Le patologie della voce possono interessare la voce parlata e in quel caso si definiscono disfonie, mentre le difficoltà, sempre patologiche, nello specifico del canto prendono il nome di disodie. In virtù di questo, la musica intesa come suono, sia perché principale attrice nella voce parlata, sia perché è il “tappeto” su cui il cantante cammina con la sua voce, sono sempre immersa in essa e da essa traggo spunti per il lavoro riabilitativo. La voce acusticamente è il suono prodotto dalla vibrazione delle corde vocali messe in moto dalla corrente aerea in espirazione. Questo suono viene modulato timbricamente nelle cavità di risonanza dando alla voce le peculiarità che poi permettono all’ascoltatore di distinguere una voce dall’altra. Il messaggio musicale viene veicolato dall’energia sonora e i parametri della musica sono:
• Frequenza;
• Natura delle vibrazioni sonore;
• Intensità;
• Timbro e colore;
• Tempo.
Parametri che sono assolutamente sovrapponibili a quelli che definiscono la voce. Inoltre, il ritmo e la melodia, elementi costitutivi della musica sono presenti nel linguaggio e nella voce nei caratteri sovrasegmentali, nella prosodia, nell’intonazione. Senza addentrarsi nel campo della patologia, può succedere che alterandosi anche solo uno di questi parametri o qualità si alteri una parte della produzione vocale, innescando un circolo vizioso che procede verso un’alterazione vocale sia nella voce parlata che in quella prodotta artisticamente nello specifico del canto. La prassi logopedica è di solito concentrata sulla produzione vocale a livello laringeo e sovraglottico ad opera delle cavità di risonanza, ma la voce è il prodotto di un intero corpo non solo di una parte di esso, quello stesso corpo che agisce poi nel mondo, si muove, vive. La voce, inoltre, anche nella sua produzione artistica, non può essere disgiunta dalle emozioni e la correlazione voce/emozioni è ampia ed articolata. Spesso, basta ascoltare solo la voce per capire lo stato d’animo della persona con cui dialoghiamo e ancor più
spesso non c’è aderenza tra il contenuto del messaggio verbale e la voce con cui viene formulato, svelando un’incongruenza che può avere varie motivazioni. A mio avviso, tutto questo è musica, certo, non nell’accezione tradizionale, ma se pensiamo alla voce e al linguaggio è costituito da pause, variazioni di frequenza, variazioni di intensità, il colore e la latimbrica che si modificano, proprio come se stessimo suonando uno strumento. In realtà è proprio così, perché il cantante cantando suona il proprio strumento, che a differenza degli altri musicisti, è all’interno del suo corpo e parte del suo sé corporeo ed emozionale, e in virtù di questo, molto più esposto ad usura e traumi. Nella mia pratica logopedica la sovrapposizione voce/ musica non è quasi mai chiara alle persone che si rivolgono a me per il recupero vocale, ed è mio personale pensiero credere che se ci fosse una maggiore educazione alla musica e all’ascolto le problematiche di voce sarebbero quantitativamente meno numerose e qualitativamente importanti. Paradossalmente questa similitudine tra la voce e la musica non è chiara nemmeno a chi fa un uso professionale della voce, cantanti e attori. Esercitare all’ascolto e al riconoscimento dei parametri musicali è un deterrente in più nell’educazione all’uso della voce e nella risoluzione dei quadri patologici a essa collegati, oltre a rendere il programma terapeutico molto più interessante, piacevole e istruttivo. All’interno del percorso abilitativo e riabilitativo logopedico legato alla voce, si possono proporre attività come:
• separazione silenzio/sonorità;
• separazione suono continuo/suono impulsivo;
• separazione suono/rumore;
• separazione tra le sonorità continue e le sonorità continue con una interruzione regolare;
• riconoscimento delle diversità timbriche a parità di frequenza e intensità; • riconoscimento dinamiche di altezza;
• riconoscimento dinamiche di intensità.
Questa educazione fornisce e amplia una maggiore coordinazione uditivo-motoria, maggiore capacità nella discriminazione figura- sfondo, permette al soggetto di adeguare i parametri della voce a seconda dell’utilizzo e dell’ambiente in modo efficace ed efficiente, ed è un buon allenamento propriocettivo che aiuta, spesso, ad individuare i primi campanelli di una patologia vocale.
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Il laboratorio con il Soundbeam® è valutato molto più che positivo. I ragazzi in principio molto titubanti e curiosi nei confronti del nuovo strumento