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La copertina del numero 37 di Orione ritrae il primo piano di Dario Fo, illustrato con colori sgargianti. Il tema di questo numero è "Parole”.

Questo numero della rivista Orione sarà interamente dedicato al tema della parola. “Parola” o “parole”? Utilizzeremo il plurale perché “parola” è sia la “facoltà di esprimersi oralmente in un linguaggio articolato” (definizione aristotelica) sia il “prodotto di tale facoltà” (la “parola”, appunto, in una “lingua”). Non bisogna confondere il “linguaggio” (facoltà), “lingua” (sistema storico delle lingue) e “parola” (atto verbale: come “dare la parola”, “libertà di parola”, “essere in parola con qualcuno”). Pensiamo alla definizione aristotelica dell’uomo come zoon logon echon ossia “animale che ha la parola”, “animale dotato di linguaggio verbale, di discorso”. Il linguaggio è la nostra forma di vita, non è soltanto un contrassegno del pensiero, è un modo dell’azione. Il che significa prestare attenzione alle nostre reali pratiche linguistiche per vedere che cosa comporta effettivamente “avere” il logos. Lógos è inteso come Verbo, Parola, intrisa di forza generativa che avvicina e unisce nel dogma, e, come afferma il cardinale Carlo Maria Martini, significa anche «senso». Nel primo assioma della Pragmatica della comunicazione Paul Watzlawick afferma che non si può non comunicare, definendo come digitale la comunicazione verbale e analogica quella non verbale. Postura, gestualità, mimica, tono di voce, silenzi, narrano un aspetto fondamentale della comunicazione veicolata dal corpo; l’aspetto verbale, a sua volta, consente di esprimere pensieri, narrazioni, emozioni e costruire relazioni. Protagonista in passato di scambi epistolari e cartoline per sugellare rapporti a distanza, la parola si nutre di senso quando la sequenza di fonemi da cui è composta assume un significato condiviso. Si può giocare con le parole, svelare enigmi, associarle e usarle per diletto, creativa-mente costruire rime e prose. Elemento fondamentale nell’apprendimento della letto-scrittura nei bambini la parola può trasformarsi in strumento terapeutico per la stimolazione neuronale negli anziani. La parola è mediazione nella relazione tra paziente e terapeuta. Recenti fatti di cronaca ci danno spunti di riflessione importanti sul legame esistente tra parola e libertà. In un tempo di sovrapproduzione linguistica, automatismi comunicativi e retoriche esauste, vogliamo interrogare il tema sulla parola non come semplice mezzo, ma come atto, corpo, potere, relazione. Cerchiamo testi che mettano la parola in gioco, che la attraversino o la mettano in discussione, che ne mostrino il peso, la fragilità o l’ambiguità. La parola non è neutra: è situata, storica, attraversata da rapporti di forza. I femminismi dimostrano che la parola non è mai universale; il silenzio è spesso imposto, non scelto; parlare è un atto situato, rischioso, politico. Vorremmo affrontare il tema delle parole da una prospettiva sociologica, letteraria, filosofica e politica, interrogando il linguaggio come dispositivo che struttura il reale, organizza il potere, produce senso e conflitto. In che modo le parole governano il mondo che abitiamo — e quali possibilità restano per sottrarle, reinventarle, tradirle?