Si tratta di termini unici, intraducibili, il cui cuore e significato sono restituibili solo attraverso perifrasi e giri di parole. È l’assoluto che si affaccia nell’ideale: non potrò mai tradurre con una sola parola il komorebi giapponese o il Wanderlust tedesco. E ancora, più che del significato, non riuscirò a restituire l’esatta sensazione che quella parola specifica crea in una persona che di quella lingua vive e si nutre. Questa realizzazione, lo ammetto, mi lasciava interdetta ogni volta che si affacciava alla mia mente: mi chiedevo, è mai possibile che non esiste un codice che permetta di travalicare i limiti linguistici e dare voce alle sensazioni, al vissuto, ai sentimenti comuni o peculiari di ogni essere umano? Ovviamente esiste! Fermatevi un attimo a riflettere. Esiste un linguaggio che va a riparare ogni lingua, la ristruttura e le dà solidità: all’apparenza è molto semplice, tanto che lo si utilizza per far memorizzare ai bambini le informazioni più basilari (come i giorni della settimana, i colori, e tante altre cose) ma al contempo — ed è questa la cosa sorprendente — è anche l’unico strumento per introdurre temi “adulti” nel mondo dell’infanzia. Riuscireste a spiegare in modo rapido ed efficace a dei bambini molto piccoli che «Ci sono cose da non fare mai / né di giorno né di notte / né per mare né per terra: / per esempio, la guerra» meglio di Gianni Rodari nel suo Promemoria? Probabilmente no, e non perché vi manchino le parole. Il fatto è che leggere, imparare o ripetere questa poesia (come qualsiasi altra) diventa un rito, quasi una possessione che trasforma colui che legge nel verso stesso. Si tratta perciò di un linguaggio, come dicevo, che va oltre la lingua: formula magica che, pur non appartenendo al regno della sintassi né necessariamente a quello della logica, rappresenta uno strumento di assoluta libertà espressiva del proprio sentire. John Keats parlava di questo stato di abbandono espressivo come di Rimembranza: la poesia non è ricordo ma rimembranza ,cioè qualcosa di profondo, spontaneo, germinale; è il riemergere di sensazioni già provate, lontane, di sapori già gustati e melodie già ascoltate. Ognuno di noi ha un proprio percorso nella vita, ognuno cammina secondo il proprio tempo, ritto sulle proprie gambe, portandosi addosso tutto il peso delle proprie scelte: la Rimembranza poetica ci ricorda che, anche se a volte vivere può essere spaventoso, c’è sempre qualcuno nel mondo che ha conosciuto bene il nostro dolore o che, al contrario, riesce a definire la nostra gioia. Qualcuno che ci capisce. Ma attenzione! Perché l’incantesimo funziona anche al contrario… Una delle poesie più famose del Novecento italiano è Verrà la morte e avrà i tuoi occhi di Cesare Pavese, componimento meraviglioso ma profondamente cupo. Se provassimo a leggerlo insieme, la prima cosa che noteremmo non sarebbe la metrica o il lessico utilizzato ma il coinvolgimento: è una poesia d’amore questa? Oppure di odio? Certamente di quello che resta. Di un amore finito che si trascina dietro il suo fantasma e che, nel suo cammino, non ha nessuna pietà per noi lettori. Chi scrive ci chiama in causa (non tanto) indirettamente attraverso il “tu” sottinteso che ci giganteggia addosso durante tutta la lettura. Parlavo, qualche riga fa, di “possessione” e questa è una di quelle poesie attraverso cui posso fornire un esempio calzante: anche se da lettrice so di non essere io il soggetto a cui si rivolge l’autore, non posso che finire con il provare ciò che lui sente; per cui le sensazioni di Pavese diventano le mie, il suo amore finito collima con i miei. E la Speranza, per lui sia “vita” che “nulla” è quella che sento anch’io. Altro esempio ancora più recente può essere La bambina pugile di Chandra Livia Candiani e la sua chiusa in cui è contenuta tutta la malinconia del realizzare che cosa voglia dire non essere più bambini e dover combattere contro i macigni che costellano la nostra vita: «Come sono soli gli adulti», nella sua apparente semplicità, è un grido che ci coinvolge tutti, una sensazione che sottintende una vasta gamma di momenti condivisibili. D’altronde, come dicevamo, l’umanità è sempre la stessa e, anche se cambiano le ere e le epoche, anche se la tecnologia e la lingua stessa si evolvono di continuo, il cuore dell’uomo resta tale, palpitante e sanguinante. Per questo motivo non bisogna essere necessariamente esperti di letteratura per poter apprezzare un componimento poetico: la poesia arriva, come un pugno nello stomaco o una carezza. Ovviamente il discorso si basa sui versi a tema intimo, personale: la poesia resta comunque anche raffinato strumento di espressione letteraria volto, soprattutto storicamente (pensiamo a Dante, Petrarca, al Dolce stil novo o a Carducci e Manzoni) a rappresentare eventi politici e storici di portata epocale o, addirittura, a nobilitare una lingua, trasformandola. Tuttavia in tempi frenetici come i nostri, fagocitati dalla tecnologia e da continui cambiamenti che ci destabilizzano, è innegabile che la poesia abbia assunto un po’ le sembianze di una piccola oasi nel deserto: un miraggio verso cui alcuni sono scettici e verso cui altri, invece, rivolgono i propri passi per potersi dissetare. Personalmente, ho sempre sostenuto che a tutti dovrebbe essere concesso almeno un quarto d’ora di poesia al giorno. Qualcosa di semplice o impegnativo, una storia, il racconto di un amore, una promessa a cui credere. Qualcuno che ti parli, un paio di braccia spalancate in cui rifugiarsi. Uno specchio per guardarsi in faccia.
NOTE
1 La luce del sole che filtra attraverso gli alberi, composta dai caratteri kanji per albero (木), splendore (漏れ) e sole (日). Si riferisce alle sensazioni evocate dall’evento e non solo al mero fenomeno visivo.
2 Il significato si riferisce alla sindrome di Wanderlust, l’ossessione di viaggiare, forte a tal punto da diventare una sindrome che spinge chi ne è affetto a desiderare continuamente di visitare nuovi luoghi.
BIBLIOGRAFIA
Gianni Rodari: Promemoria — Einaudi Ragazzi — 2022
John Keats in: I grandi Poeti. Vita, poetica, opere scelte — Il Sole 24 Ore — 2008
Cesare Pavese: Le Poesie — Einaudi — 2020
Chandra Livia Candiani: La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore — Einaudi — 2014