Skip to content
Dettaglio di Immagine di copertina dedicata a Rita Levi di Montalcini - Illustrazione di Bruna Pallante, Studio Motive.ink

|

Dialogical approach: innovazione sanitaria e sociale

5 Maggio 2025
Nel campo della formazione per l’innovazione in salute è sempre più diffuso l’utilizzo di metodiche dialogiche per migliorare la qualità dei servizi forniti e l’umanizzazione dell’assistenza.
Dettaglio di Immagine di copertina dedicata a Rita Levi di Montalcini - Illustrazione di Bruna Pallante, Studio Motive.ink

|

Dialogical approach: innovazione sanitaria e sociale

5 Maggio 2025
Nel campo della formazione per l’innovazione in salute è sempre più diffuso l’utilizzo di metodiche dialogiche per migliorare la qualità dei servizi forniti e l’umanizzazione dell’assistenza.

INTRODUZIONE

Maddalena Illario, Vincenzo De Luca 
Ormai è evidenza scientifica che gli strumenti che stimolano l’autoconsapevolezza, la gestione dello stress e la capacità di costruire relazioni professionali efficaci contribuiscono a promuovere un ambiente di lavoro sano e sostenibile per gli operatori, migliorando il loro benessere psicofisico e relazionale. In particolare, il progetto europeo Erasmus+ sul Dialogical Approach, che ha coinvolto diversi partner europei nell’elaborazione di uno specifico manuale, offre una guida all’approccio dialogico finalizzato a migliorare la cooperazione, la fiducia e la capacità di affrontare problematiche complesse. L’adozione di un approccio dialogico nei contesti sanitari e sociali consente non solo di ottimizzare le pratiche di comunicazione e collaborazione tra i professionisti, ma anche di migliorare l’esperienza di cura dei pazienti e la loro partecipazione attiva nei percorsi di salute. Questo approccio si basa su un modello relazionale che valorizza il confronto aperto, l’ascolto attivo e la condivisione delle esperienze, elementi fondamentali per costruire processi decisionali condivisi e favorire un senso di comunità all’interno delle organizzazioni. L’innovazione in salute non può prescindere da un contesto in cui il dialogo rappresenti un catalizzatore per il cambiamento. In questo senso, la formazione degli operatori sanitari deve includere non solo competenze tecniche e cliniche, ma anche strumenti comunicativi avanzati per affrontare con efficacia le sfide complesse della sanità moderna. 

INTERSETTORIALITÀ PER LA PROMOZIONE DELLA SALUTE

Rocco Graziano, Sara Diamare
Il Piano di Prevenzione (PRP) 2020-2025 riconosce nell’intersettorialità uno dei pilastri fondamentali per affrontare le sfide della promozione della salute. Questo approccio, che favorisce la collaborazione tra diverse discipline, istituzioni e comunità, è indispensabile per sviluppare strategie efficaci e sostenibili. Alla base di questa prospettiva si trova il concetto di dialogo, inteso non solo come scambio comunicativo, ma come vero e proprio strumento trasformativo per la prevenzione e la gestione delle criticità sanitarie e sociali. La promozione della salute richiede un approccio sistemico e integrato, in cui la comunicazione dialogica diventa il ponte tra settori apparentemente distanti. Il dialogo permette di coordinare le azioni di medici, educatori, psicologi, assistenti sociali e rappresentanti delle istituzioni, creando sinergie capaci di affrontare le complessità della salute pubblica. In contesti multiculturali e multigenerazionali, il dialogo assume una valenza ancor più significativa: diventa lo strumento per superare barriere linguistiche, culturali e sociali, garantendo l’accesso equo ai servizi di prevenzione e promozione della salute. La capacità di ascolto reciproco, accompagnata dalla valorizzazione della narrativa individuale e collettiva, è essenziale per costruire interventi che rispettino la dignità e l’unicità di ogni persona.

