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Verso una maggiore autonomia

29 Aprile 2019
Non sempre i tempi nuovi sono forieri di innovazioni normative migliorative. Questo è quanto avvenuto col passaggio dal Governo di centro-sinistra dei ministri Berlinguer e De Mauro a quello di centro-destra della ministra Moratti.

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Verso una maggiore autonomia

29 Aprile 2019
Non sempre i tempi nuovi sono forieri di innovazioni normative migliorative. Questo è quanto avvenuto col passaggio dal Governo di centro-sinistra dei ministri Berlinguer e De Mauro a quello di centro-destra della ministra Moratti.

Infatti il Governo di fine millennio aveva portato a compimento il processo normativo inclusivo con la realizzazione di una maggiore autonomia scolastica (DPR n. 275/99), stabilendo:
— il tetto massimo di alunni nelle classi frequentate da alunni con disabilità (20, massimo 25 – DM 331/98),
— il tetto massimo di alunni con disabilità nella stessa classe (1 con disabilità grave e 2 con disabilità non grave – DM n. 141/99),
— la previsione dell’obbligo della realizzazione del progetto globale delle persone con disabilità per tutta la durata della vita sotto la responsabilità politica dei comuni (art. 14 e 19 l. n. 328/2000),
— la previsione dell’obbligo di accettazione di alunni con disabilità anche nelle scuole paritarie (l. n. 62/2000),
— il finanziamento notevole per progetti inclusivi nelle scuole statali (l. n. 69/2000).

