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Lo spazio aula

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Lo spazio aula

23 Aprile 2019
L’ambiente di apprendimento nelle Indicazioni Nazionali per il Curricolo della Scuola di Primo Ciclo è definito è inteso come luogo fisico o virtuale, ma anche come spazio mentale e culturale, organizzativo ed emotivo/affettivo insieme. Il termine ambiente, dal latino ambire, andare intorno, circondare, potrebbe dare l’idea degli elementi che delimitano i contorni dello spazio in cui ha luogo l’apprendimento.
Lo spazio aula

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Lo spazio aula

23 Aprile 2019
L’ambiente di apprendimento nelle Indicazioni Nazionali per il Curricolo della Scuola di Primo Ciclo è definito è inteso come luogo fisico o virtuale, ma anche come spazio mentale e culturale, organizzativo ed emotivo/affettivo insieme. Il termine ambiente, dal latino ambire, andare intorno, circondare, potrebbe dare l’idea degli elementi che delimitano i contorni dello spazio in cui ha luogo l’apprendimento.

È vero però che, se guardiamo alla conoscenza e al modo in cui si costruisce, non possiamo prendere in considerazione soltanto lo spazio; dobbiamo osservare l’insieme delle componenti presenti nella situazione in cui vengono messi in atto i processi di apprendimento. Il che vuol dire analizzare le condizioni e i fattori che intervengono nel processo: gli insegnanti e gli allievi, gli strumenti culturali, tecnici e simbolici. Il contesto idoneo a promuovere apprendimenti significativi e a garantire il successo formativo di tutti gli alunni rappresenta un invito quindi a promuovere competenze e renderle possibili per ogni alunno. Inoltre come appare evidente, nella declinazione dei traguardi dello sviluppo delle competenze, giocano un ruolo fondamentale sia la rivisitazione del concetto di classe, frutto solo dell’aggregazione di alunni accomunati dalla stessa età anagrafica, sia la riorganizzazione dello spazio dell’aula, finora pensata per una didattica prevalentemente erogativa e frontale, ancora molto diffusa, ma poco apprezzata dai nativi digitali quali sono i nostri alunni. Bisogna quindi superare l’idea di aula tradizionale dotata di cattedra, lavagna d’ardesia e banchi disposti in file e dare una nuova centralità agli alunni allo scopo di implementare la collaborazione, la ricerca, la riflessione, la costruzione e la condivisione della conoscenza. Inoltre bisogna ripensare al concetto di studio individuale, che trasforma le abituali pratiche di apprendimento ed esercitazione, spesso finalizzate a una verifica superficiale dell’apprendimento, trasformando gli ambienti scolastici in contesti di apprendimento attivo e partecipato.

APPRENDIMENTO COOPERATIVO

In questa ottica appare opportuno avvalersi della metodologia didattica che per eccellenza promuove quanto detto finora e cioè l’apprendimento cooperativo. Tale metodologia consiste nell’ottenere il coinvolgimento attivo di tutti gli studenti nel processo di apprendimento. Ogni qualvolta due o più studenti cercano di risolvere un problema o di rispondere a una domanda, entrano in un processo di apprendimento, motivato dalla voglia di conoscere. Interagiscono l’uno con l’altro, condividono idee e nozioni, cercano nuovi dati, prendono decisioni sui risultati delle loro scelte e presentano i risultati all’intera classe. Possono dare o ricevere assistenza dai compagni, creando quel contesto essenziale a promuovere inclusione. La realtà delle classi nella scuola attuale presenta differenti livelli cognitivi e diversi stili di apprendimento, ogni alunno però merita risposte eque, che possono realmente essere realizzate con l’apprendimento cooperativo. Attraverso la realizzazione di lezioni in apprendimento cooperativo ho sperimentato che ogni alunno con difficoltà può usufruire del supporto dei compagni che si trasformano in strumenti compensativi: ogni alunno può sentirsi capace di fare quello che fanno gli altri, ogni alunno con qualsiasi tipo di svantaggio lavora apportando il proprio contributo al gruppo, ogni alunno può sentirsi protagonista del suo apprendimento, sperimentare la collaborazione, valutare e valutarsi, migliorare la sua prestazione e quella del gruppo, crescere in abilità, conoscenze e competenze.