LE LIFE SKILLS E IL DIALOGO PER SUPERARE LE DIPENDENZE

Gennaro Pastore, Anita Rubino
Nell’ambito del PRP 2020/2025 della Regione Campania, il Dipartimento Dipendenze è coinvolto nel raggiungimento degli obiettivi specifici del PP04 – Dipendenze; i dati regionali dimostrano che comportamenti problematici cominciano a essere osservati nella fascia 18-25 anni per quanto riguarda l’uso di alcol e droghe. È soprattutto durante l’adolescenza che i giovani sperimentano comportamenti rischiosi; pertanto è importante intervenire con un target di adolescenti nella fascia 15-20 anni con interventi informativi ed esperienziali per autosservarsi, dialogare con sé stessi e dare senso a ciò che accade, per migliorare la loro capacità di scelta in un percorso orientato all’etica della responsabilità. Il PRP suggerisce che i migliori programmi sono quelli condotti nell’ambito di attività che promuovono la cosiddetta “salute mentale positiva” mediante il potenziamento di abilità come il senso di autoefficacia e di autoregolazione emotiva, problem solving, fronteggiamento e soluzione di problemi complessi. Alla luce di tali raccomandazioni sono stati elaborati tre programmi basati sul dialogo rivolti ai giovani e agli adolescenti:
DIVERTIMENTO GARANTITO — Per una cultura del divertimento consapevole e senza rischi 
PROGETTO MAREA — Spazi di incontro rivolti ai giovani che usano alcol e altre sostanze legali e illegali per l’intercettazione di persone in particolari condizioni di rischio
PROGETTO SPAZIO ADOLESCENTI O «SPA» — Per garantire interventi tempestivi, mirati a ridurre la probabilità di situazioni di disagio e/o la cronicizzazione dei giovanissimi in relazione al rischio legato all’uso di sostanze e alcol, al gioco d’azzardo, all’espressione della loro sessualità. 

LUOGHI DI LAVORO CHE PROMUOVONO DIALOGO E SALUTE

Felice De Falco, Gaetano Goglia, Malvina Goretti
Il Programma Luoghi di Lavoro che Promuovono Salute (PP03) del Piano Regionale Prevenzione 2020-2025 scaturisce da specifici indirizzi normativi e rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Fra le 5 aree tematiche prioritarie su cui il PP03 appunta il suo interesse specifico, la 5^ area è mirata alla riduzione delle forme di disagio psicosociale e di stress lavoro-correlato. Fra le azioni previste, nella prospettiva del miglioramento dell’efficienza, efficacia e qualità dei servizi, si inserisce la partecipazione attiva a moduli formativi sul rapporto dialogico per la prevenzione del burnout, indirizzati a quei lavoratori che operano in settori ad alto impatto emotivo che devono vedersi riconosciuto un ruolo centrale nella loro organizzazione. È infatti fondamentale creare ambienti di lavoro sani e sostenibili a partire dall’ascolto e dal dialogo costante oltreché dalla consapevolezza del lavoratore attraverso percorsi di crescita e di potenziamento delle life skills. Le azioni in tal senso sono orientate alla reciprocità e rese possibili grazie alla collaborazione e al dialogo tra figure professionali appartenenti ad articolazioni aziendali diverse strutturalmente in nome di quella intersettorialità e trasversalità che le linee di indirizzo regionali hanno ritenuto essenziali sottolineare nel PRP 2020-2025. 

