Il dottor Azzecca-garbugli, avvocato lecchese di manzoniana invenzione, conosceva bene il valore, l’ambiguità, il potere della parola. E sapeva che a «ben maneggiare le gride», ovvero le leggi, «nessuno è reo, e nessuno è innocente».
Era un potente amico dei potentissimi, l’avvocato manzoniano, e i potenti di ogni tempo e di ogni latitudine hanno sempre avuto ben presente l’importanza di manipolare bene le parole. Molto prima di Alessandro Manzoni, Niccolò Machiavelli ha spiegato che l’eccessiva tolleranza di libertà di parola è insidiosa per chi comanda. Ne parla nel XXIII capitolo del Principe, scritto tra il 1513 e il 1514. Pochi anni dopo, ma da un punto di vista completamente opposto, Étienne de la Boétie (1530-1563) scrive Il discorso della servitù volontaria. Secondo il filosofo, amato da Michel de Montaigne e dagli anarchici, sono gli stessi popoli a sottomettersi volontariamente ai tiranni, per paura o per un tornaconto personale. «Decidetevi a non servire più, ed eccovi liberi» è l’esortazione del filosofo. Che aggiunge: «Il popolo sciocco si fabbrica sempre da solo le menzogne, per potervi poi credere». Un trattato moderno sulle fake news, e sulla parola che si fa menzogna, non potrebbe essere più attuale. La capacità di esprimersi attraverso la parola, di propagarla, di trasmettere e ricevere informazioni, quell’attività incessante che possiamo definire anche “pettegolezzo”, secondo Yuval Noah Harari, è stata addirittura decisiva per l’evoluzione della specie umana e il suo dominio su tutti gli altri esseri viventi.
Ma se esiste un potere della parola, esiste anche una parola del potere. E spesso è una parola manipolata a uso e consumo di una propaganda utile a conquistare o a preservare il potere. Il genio visionario di George Orwell ce lo spiega benissimo. Nella sua più famosa distopia, 1984, l’autore immagina la creazione di una neolingua, strumento grazie al quale il partito totalitario del Socing (Socialismo Inglese) controlla la popolazione. Il regime impone una riduzione sistematica del vocabolario: diminuire le parole a nostra disposizione per indebolire la capacità del pensiero critico o eversivo. E infatti oggi il vocabolario di tutti noi, e purtroppo soprattutto dei più giovani, risulta essere sempre più impoverito. La neolingua di 1984 incoraggia inoltre il bipensiero, ovvero la capacità di sostenere contemporaneamente due opinioni diverse. Non è forse quello che fanno molti politici attuali? I tre slogan del Socing sono «la guerra è pace», «la libertà è schiavitù» e «l’ignoranza è forza». Non ci stanno convincendo oggi che l’unico modo per perseguire la pace è promuovere la guerra? E non stanno forse delegittimando l’intellettuale, ormai quasi una parolaccia, per esaltare la beata ignoranza? Viviamo in una distopia e non ce ne siamo accorti.
La parola del potere ha anche altre caratteristiche ben precise. Una delle principali è l’oscurità. Ne parla Gianrico Carofiglio nel suo illuminante saggio Con parole precise. Il quinto capitolo è intitolato «Parlare oscuro ognuno lo sa fare, chiaro pochissimi», che in realtà è una citazione di Galileo Galilei. Le leggi non sono poco chiare per incapacità o ignoranza del legislatore. Sono volutamente oscure perché nell’ambiguità e nella mancanza di chiarezza prevale sempre il più forte. Lo spiega Michele Ainis nel libro La legge oscura: «Chi è ricco e potente può anche fare a meno delle garanzie formali, perché la sua potenza è tale da piegare l’incertezza del diritto in proprio favore». Esattamente quello che sosteneva l’avvocato Azzecca-garbugli. Come contrastare la parola oscura? Pretendendo parole luminose, leali, chiare. Parole di verità. E intanto continuare a coltivare e ampliare il nostro vocabolario. Perché nessuno ci impedisca di elaborare un pensiero critico e di ribellarci al tiranno di ogni specie.
BIBLIOGRAFIA
Alessandro Manzoni: I promessi sposi — La Nuova Italia Editrice — 1971
George Orwell: 1984 — Mondadori — 2003
Étienne de la Boétie: Discorso della servitù volontaria — Feltrinelli — 2024
Niccolò Machiavelli: Il Principe — Rizzoli — 1986
Yuval Noah Harari: Sapiens — Bompiani — 2017
Gianrico Carofiglio: Con parole precise — Feltrinelli — 2025
Michele Ainis: La legge oscura — Laterza — 2010