LO SPAZIO AULA

L’aula scolastica, quindi, è auspicabile che accolga gli studenti, quell’ambiente di apprendimento che si trasforma in spazio mentale e culturale, quello spazio organizzativo che crea competenze, quel luogo che origina approcci emotivi e definisce rapporti relazionali, quell’ambiente che prende vita e si trasforma in una classe. L’ambiente fisico va curato nei minimi dettagli, poiché non è neutro rispetto agli obiettivi educativodidattici, influenza le attività per la sua conformazione, la sua predisposizione, la sua organizzazione; rappresenta stimoli, rinforzi e mediatori; potremmo pensarlo come un ulteriore insegnante che promuove cultura e interessi. L’aula deve essere intesa come spazio d’azione, creata per sostenere e stimolare la costruzione di competenze, abilità, conoscenze e motivazioni. Frequentare la scuola non significa solo abitarla per cinque ore al giorno, ma viverla nelle diverse dimensioni che caratterizzano la crescita, l’apprendimento, il saper stare al mondo e deve fornire supporti adeguati affinché ogni persona sviluppi un’identità consapevole e aperta. Nella mia scuola, da diversi anni è stato creato un progetto di apprendimento cooperativo con il supporto degli operatori della Fondazione Sinapsi, che hanno realizzato alcuni laboratori sia nella scuola dell’infanzia che in quella primaria. In ogni classe abbiamo apportato notevoli modifiche: dalla disposizione dei banchi, alla destinazione di una parte dell’aula per l’esposizione dei prodotti didattici, all’individuazione di uno spazio per la verifica dei risultati raggiunti in merito sia agli obiettivi didattici che sociali, all’isolamento della cattedra che ha mutato destinazione d’uso: da elemento centrale della classe a deposito delle borse. I bambini hanno gradito moltissimo le lezioni in apprendimento cooperativo, poiché si sono sentiti protagonisti delle lezioni stesse realizzate in forma laboratoriale, e non più passivi fruitori di lezioni frontali. Gli alunni più timidi hanno partecipato con maggiore coinvolgimento rispetto a come interagivano prima, perché ognuno ha dovuto apportare il proprio contributo e si è sentito ascoltato anche da coloro che solitamente lo anticipano in ogni risposta. Un alunno con difficoltà comportamentali è stato motivato dai compagni a partecipare al lavoro, evitando l’intervento dell’insegante. Gli alunni più vivaci si sono sentiti motivati dall’impostazione della lezione, poiché non prevedeva un ascolto statico. Tutti i bambini hanno apprezzato il momento finale dei feedback e delle valutazioni, che ha rappresentato un passaggio fondamentale della lezione per individuare sia i punti di forza che quelli di debolezza.

ABITARE LA PROPRIA CITTÁ

Il momento finale dei laboratori ha previsto l’uscita dall’aula e l’esportazione delle competenze acquisite dagli alunni fuori dalla scuola, per permettere alla società di beneficiare di un prodotto realizzato dai bambini. Adottare un’aiuola della Villa Comunale, renderla più bella interrando delle fioriere ottenute con materiale di risulta e assumersi la responsabilità di innaffiare le piantine durante l’estate con l’aiuto dei genitori ha significato prendersi cura dell’ambiente in cui viviamo. Quest’esperienza ha realmente concretizzato l’idea di abitare il mondo: i bambini hanno abbattuto idealmente le mura dell’aula e quelle della scuola, per trasmettere a tutti l’importanza di preservare la nostra casa comune.

per citare questo articolo

Eleonora Di Martino:

Lo spazio aula,

n. 13 - Abitare,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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