PREVENZIONE DEL BURNOUT E DELLO STRESS LAVORO-CORRELATO

Vincenza Capone, Montone Monica
Nel 2019 il burnout è stato riconosciuto definitivamente come “sindrome” ed inserito nell’undicesima revisione dell’International Classification of Disease (ICD). Nell’ambito delle professioni sanitarie è uno dei principali rischi psicosociali con un forte impatto sulla salute psicofisica, sul benessere mentale e professionale, e con ricadute sul funzionamento organizzativo e sugli utenti. Il burnout, che attualmente non colpisce più soltanto le professioni di aiuto, può manifestarsi con sintomi fisici: fatica, mal di testa, insonnia, cambiamenti nelle abitudini alimentari; psicologici: alterazioni dell’umore, scarsa fiducia nelle proprie capacità, irritabilità, scarsa empatia e capacità di ascolto; comportamentali: assenze o ritardi sul luogo di lavoro e tendenza a ridurre i contatti con i colleghi; mentre, in riferimento agli atteggiamenti, cinismo nei confronti dei pazienti, spersonalizzazione, distacco emotivo e indifferenza. Associati alla sindrome vi sono fattori sociali, situazionali e individuali, anche se sembra che questi ultimi incidano in modo minore rispetto al ruolo dell’organizzazione che deve farsi carico di azioni di promozione della salute e del benessere, anche con programmi di formazione utili a potenziare le capacità di comunicazione e dialogo per un miglior approccio al paziente e con il resto dello staff, per diminuire la conflittualità, i livelli di stress degli operatori, e incrementare la soddisfazione professionale. Se paragoniamo il lavoro di un team sanitario a quello di una grande orchestra sinfonica: ogni professionista è un musicista che suona il proprio strumento, contribuendo all’armonia generale. Il paziente è al centro di questa composizione musicale, e l’obiettivo comune — la sua salute e il suo benessere — diventa il traguardo da raggiungere insieme, condividendo competenze e informazioni in modo rapido e coordinato.

MEDICINA NARRATIVA E DIALOGO TRASFORMATIVO

Rossana Cavallo, Eugenio Zito
La Medicina Narrativa, ponendo al centro il racconto e il vissuto della persona, è un esempio di come il dialogo, la “narrazione”, possano diventare uno strumento di promozione della salute e di prevenzione delle patologie. Il “parlare di sé”, è importante sia per il diretto interessato, che acquista consapevolezza, sia per chi se ne fa carico, attraverso la cura, che favorisce nell’utente, un processo di comprensione di Sé. Nell’ambito dell’organizzazione dei servizi e del lavoro, il narrare, ad esempio, le condizioni di stress o di conflittualità con i colleghi/management che comportano disagio e malessere, può favorire percorsi di rielaborazione delle proprie emozioni e sostenere un processo di comprensione più profonda delle dinamiche psicologiche, sociali e organizzative che conducono alle condizioni di malessere o di burn out. Questo approccio valorizza le storie delle persone, siano essi pazienti, professionisti e/o comunità sociali, contribuendo a rendere possibili valori e prassi comuni con cui costruire interventi condivisi e riproducibili di benessere. Attraverso la narrazione, è possibile:

  • Comprendere i bisogni specifici delle persone e delle comunità;
  • Favorire la co-costruzione di percorsi di cura e prevenzione;
  • Rafforzare la relazione terapeutica, aumentando la fiducia e l’adesione alle cure.

In un contesto di intersettorialità, la Medicina Narrativa può diventare un modus operandi dei diversi professionisti della salute, integrando in un corpus unico di azioni i diversi saperi finalizzati alla collaborazione e alla condivisione delle responsabilità.

LA COMUNICAZIONE ALTRA. LINGUAGGI DIALOGICI CON LE ARTI PER LA PROMOZIONE DEL BENESSERE
IL DIALOGO INTERNO E CON GLI ALTRI ATTRAVERSO L’ESPERIENZA ESTETICA