Col nuovo millennio la situazione apparentemente non cambia, dal momento che la riforma Moratti (l. n. 53/2003) continua a prevedere il diritto all’inclusione nella scuola comune; però l’abolizione del “Modulo” di tre docenti di scuola primaria su due classi, accompagnato dalla riduzione delle ore di lezione e dall’aumento del numero di alunni nelle stesse riduce di fatto le opportunità educative e didattiche all’inclusione. Inoltre vengono ridotti i fondi per la formazione in servizio dei docenti curricolari sulle didattiche inclusive, molto sviluppati durante la fine del millennio precedente; e ciò favorisce la delega da parte dei docenti curricolari ai soli docenti per il sostegno del progetto inclusivo. Si assiste così alla crescita esponenziale delle cause per ottenere più ore di sostegno, che caratterizza tutto l’arco temporale sino ai nostri giorni, con una perenne sconfitta dell’amministrazione scolastica, la quale viene spesso anche condannata alla rifusione delle spese e al risarcimento pure dei danni non patrimoniali. Questa fase si conclude con l’approvazione del DPCM n. 185/06, che ridefinisce i criteri di accertamento della disabilità ai fini scolastici dando maggiori certezze al processo inclusivo, sia pur con una riduzione delle spese per il sostegno. La situazione subisce un miglioramento temporaneo nel triennio del fugace Governo di centro-sinistra col ministro Fioroni[1], il quale stabilisce che le ore per il sostegno vadano assegnate “sulla base delle effettive esigenze, rilevate dalla documentazione delle Asl (diagnosi funzionale) e della scuola (Piano educativo individualizzato)”. Durante questo breve periodo però anche il governo di centro-sinistra, assillato dai problemi di bilancio e dall’erronea convinzione che unica risorsa per l’inclusione fosse l’eccessivo numero di ore di sostegno, approvò una legge[2] la quale fissava un tetto massimo al numero di ore di sostegno da assegnare, vietando la possibilità di deroghe oltre la media nazionale di un posto ogni due alunni certificati con disabilità, che era stata introdotta con una legge precedente.[3] Questo fugace intervallo si concluse con l’approvazione il 20 marzo 2008 dell’Intesa Stato-Regioni, che ridava vigore alle politiche inclusive, ma che non ebbe tempo di essere attuata, a causa della improvvisa caduta del Governo Prodi. Il nuovo governo di centro-destra col ministro Gelmini, mentre riduceva i finanziamenti per la scuola pubblica e quindi per l’inclusione, produceva però, grazie all’impegno di una illuminata burocrazia ministeriale, marcata strettissima dalle associazioni, atti normativi finalizzati a consolidare le politiche inclusive: si nota così l’approvazione del DPR n. 81/09 che fissa (con gli art. 4 e 5 comma 2) a 20, massimo 22, il tetto di alunni delle prime classi frequentate da alunni con disabilità; col Dpr n. 122/09 vengono fissati invece i criteri di valutazione da parte dei docenti curricolari anche degli alunni con disabilità,[4] distinti da quelli della valutazione da parte dei docenti per il sostegno.[5] Meritevole di menzione è pure la ratifica [6] della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità del 2006, che infonde nuova linfa giuridica all’antiquata normativa inclusiva dei decenni precedenti. Nel 2010 vengono emanati i nuovi programmi dei corsi di specializzazione,[7] che però riducono ad un solo anno di 60 crediti formativi la durata dei precedenti corsi biennali e “riconverte” in docenti specializzati per il sostegno, con corsetti di poche decine di ore, i docenti di qualunque disciplina perdenti posto. Fortunatamente, di fronte all’indebolimento del principio del diritto allo studio prodottosi nel decennio, anche a causa del governo di centro-sinistra, interviene la Corte costituzionale la quale, su suggerimento del Consiglio di Giustizia amministrativa della Sicilia, dichiara[8] che il nucleo essenziale del diritto allo studio costituito dalle ore di sostegno non può essere compresso per motivi di tagli al bilancio.[9] Grazie al maggior presenzialismo del movimento delle associazioni di familiari delle persone con disabilità, soprattutto aderenti alla Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ed alla Fand (Federazione delle Associazioni Nazionali dei Disabili) si produce una maggiore pressione sui Governi e sui ministri dell’istruzione che si sono succeduti negli ultimi quattro anni ottenendo così l’abrogazione con l. n. 128/2013, delle quattro aree disciplinari per il sostegno nelle scuole superiori che facilitavano la ulteriore delega ai soli docenti per il sostegno. Nel 2014 le associazioni fanno presentare alla Camera la Proposta di Legge n. 2444 che recepisce i principali orientamenti innovativi della Convenzione Onu, i quali entrano nei principii di delega per il miglioramento dell’inclusione scolastica [10]. La pubblicazione degli schemi dei decreti delegati, pubblicati dalla Camera il 16 gennaio 2017, lascia però profondamente deluse le associazioni delle persone con disabilità, suscita inoltre molte contestazioni da parte di gruppi di docenti curricolari e per il sostegno. Le associazioni denunciano un pauroso ritorno indietro rispetto ai diritti ormai acquisiti [11] e scarsa promozione dell’inclusione, malgrado tale titolazione-manifesto data allo schema di decreto n. 378. I docenti per il sostegno si lamentano perché finalmente i corsi di specializzazione prevedono un obbligo formativo di almeno 150 crediti formativi; alcune associazioni di docenti lamentano l’introduzione dell’obbligo di aggiornamento in servizio; le associazioni delle persone con disabilità accolgono favorevolmente l’introduzione nella formazione iniziale dei futuri docenti curricolari di almeno 30 crediti formativi, sino ad oggi inesistenti, almeno per i docenti di scuola secondaria, ma premono per ottenere un maggiore impegno formativo durante gli studi universitari. Le famiglie giustamente denunciano un arretramento nel loro ruolo circa la valutazione della situazione esistenziale degli alunni e la conseguente formulazione del piano educativo individualizzato, sino ad oggi realizzati con la loro piena partecipazione. Le associazioni vorrebbero una netta separazione delle carriere tra docenti curricolari e per il sostegno, attualmente inesistente data il diritto dei docenti di poter svolgere contemporaneamente, e comunque anche in successione, la funzione di docenti disciplinari e per il sostegno, cosa che riduce sino ad annullarla la continuità didattica con lo stesso alunno; ciò è risultato profondamente dannoso per gli alunni con disabilità intellettiva e relazionale che impiegano molto tempo ad entrare in sintonia con un docente e debbono subito l’anno successivo – ma troppo spesso anche nello stesso anno – ristabilire un nuovo rapporto con docenti sconosciuti per il sostegno. Per questi motivi le associazioni aderenti a Fish e Fand hanno presentato una serie corposa di emendamenti che consoliderebbero i principii della Convenzione Onu, ove accolti, dando così un vero nuovo impulso all’inclusione basata sulla realizzazione del profilo di funzionamento dei singoli nel quale la situazione di deficit viene dinamicamente considerata in relazione al contesto culturale, didattico, tecnologico e socio-ambientale favorevole o sfavorevole quindi con “barriere” o “facilitazioni”. Se gli emendamenti migliorativi passeranno, si potrà dire che il processo inclusivo nel nuovo millennio avrà compiuto un passo ulteriore; in mancanza, le associazioni sono disposte a unire le loro forze a quanti stanno chiedendo a gran voce il ritiro dei decreti e la decadenza dalla delega. L’esito di questo confronto col Governo si avrà a metà marzo quando i decreti saranno pubblicati. Il fronte delle associazioni è diviso tra ottimisti e pessimisti, quello dei sindacati è prevalentemente incline al pessimismo. Tutto dipenderà dalla sensibilità del Ministro e del Governo…

NOTE

[1] L. n. 296/06, art. 1 comma 605 lettera B

[2] La l. n. 244/07, art. 413 e 414

[3] Con la l. n. 449/97

[4] Art. 9

[5] Art. 2, 4 e 6

[6] Avvenuta con l. n. 18/09

[7] DM n. 249

[8] Annulla gli art. 413 e 414 della l. n. 244/07

[9] Sentenza n. 80/2010

[10] Nella lettera c) del comma 181 della l. n. 107/2015 sulla “buona scuola”

[11] Vedi testo dell’audizione della Fish alla Camera sul sito www.fishonlus.it 

per citare questo articolo

Salvatore Nocera:

Verso una maggiore autonomia,

n. 10 - Dieci,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Se è vero che oggi la parola disabilità è ancora erroneamente usata, è anche vero che nell’ultimo decennio abbiamo assistito a una varietà di decodificazioni di questo termine che in ogni caso hanno attratto l’attenzione e messo l’accento su tutta una serie di problematiche che la persona diversamente abile deve affrontare.