Teresina: – Professoressa, oggi non posso essere interrogata. Ieri non ho potuto studiare perchè sono andata da mia nonna, sono rimasta con lei tutto il pomeriggio. Il giovedì la sua badante ha il giorno libero.
Prof: – Perchè dovrei crederti? Poi, sapevi da tempo dell’interrogazione, come tuo solito ti sei ridotta all’ultimo momento.
Teresina: – In verità, mi ero portata il libro di filosofia per ripetere, ma mia nonna aveva voglia di chiacchierare, dice che certe cose la sua badante rumena non le capisce, non è un problema di lingua perché è in Italia da vent’anni.
Prof: – Da cosa dipende allora la difficoltà di dialogare?
Teresina: – Mia nonna sostiene che per capirsi bisogna avere delle cose in comune, condividere delle storie, aver vissuto esperienze analoghe e anche che, seppure tutto questo esiste, spesso non ci si comprende – mi ha detto – «Accade la stessa cosa anche con tua madre, manco lei mi capisce, o fa finta di non capire. Quando parlo con te, invece, non mi devo giustificare per dire cose che sembrano strane» – Potete interrogarmi lunedì? Devo ripetere meglio Socrate e Platone.
Prof: – In realtà, l’interrogazione è già cominciata e mi pare tu stia andando piuttosto bene. Ieri, infatti, hai praticato l’arte che Socrate insegnava, l’arte del dialogo come strumento per la ricerca della verità e il suo allievo Platone di Dialoghi ne ha scritti 34 su 36 opere che ci sono pervenute.
Rappr. di classe: – Professoressa, a nome della classe, le devo dire che sta facendo un’ingiustizia. Questa non è un’interrogazione normale.
Prof: – Hai ragione, in parte hai ragione. Non ho chiesto perché Socrate fu condannato a bere la cicuta, non ho chiesto la metafisica di Platone, non ho chiesto nulla di filosofia.
Teresina: – Professoressa, mi metta l’insufficienza, vengo la prossima volta.
Prof: – Teresina, non ci sarà una prossima volta. Un filosofo che dovresti ricordare diceva che non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume. La prossima volta, saremo tutti diversi e ogni volta è così. Io non sono quella che sarò domani, nemmeno voi e nemmeno la filosofia.
Rappr. di classe: – Non è vero, almeno la filosofia è sempre uguale, quella che sta scritta sul libro.
Prof: – Certo, se ti chiedo quello che sta sul libro e tu me lo ripeti e poi ti metto il voto.
Rappr. di classe: – Professoressa neanche questo è vero, voi mettete voti diversi anche se le cose che diciamo sono più o meno quelle. Antonio prende sempre 5 e studia sempre, ha tutti i riassunti del libro e noi spesso ce li copiamo, anzi lui ci manda lo screenshot. Poi con i suoi appunti, Maria Rosaria prende 8. Io non ci sto capendo più niente, con voi non si sa mai come fare. Faccio venire mia madre, pure lei insegna e sa quello che dice.
Prof: – Io non insegno e Socrate nemmeno. Chi “insegna” è pericoloso, secondo Socrate. Qualcuno vuol provare a spiegare perchè?
Teresina: – Prof, questa la so: per insegnare qualcosa la devi conoscere, ma non c’è nessuna verità che non sia il risultato di un dialogo aperto e alla pari. La verità non si possiede mai, si cerca insieme attraverso la parola e la ragione comune. Chi dice di conoscere la verità è un soggetto pericoloso.
Prof: – Teresina, lo vedi che hai studiato? Forse non ti ha fatto male dialogare con tua nonna. La prossima volta vediamo insieme Platone come la pensava e come noi pensiamo e dialoghiamo attraverso i suoi pensieri. Vi avverto che faremo questo per tre anni con tutti i filosofi con cui dialogheremo.
Rappr. di classe: – Professoressa, voi ci volete mandare al manicomio, chiederemo un’assemblea di classe aperta ai genitori. Vogliamo studiare dal libro e basta.
Prof: – Tranquilli, il libro non esiste e io sono certa che ci capiremo, dobbiamo solo continuare a dialogare.
Suona la campanella.