Solo nella tua stanza.
Seduto, con la sedia in bilico su due gambe, la testa poggiata al muro e lo sguardo rivolto al soffitto e il pensiero chissà dove.
D’un tratto ti ritrovi proiettato in avanti, ignorando il perché. Ciak fa la sedia quando le gambe sospese ritrovano il pavimento, lo stesso ciak che un istante prima ha risuonato nella tua testa. Tornato a sedere composto, riprendi la lettura: meccanismi invisibili iniziano a girare mossi da una chiave di cui solo la tua mente è custode e click, scatta la serratura. Il discorso prende vita e spazi e tempi lontani si avvicinano, le distanze son colmate.
Oppure sempre lì nella tua stanza, credendoti da solo, guardi di sfuggita quel dipinto alla parete. Una domanda (lascio a te quale) s’insinua nei tuoi pensieri, ti spinge ad avvicinarti e fermarti proprio in posizione centrale rispetto alla tela che cominci a scrutare come mai prima. Ha qualcosa da raccontare. Parlate.
Ancora qui nella tua stanza stavolta potresti chiudere gli occhi e concentrarti sulla melodia che ti avvolge, rimbalza sulle pareti e di nuovo torna a te come la risacca sulla battigia. Le parole, il testo di quella canzone che arrivano, ti colpiscono, ti sommergono e ti abbandonano prima di travolgerti nuovamente. Flusso costante di emozioni. Sembra che chi ha composto quelle strofe stia parlando proprio a te? Quali segreti cela? Continua ad ascoltare…
Tre possibili scenari caratterizzati da azioni semplici, quotidiane. Sei ancora solo?
O in te son fioriti giardini, scatenate tempeste?
Ognuna di queste azioni ha inavvertitamente instaurato un dialogo. Lo scrittore, il pittore e il musicista ti parlano, tu rispondi loro o, meglio, parli al te stesso che di questi diventa interprete. Dentro di te qualcosa cresce, si trasforma, forse dopo non sarai più lo stesso. Pur se in modo invisibile la tua anima è entrata in contatto, ha dialogato, con quella di altri.
Decisamente non sei più solo!
Se l’arte è pronta a instaurare un dialogo con noi, dobbiamo essere predisposti a farci travolgere dal suo messaggio in una conservazione, un po’ mista dico io, tra il solitario monologo interiore (il nostro io che osserva e interpreta) e il dialogo con l’altro (l’immagine dell’artista che si configura nella nostra mente, coi suoi pensieri e le sue emozioni infusi nella sua opera). Un meccanismo elicoidale che, come l’intreccio delle corde di una fune, si estende e rafforza grazie a entrambe le componenti.
Ritorniamo sul piano del reale. Potenzialmente ogni creatura, oggetto, visione, è pronto a instaurare una conversazione con noi che dovremmo imparare a cogliere sviluppando l’acume dell’intelletto e la giusta sensibilità dell’animo. Non si tratta, però, solo di un discorso astratto. Dobbiamo far sì che tutto ciò con cui entriamo in contatto sia un’occasione, un’esperienza per scrivere il proprio bildungsroman.
L’esercizio in solitaria è di fondamentale importanza perché non sbaglia chi dice che per star bene con l’altro bisogna prima star bene con sé stessi. Ciò non significa che ci si debba chiudere all’altro fintanto che non si è fatto pace con sé stessi anche perché, forse, pace con sé stessi non la si farà mai.
Ogni giorno la scoperta di un nuovo tassello del puzzle del nostro universo interiore ci apre finestre sul mondo e su ciò che è al di fuori di noi: l’altro che come noi pensa, sogna, ama.
Ascoltarsi e ascoltare, aprire e non sbarrare porte, essere pronti a capire e non a giudicare. Questi gli elementi fondanti del dialogo con chi è diverso da noi e che per questo ci arricchisce.
Uno degli strumenti principali per questa crescita è di sicuro la parola. La parola che può abbattere muri se solo si è disposti a un vero ascolto. Il dialogo apre prospettive inedite su fatti e realtà che fino ad allora si ignoravano dissolvendo la cortina di certezze su cui spesso ci appoggiamo per non vacillare, per crederci al sicuro. È un modo di donare una parte di sé agli altri e a propria volta ricevere doni inaspettati: possono renderci felici o tristi ma in ogni caso ci rendono maggiormente consapevoli.
Per ritornare al discorso in apertura e chiudere così il cerchio di queste riflessioni, quello che sto cercando di dire è che l’arte, nel senso più ampio del termine, può aiutarci a trovare le parole giuste per costruire un dialogo col mondo esterno. Essa stessa è frutto dell’elaborazione di menti e anime attraverso un sentire che può essere anche molto distante dal nostro e che proprio per questo, se gliene diamo la possibilità, ci regala strumenti preziosi per affinare le emozioni e abitare il mondo da umani, più umani.