l’importanza della poesia nella scuola.
I banchi di scuola sono legati, per molti di noi, a tantissimi ricordi: intense emozioni ma anche grandi ansie e paure.
La Ü francese con la dieresi, che si pronuncia esattamente come quella lombarda, questo fonema, così naturale per diverse popolazioni del Nord, rappresenta per me una pietra d’inciampo, una spina tra la lingua e le labbra, un’ostinata resistenza a non disporsi come l’uso vorrebbe.
In tempi recenti, il concetto di danno in ambito scolastico sembra assumere prevalentemente una connotazione giuridica ed essere quindi strettamente collegato alla nozione di responsabilità e al più ampio tema della sicurezza a scuola.
Se nell’immaginario di noi, nati negli anni sessanta, il colore viola, mescolanza di blu e rosso, fa riferimento all’omonimo libro di Alice Walker e al più famoso film di Steven Spielberg, richiamando alla mente le tematiche del razzismo e della violenza ma anche dell’inclusione attraverso l’amore, non sono molti, invece, i colori che le mie esperienze scolastiche rievocano.
In letteratura, il pensiero magico costituisce una prerogativa della mente dei bambini che, almeno fino ai sette o otto anni, riescono a sostituire i processi logici, a loro ancora sconosciuti, con meccanismi e riflessioni che si allontanano profondamente dai ragionamenti degli adulti.
Provare a inserirsi in una discussione a più voci sul concetto di partecipazione e sulle pratiche che ne discendono implica in prima istanza una sorta di autovalutazione che induce ognuno a chiedersi qual è il valore aggiunto che si può portare alla discussione sul tema.
Nella scuola, intesa come istituzione culturale deputata all’istruzione, in forma collettiva, dei giovani o alla formazione di individui in uno specifico settore disciplinare o professionale, sembrano essere determinanti due aspetti: il valore culturale, strettamente collegato alle sue finalità e la dimensione collettiva.
«Paradossalmente, la capacità di stare soli è la condizione prima per la capacità di amare», affermava Erich Fromm in un suo scritto. Questa frase è frutto di chi ama la solitudine e rispecchia, essenzialmente, la preferenza di un certo stile di vita.
Se la parola esprime il suono dei pensieri, la scrittura ne conserva la memoria nel tempo: nasce con questa finalità la collaborazione di questi giovani scrittori del liceo Mons. B. Mangino di Pagani, coordinati dalla professoressa Maria Luisa Luciano, che hanno affrontato con grande entusiasmo questa nuova esperienza attraverso un condiviso, quanto efficace gruppo di lavoro.
Nell’esperienza maturata nei ruoli di docente di Disegno e Storia dell’Arte e di Dirigente scolastico è emersa con forza l’importanza strategica che l’educazione alla bellezza e all’arte riveste in ambito scolastico.
Nelle aule scolastiche, l’osservazione dei comportamenti dei diversi attori della comunità educante consente di individuare varie storie di “resistenza”, tracciando così una forbice di significati abbastanza ampia, che spazia dalla resilienza davanti alle difficoltà e ai disagi legati alla quotidiana gestione di edifici e spazi inadeguati alla missione della scuola, a una strenua azione di contrasto alla dispersione, all’ignoranza, all’esclusione sociale.
Il percorso di educazione alimentare intrapreso alla Direzione Didattica Statale 1° Circolo di Pagani durante gli anni scolastici dal 2018 al 2020 ha tratto le mosse da una duplice motivazione.
Il Consultorio Transgenere di Torre del Lago Puccini (LU) nasce nel 2008 come progetto pilota della Regione Toscana, in sinergia con associazioni per i diritti e la tutela della salute delle persone transgender.
La riflessione che segue non vuole essere esaustiva, né ha pretese accademiche. È un pensiero “a caldo” lungo il filo delle esperienze vissute ogni giorno, da quelle passate di insegnante di inglese a quelle presenti di dirigente scolastico.
Un po’ di tempo fa ho partecipato — presso l’Università in cui lavoro — a una tavola rotonda in cui parlavamo di active learning, quel vasto campo di tecniche e strumenti teorici e pratici che mirano a mettere al centro lo studente, coinvolgendolo in misura maggiore e più attivamente nel processo di insegnamento-apprendimento.
Madreterra. Anzi, Madre Terra. Cioè la Terra – il nostro meraviglioso pianeta – come madre. Che accoglie, che nutre, che trasforma. Una madre paziente, ma che sa anche arrabbiarsi, una madre che cura, ma che di cure ha bisogno. Una madre generosa, ma che pretende rispetto.
Se mi chiedessero chi sono i supereroi contemporanei, non esiterei neppure un secondo a rispondere: «gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, che in Italia (ma in realtà nel mondo!) sovrintendono a un ruolo che ha davvero del sovrumano, ovvero provare a formare, possibilmente appassionandole, le nuove generazioni».
Ricordo il calore. Questa la prima sensazione che affiora alla mente quando penso a una maschera, alla maschera. Una maschera di cuoio, fatta a mano, la maschera di Arlecchino.
Il rapporto tra genitori e figli segue l’andamento dell’evoluzione della società. Anche il gioco, in tutte le sue forme, è una buona rappresentazione della condizione culturale dei popoli, dei loro mutamenti sociali e della loro capacità di emanciparsi rispetto agli standard di sviluppo.
Nel momento in cui mi è stato chiesto di scrivere quest’articolo, ho iniziato a pensare a cosa questa parola mi rimanda, sia dal punto di vista personale che dal punto di vista professionale. Cosa significa abitare per me in quanto uomo e in quanto educatore professionale?
L’ambiente di apprendimento nelle Indicazioni Nazionali per il Curricolo della Scuola di Primo Ciclo è definito è inteso come luogo fisico o virtuale, ma anche come spazio mentale e culturale, organizzativo ed emotivo/affettivo insieme. Il termine ambiente, dal latino ambire, andare intorno, circondare, potrebbe dare l’idea degli elementi che delimitano i contorni dello spazio in cui ha luogo l’apprendimento.
Da quando veniamo al mondo siamo confrontati a dei confini; alcuni sono geografici, ma tanti altri sono virtuali e purtroppo questi ultimi rimangono i più difficili da oltrepassare.