Giuseppe Auriemma, Sara Diamare, Maria Montalto
Il legame tra benessere ed esperienza estetica è oggetto di studio neuroscientifico e psicologico. L’esperienza estetica attiva regioni del cervello associate alla ricompensa e al piacere: il nucleo accumbens e il sistema dopaminergico, coinvolti nella regolazione dell’umore e nella sensazione di gratificazione; influenza l’attività del sistema nervoso autonomo, riducendo i livelli di stress. Alcune ricerche hanno evidenziato che l’osservazione di opere d’arte o la partecipazione ad attività artistiche possono ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e aumentare l’attività del sistema nervoso parasimpatico, coinvolto nella risposta di rilassamento. Pertanto i metodi che utilizzano l’arte possono influenzare positivamente la percezione di benessere individuale e di gruppo contribuendo a migliorare la salute mentale delle persone, come l’Esperienza estetica incarnata creativa consapevole (EEICC®), tecnica psicocorporea sperimentata come best practice da operatori e studenti per favorire lo sviluppo delle soft skills. L’arte infatti offre una varietà di stimoli che possono essere interpretati in modo flessibile, ciò incoraggia il dialogo interno, capacità di connessione tra concetti apparentemente distanti, e il dialogo con gli altri, essenziale per lo sviluppo e il potenziamento di una comunicazione efficace.

TEATROTERAPIA

Dario Aquilina, Raffaele Russo
Il funzionamento della psiche e dell’attività personale sono interpretabili attraverso le funzioni teatrali di base: autore, attore, regista, spettatore e produttore; la mancanza di espressione o di dialogo fra queste parti determina la difficoltà di espressione nella propria realtà di vita. Per il consolidamento della persona bisogna passare da un piano prepersonale in risposta ai bisogni di base, a un piano di affermazione personale, per giungere infine a un piano transpersonale di consapevolezza dell’appartenenza all’intera Umanità. La Teatroterapia, in particolare il Teatro dell’Anima, consente di mettere in gioco il proprio carattere, superare la distruttività con la realizzazione di spettacolazioni ove il gesto espressivo artistico aumenta l’empowerment del soggetto. Si sviluppa in tal modo un dialogo che consente di gestire la funzione di ciascun partecipante in gruppo, rispetto a un obiettivo, ritenendo che ogni cambiamento nasca dalla interazione.

IL DIALOGO SONORO. MUSICOTERAPIA NEI GRUPPI DI LAVORO

Elena De Rosa
La magia dei suoni in una azione dialogica (διαλογικός, da διά “attraverso” λόγος “discorso”) ricompone affettivamente configurazioni profondamente comunicative. La musicoterapia come disciplina scientifica orienta il complesso uomo-suono ad aprire canali intra-interpersonali attraverso strategie di comunicazione non verbale. Molti interventi sono finalizzati alla promozione della salute per organizzazioni e grandi gruppi. I suoni insieme, secondo una metodologia attenta, diventano strumento terapeutico e di benessere. Tale transdisciplina è in grado di dialogare trasversalmente con altre discipline e in diversi contesti interattivi. Nell’azione in gruppo promuove l’autostima, la capacità di ascolto ed espressione, la cooperazione, il riconoscimento delle emozioni affacciandosi al mondo interno della persona, alla sua globalità espressiva e Identità Sonora Individuale e Collettiva. Le esperienze di sintonizzazione che dalla relazione nascono e che ad essa ritornano, reintegrano funzioni mancanti: sono cura per la persona e per il luogo di lavoro. Come in un’orchestra, ognuno suona e risuona insieme agli altri sperimentando performance spontanee e inaspettate rappresentazioni melodiche, ritmiche, armoniche. L’intervento in gruppo è preventivo e terapeutico: offre uno spazio protetto, libero, una azione di gioco catartico che ricompone la comunicazione primordiale del rapporto primario; fa emergere l’emozione del tempo soggettivo a fronte di un tempo socialmente imposto veloce e narcisistico, tesse l’integrazione di frammenti, indispensabile rimedio contro solitudine, stress, cambiamento.

