la maestra in cattedra, rialzata rispetto al piano del pavimento, che detta, scandendo le parole con voce alta e chiara, una poesia, rivolta a tutte noi alunne, sedute nei banchi ordinatamente disposti davanti a lei, con il grembiule bianco, che scriviamo con attenzione e con il timore di restare indietro. Non vi è dubbio che, nelle aule scolastiche di ogni tempo, la parola abbia rivestito e rivesta un’importanza fondamentale: efficace mezzo che, nella complessa relazione didattica, non si limita a veicolare informazioni o conoscenze ma spesso trascende l’aspetto trasmissivo per accendere la curiosità dell’allievo e accompagnarlo verso la scoperta, sollecitandone lo spirito critico e contribuendo alla formazione del cittadino. Nei contesti didattici tradizionali, le parole sono, infatti, per l’insegnante potenti strumenti che ne fanno un affabulatore, capace di trascinare gli alunni e portarli a porsi domande, formulare ipotesi, sviluppare i processi cognitivi, concetto per concetto, attraverso i passaggi logici delle materie scientifiche, le immagini dell’arte e i linguaggi della letteratura e della poesia, le tematiche della storia e della filosofia. Ma nella scuola attuale, la parola riveste un ruolo ancora più rilevante: nella didattica laboratoriale, una metodologia che privilegia l’apprendimento esperienziale, superando la classica lezione frontale per coinvolgere l’alunno in attività pratiche, lavori di gruppo e apprendimento cooperativo, la classe si trasforma in ambiente di ricerca attivo e inclusivo e la parola diviene strumento per guidare l’alunno nelle attività di costruzione della conoscenza. In tale contesto, l’insegnante diviene un facilitatore che, attraverso poche istruzioni, guida alunni e studenti lungo percorsi di lavoro esperienziale, il cosiddetto learning by doing, dando luogo a processi di apprendimento basati sul fare e sulla sperimentazione, nell’ambito dei quali, il dialogo e le parole di tutti, insegnante ed alunni, contribuiscono a dare forma alla conoscenza. D’altra parte, nei contesti sociali attuali, nei quali occorre contrastare l’effetto torpore indotto dai social, mediante il meccanismo di scrolling ipnotizzante, che porta la parola, scritta e parlata, in un ruolo subordinato rispetto al predominio dei video e delle immagini, è fondamentale sostenere gli alunni nell’esercizio della parola come efficace dispositivo di comparazione, alternativo ad altri sistemi di raffronto o, addirittura, di scontro, per abituare i futuri cittadini a un impiego sistematico dei mezzi di partecipazione democratica.
Educare attraverso la parola significa, infatti, abituare gli alunni all’attenzione verso il contesto e verso gli altri mediante l’ascolto, la lettura, la scrittura. In particolare, per bambini e adolescenti sviluppare la sensibilità all’ascolto degli altri può essere importante: in alcune esperienze didattiche innovative, si registra l’uso di tecniche di improvvisazione teatrale come strumento per rendere indispensabile l’ascolto dell’altro, necessario per poter intervenire in maniera coerente e consapevole nel dialogo. Tra i nuovi approcci che trovano nell’uso della parola un importante strumento didattico occorre sicuramente citare il debate, una metodologia innovativa e inclusiva, nella quale si realizza un confronto di opinioni, in base ad uno specifico sistema di regole, tra due squadre di alunni che sostengono, su una tematica assegnata, una tesi a favore ed una contro. Dal punto di vista didattico, il “dibattito regolamentato” sostiene la formazione di competenze di ricerca e di analisi delle fonti, di argomentazione, di comunicazione, di lavoro di gruppo, consente di sviluppare il pensiero critico, esercitando gli alunni a sostenere temi ed emozioni talvolta opposte alle proprie idee, portando argomentazioni adeguate ed efficaci, rispettando le regole e i tempi del confronto. Ma il più grande contributo del debate alla formazione di alunni e studenti consiste nello sviluppo di significative competenze di cittadinanza e di promozione di capacità di ascolto e di rispetto delle opinioni degli altri, in una prospettiva di educazione alla partecipazione attiva e democratica. Il debate, ampiamente praticato nella scuola secondaria di secondo grado ma sperimentale nella scuola primaria e secondaria di primo grado, è stato portato all’attenzione del grande pubblico da numerosi film; tra questi, uno tra i più significativi è, forse, The Great Debaters (in Italia Il potere della parola), del 2007 diretto e interpretato da Denzel Washington, ambientato nel Texas del 1935. Nel film, a partire dalla storia vera del Prof. Melvin B. Tolson, si racconta la storia di un team di studenti di colore che si confrontano con squadre di diverse scuole statunitensi sulle difficili tematiche dei pregiudizi razziali. In una prospettiva di didattica attiva e laboratoriale, tante sono le attività che impiegano la parola, scritta e parlata, nella formazione di allievi e studenti; tra queste il progetto Incontro con l’autore che, nella scuola primaria e secondaria, si connota come progetto didattico nell’ambito del quale gli alunni, dopo aver letto un testo in classe e averne discusso, si confrontano con l’autore ponendogli domande sulla trama, sul suo approccio alla scrittura, sul linguaggio e rielaborando successivamente l’incontro in altre attività, quali commenti, articoli o altro. Il concorso letterario (nel nostro istituto scolastico, il concorso di scrittura creativa Aperta … Mente, rivolto alle scuole del primo ciclo di Afragola e mirato al confronto su importanti tematiche di attualità attraverso i linguaggi della letteratura) rappresenta, altresì, un’attività di stampo laboratoriale che impegna gli alunni nell’ideazione, progettazione, realizzazione di elaborati, messi a punto in forma individuale e/o collettiva, per sviluppare le competenze linguistiche ed espressive, le capacità artistiche e la creatività degli alunni; per sensibilizzare i giovani alunni e alunne sulle diverse forme letterarie, facendo emergere attitudini e vocazioni alla scrittura; per facilitare, mediante la narrazione, il confronto emozionale tra alunni, favorendo, in tal modo, la reciproca conoscenza. Infine, la parola negli scambi interculturali del progetto Erasmus, nella scuola secondaria di primo grado, rappresenta uno strumento strategico per favorire l’incontro e il confronto tra i giovani dei Paesi partner, con il sostegno economico dell’Unione Europea, per sostenere lo sviluppo dell’identità europea, per rafforzare i valori dell’Unione Europea, per sviluppare attitudini e sostenere l’acquisizione di competenze in alunni e studenti.