Quando parla dei libri e del suo amore per la lettura e per la scrittura, le compare un sorriso quasi automatico sul suo volto. «Scrivere, inventare storie fantastiche mi aiuta ad essere più tranquilla – mi racconta – Leggere è il mio passatempo preferito, trascorrerei ore e ore con i miei libri, peccato che siano così pesanti e difficili da trasportare.» Manuela, una bambina non vedente dalla nascita, legge con le dita e, come tanti altri bambini della sua età, considera la lettura una porta che le permetta di immergersi in una dimensione altra. Come avviene con un amico, il libro è un punto di riferimento, un appoggio, un compagno fedele di avventure, di pensieri, d’immagini che entusiasmano. Il libro apre anche alla relazione con l’altro, è individualità e universalità. «Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni». (Francis Scott Fitzgerald).
La lettura, nella sua dimensione individuale ed intimista, fa riscoprire all’uomo moderno ipertecnologicizzato, iperdigitalizzato ed ipervelocizzato la qualità del tempo e del prendersi cura di sé. «Interrogo i libri e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso».(Francesco Petrarca) Il libro, nell’odierna progressiva dematerializzazione del reale, resta l’ultimo baluardo della conservazione di tempi sostenibili e soggettivamente organizzati secondo logiche legate unicamente all’individualità lettore. Del resto la lettura è pensata per un consumo lento, per acuire le percezioni emotive, mettendo in contatto il sé del lettore con idee, personaggi e situazioni credibili e profonde, reali e fantastiche. Riappropriarsi dei propri tempi, secondo le singole esigenze è presupposto fondamentale di una visione del bambino prima e dell’uomo poi che permetta comprensione della diversità e reale inclusione. Spesso capita ancora di incontrare resistente ideologiche e, a mio avviso, anti-inclusive, minimizzando l’uso del codice braille, o addirittura condannando la fatica cognitiva e il tempo più lungo a cui un bambino non vedente è esposto per acquisire il suo codice di letto-scrittura. Sarebbe utile spazzar via accezioni scorrette e negative già nella loro denominazione. La fatica andrebbe sostituita con la parola impegno, presupposto necessario e fondamentale insito in qualsiasi obbiettivo da perseguire; il tempo più lungo è quello che naturalmente viene richiesto alla conoscenza tattile rispetto all’immediatezza di quella visiva. Louis Braille nel 1829 dischiuse le porte della cultura alle persone non vedenti, mettendo a punto un sistema di letto-scrittura tattile puntiforme. Esso è composto da una cella formata da 6 puntini disposti su due colonne. Dalle 63 combinazioni differenti di puntini a rilievo è possibile riprodurre le lettere dell’alfabeto, le vocali accentate, le cifre, i segni matematici, i segni di interpunzione e le note musicali. La struttura e la dimensione della cella Braille, 7×4 millimetri, rispondono perfettamente alle esigenze della lettura tattile, permettendo ai polpastrelli la percezione dell’intera superficie della cella e contemporaneamente la distinzione dei singoli puntini che la compongono. Nonostante siano passati secoli questo è stato ed è il codice di letto-scrittura senza il quale l’accesso e la produzione di cultura alle persone prive di vista sarebbero preclusi. Le innovazioni e i supporti tecnologici hanno modificato e migliorato la qualità della vita per i vedenti come per le persone non vedenti; ma la diffusa tendenza ad impiegare supporti audio in sostituzione alla lettura tradizionale tattile, non solo in campo scolastico/lavorativo, ma anche ricreativo riduce il piacere ed i tempi legati alla lettura. Il libro in qualsiasi codice di letto-scrittura sia prodotto resta un medium insostituibile i cui aspetti culturali, affettivi e sociali sono evidenti a tutte le età, in tutte le culture ed in qualsiasi epoca. Come disse lo scrittore e fumettista statunitense, il Dr. Seuss «Più leggerete e più cose saprete, più cose saprete e più posti visiterete».
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Soprattutto nell’ultimo trentennio del secolo, si è assistito ad un progresso che ha cambiato l’approccio verso il mondo della disabilità.