IL RUOLO DEGLI INFERMIERI DI COMUNITÀ PER FAVORIRE IL DIALOGO TRA LE COMUNITÀ E LE ISTITUZIONI SOCIALI E SANITARIE

Teresa Rea e Michele Virgolesi
L’infermiere di famiglia e comunità (IFeC) è una figura chiave per migliorare l’accesso ai servizi sanitari e favorire la coesione sociale. Introdotto in Italia con il decreto legge n. 34/2020, convertito nella legge n.77/2020, l’IFeC risponde al bisogno urgente di una sanità più vicina, umana e accessibile, capace di ascoltare, comprendere e agire accanto alle persone. Secondo Falco et al. (2022), i pazienti seguiti da un IFeC non sperimentano solo cure migliori, ma un cambiamento profondo nella percezione della propria salute fisica e psicosociale, con benefici come riduzione del dolore, maggiore autonomia e migliore qualità della vita. A differenza delle cure domiciliari tradizionali, l’IFeC adotta un approccio olistico e proattivo: non si limita alla gestione clinica del singolo, ma supporta l’intera comunità, pianificando e valutando interventi personalizzati, facilitando l’accesso ai servizi e creando connessioni significative. Nonostante le evidenze positive, il modello IFeC fatica a decollare in modo uniforme in Italia. Il Rapporto Salute Italia 2024 evidenzia che meno del 30% delle regioni ha integrato questa figura in modo strutturale, con marcate disparità territoriali. Questa figura non solo alleggerisce le responsabilità cliniche, ma aiuta a preservare relazioni autentiche con i propri cari, permettendo ai caregiver di concentrarsi sugli aspetti emotivi e affettivi senza trascurare la dimensione clinica. Per il pieno sviluppo dell’IFeC servono investimenti, formazione e un impegno congiunto di istituzioni, professionisti e cittadini, per costruire reti territoriali che mettano davvero al centro le persone.

LA “LOCANDA DI EMMAUS”. UN ESEMPIO DI LUOGO DI INCONTRO E DIALOGO PER COMBATTERE LA CRIMINALITÀ GIOVANILE E COMPIERE SCELTE DIVERSE

Padre Pasquale Incoronato, Ciro Buonajuto 
“La locanda di Emmaus” era uno chalet abbandonato, i proprietari erano persone colluse con il mondo della delinquenza, e uno di loro era stato ammazzato proprio in quel luogo. L’idea della Diocesi di Napoli supportata dalle istituzioni locali era quella di avere una struttura significativa sul territorio che potesse diventare luogo di incontro dei giovani e con i giovani con l’intento di sottrarre quanti più ragazzi possibile alla criminalità organizzata. La “Locanda di Emmaus”, quindi, è un bene confiscato alla Camorra, dal 2003 è divenuta Casa-Famiglia pronta ad accogliere tutti. “I figli dell’agio e quelli del disagio”, tutti insieme affinché dialoghino, si comprendano e possano capire quanto le relative fortune o sfortune di vita siano delle opportunità. Nella Locanda di Emmaus ci si incontra, si organizzano tavolate condivise, si studia e si gioca. Facilitare il dialogo e l’incontro tra realtà diverse è un modo per abbattere le disuguaglianze e favorire l’integrazione. Famiglia, casa, cura, solidarietà, compagnia, tutti sinonimi della parola Carità. I quattro verbi che hanno caratterizzato l’itinerario educativo sono: spezzare la propria vita; ritrovare le proprie fragilità, curandosi curando; condividere il proprio quotidiano; restituire dignità e vita perché ci si accorge che la propria vita è dono non per sé, ma per altri.

