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Dettaglio di copertina. Orione 33 - Poesia - Fondazione Sinapsi - Illustrazione di copertina dal titolo “Omaggio a Giacomo Leopardi” di Bruna Pallante, Studio Motive. Viso di Giacomo Leopardi illustrato graficamente.

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Abbiamo ancora speranza

27 Gennaio 2025
Se pensiamo subito al suo significato originario, la poesia, in quanto capacità di produrre secondo determinate regole che legano le parole in una scrittura universale, è la prova che l’uomo, in quanto poeta, è l’essere creato capace di creare. In teologia si direbbe che il poeta — oserei dire l’uomo — è concreatore.
Dettaglio di copertina. Orione 33 - Poesia - Fondazione Sinapsi - Illustrazione di copertina dal titolo “Omaggio a Giacomo Leopardi” di Bruna Pallante, Studio Motive. Viso di Giacomo Leopardi illustrato graficamente.

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Abbiamo ancora speranza

27 Gennaio 2025
Se pensiamo subito al suo significato originario, la poesia, in quanto capacità di produrre secondo determinate regole che legano le parole in una scrittura universale, è la prova che l’uomo, in quanto poeta, è l’essere creato capace di creare. In teologia si direbbe che il poeta — oserei dire l’uomo — è concreatore.

Non a caso, il poeta lega le parole, quelle che all’inizio dei tempi venivano pronunciate perché le cose fossero. Ed è quella Parola — il Verbo — che si incarna. Mi piacerebbe dire che la salvezza è poesia. E — consentitemelo — la poesia è salvezza. Nell’era della tecnica (sacrosanta) che sfugge di mano nel tecnicismo, la poesia è una delle poche armi che ci restano per non perire. Abbiamo raggiunto livelli un tempo inimmaginabili con il progresso; l’IA è una delle grandi conquiste del nostro tempo, utilissima, renderà la nostra vita migliore. Eppure le manca qualcosa. Le mancano i sentimenti e le emozioni che non sono solo chimica (o impulsi elettrici). La natura ha una parte che va oltre la materia e che ogni religione e filosofia chiama in qualche modo; vi è un legame soprannaturale che unisce gli uomini e che solo l’arte può rendere visibile. Anche la più grande intelligenza, per il solo fatto di essere artificiale, non potrà mai coglierla. Che poi, chissà se intelligenza è il termine giusto: dal latino intus legere, comprendere il senso profondo delle cose. La poesia, conoscenza incarnata, non è superficiale ma profonda tanto da coinvolgere l’esperienza e l’anima dell’uomo. Le poesie non le scrive solo la nostra mente ma la nostra vita, la nostra anima, il nostro corpo e la nostra intelligenza; tornando all’apertura di questo articolo, la poesia non mette insieme elementi ma li genera, è sempre novità, sempre unica, sempre più perché tocca quella immagine e somiglianza all’Increato capace di creare. Forse è per questo che, a volte, le poesie più belle non nascono dalle persone più colte. La poesia fa bene all’anima e alla vita. Ci consente di esplorare l’infinito, di percepire altre vite. Una poesia letta in cinque minuti potrebbe farci vivere più vite centenarie. Che meraviglia! Ma fa bene anche alla nostra mente. È un po’ triste sentire che alcuni ritengono sia ormai superfluo imparare le poesie a memoria. Credo faccia parte di quella cultura minimalista dilagante che ci illude di essere “grandi” puntando al minimo indispensabile… Perché è facile ottenere il minimo. È una tremenda e pericolosa bugia. Imparare le poesie aiuta la memoria, arricchisce il vocabolario, sviluppa l’immaginazione e la creatività, aumenta la cultura e la conoscenza. Certo queste cose si sviluppano anche in altri modi, ma vorrei esprimere il valore aggiunto che ha la poesia in quanto concentrato di tutto ciò. E bisogna impararle fin da subito, da bambini. La musicalità, le rime, il ritmo della poesia le consentono di penetrare mente, corpo e anima in maniera stupenda. Si pensi per esempio a Gianni Rodari o a Trilussa, capaci di far comprendere a chiunque i temi più complessi dell’esistenza umana. E non li dimentichi più. Per dirla in modo  poetico, la poesia è quella penna capace di scrivere in maniera indelebile l’esistenza nel libro della vita. A volte, facendo lezione a scuola, entro in classe, leggo una poesia ai miei alunni e poi chiedo «Cosa ne pensate?». La maggior parte delle volte, di ciò che intendeva l’autore viene fuori meno di niente. Ed è stupendo, perché ogni ragazzo o ragazza, in quella poesia, ci legge la sua vita e il suo significato. All’inizio dell’ora leggiamo una poesia, al termine ne abbiamo scritte decine e decine. Abbiamo bisogno delle poesie e dei poeti. E abbiamo bisogno di esserlo un po’ tutti. Abbiamo bisogno di rendere musicali, belle, comprensibili le esperienze della vita, anche quelle più dolorose. Abbiamo bisogno di raccontare il bello, ma anche di fare pace con le nostre sofferenze e con il male che possiamo compiere. Abbiamo bisogno di poter vedere in ognuno di noi ciò che possiamo essere oltre, per non rimanere schiacciati dal peso della nostra umanità. Senza giustificare mai alcun atto immorale o amorale, abbiamo bisogno di leggere la morte e la follia come ricerca di felicità e non solo come fatto di cronaca; il successo come realizzazione di sé e non solo come spettacolarizzazione, conquista che eleva tutti e non solo alcuni a discapito di altri. Se la poesia è creare, dovremmo gridarlo dai tetti e nelle piazze: in un tempo in cui la guerra sta distruggendo tutto, abbiamo ancora speranza.

per citare questo articolo

Giuseppe Pironti:

Abbiamo ancora speranza,

n. 33 - Poesia,

gennaio-aprile 2025

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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