CONCLUSIONI: LA COMUNICAZIONE COME STRUMENTO IMPRESCINDIBILE DI SALUTE

Serena De Simone e Rosa Ruggiero
Ascolto e dialogo sono fondamentali per la costruzione della più semplice o più complessa alleanza terapeutica. L’attenzione a ciò che il paziente narra sulla sua patologia è la base fondante per capire che tipo di malattia lo affligge, ma anche come lo stesso paziente l’affronta, con quali “strumenti emotivi” sta per intraprendere il suo percorso di cura. Comprendere su quante “risorse” può far conto, a cominciare da quelle emotive, garantisce una presa in carico del malato, dove il curante non deve vedere solo i bisogni e le necessità di natura clinica ma anche quelli di tipo interiore. L’ascolto è tempo di cura: lo dice la legge n. 219 del 2017, ma quanto questo viene davvero applicato per il miglioramento della gestione del bisogno assistenziale? I tempi ristretti, dedicabili ai pazienti della Sanità Pubblica, sicuramente non aiutano. Forse un cambiamento positivo sarebbe quello di assicurarsi che ogni medico, nel suo percorso di studi, si formi in maniera specifica sul dialogo con il paziente. Al momento la comunicazione tra medico e paziente non ha ancora dignità di corso di studio universitario obbligatorio, ma occorre auspicare che ciò avvenga a breve. Se ogni medico potrà formarsi obbligatoriamente su questa tematica, facendosi carico del bisogno olistico del paziente, guarendolo anche dalle sue paure, fugandone i dubbi e fornendogli percorsi di cura chiari e consolidati, davvero saremo sulla buona strada per pazienti sempre più sereni, complianti, fiduciosi, con in più un calo di contenziosi e di aggressioni al personale sanitario.

BIBLIOGRAFIA

Alessandra Falco, Maurilio Palassini, Giovanni Becattini, Ludovico Calattini: L’infermieristica di famiglia e comunità: uno studio osservazionale — L’infermiere — 2022
Eugenio Zito: Antropologia Medica e narrazioni di malattia, tra processi di cura e umanità — Rivista Studi etnoantropologici e sociologici — 2019
Eugenio Zito: Osservare per apprendere: l’antropologia medica nella (tras)formazione degli infermieri pediatrici —  L’Uomo — 2019
FNOPI: Position Statement: L’infermiere di famiglia e di comunità — FNOPI — 2020
Francesco Del Pizzo, Pasquale Incoronato: Virali. Contagiare di fiducia — Artetetra edizioni —  2021
Ivo Quaranta: La trasformazione dell’esperienza. Antropologia e processi di cura — Antropologia e Teatro — 2012
Jacques Dupuis: Le frontiere del dialogo. Religioni, chiesa e salvezza di popoli. Inediti — Feltrinelli — 2018
James Hillman: Il codice dell’anima. Carattere, vocazione e destino — Adelphi — 2009
Sara Diamare e Maria Montalto: Curarsi con le immagini, un percorso originale per accrescere la fiducia in sé stessi, RIZA Scienze, Gennaio 2011
Sara Diamare, Arianna Glorioso, Emilia D’Anna, Rita Furia: EEICC Un percorso di empowerment attraverso il vissuto creativo di un’opera d’arte: valutazione dell’efficacia psico-corporea — Journal of advanced healthcare — 2025
Verdoliva Ciro, Corvino Maria, Ciarfera Michele, Diamare Sara, Glorioso Arianna, Ruocco Claudia, Illario Maddalena, Pocetta Giancarlo: Relational quality and improvement of life skills (no technical skills) — Journal of advanced health care — 2022Vincenza Capone, Leda Marino, Giovanni Schettino: Il valore della cura. Un modello psicosociale di Value-Based Healthcare per ripensare le organizzazioni sanitarie — Franco Angeli — 2025

SITOGRAFIA

per citare questo articolo

AA. VV.:

Dialogical approach: innovazione sanitaria e sociale,

n. 34 - Dialoghi,

maggio-agosto 2025

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

INSERISCI COMMENTO ALL’ARTICOLO

In questo numero

|

La tolleranza è la virtù che arricchisce la conoscenza reciproca, il dialogo, che dalla tolleranza dipende, è la via della convivenza. La violenza e la guerra iniziano quando cessa il dialogo. La Pace, quando incomincia il dialogo. (Gustavo Zagrebelsky)