Veniva da dire: brutti tempi sul pianeta! Certo, non c’è bisogno di raccontarlo in un film, basta un giornale a caso, o i notiziari in TV, per colorare di un generalizzato pessimismo il presente e il futuro: mancanza di lavoro, disastri ambientali, guerre, terrorismo, violenze domestiche e una incapacità generalizzata di comunicazione e dialogo tra le persone. I bambini e ragazzi queste cose le percepiscono, le sentono e le soffrono, anche se a una parte della nostra società piace pensarli come esseri superficiali vagamente alieni, persi nel loro mondo virtuale di telefonini e videogiochi. Ci si chiedeva però, prima ancora come educatori impegnati con le giovani generazioni che come esperti di cinema, se sia giusto e opportuno mandare anche noi messaggi dove non sia presente almeno sullo sfondo una luce di speranza. Perché, se è vero che il tradizionale e scontato lieto fine può essere ingannevole, proporre un punto di vista non totalmente negativo è importante, soprattutto quando ci si rivolge ai più giovani, che così spesso ci stupiscono con quella loro capacità di inventarsi sorrisi e gioia di vivere anche nelle situazioni più difficili e drammatiche. L’atmosfera durante la manifestazione, come spesso in occasioni del genere, era molto positiva: tanti incontri e amicizie, tra persone diverse per età, cultura, provenienza geografica, e voglia di condividere, scambiare idee e opinioni, sentirsi parte di un’esperienza comune. Più difficile invece fare insieme davvero. Difficile guardare avanti, anche se crediamo di vivere in un mondo proiettato velocemente verso il futuro e anche se lavoriamo con i bambini e i ragazzi, che sono il futuro. E la nostra positività il più delle volte non sa trasmettersi all’esterno, non fa opinione. Ma vediamo cosa significa, oggi, fare cinema con i ragazzi. Oggi si ha la possibilità di partire da zero, avendo a disposizione strumenti potentissimi, facili, economici e soprattutto nelle mani di tutti, compresi i giovanissimi. Non era mai successo nella storia. Oggi – in realtà sono almeno 30 anni, dall’apparizione delle prime videocamere e dei PC multimediali – possiamo dare in mano ai bambini giocattoli che li rendono direttamente in prima persona produttori di informazione, in una società detta dell’informazione. Senza bisogno di mezzi speciali o chissà quali risorse, possono fare anche loro la televisione, i giornali, i libri, diffondere l’arte e la musica e perfino prepararsi da sé le mappe virtuali del proprio quartiere o villaggio, da esplorare poi con il telefonino via satellite! Tutti lo possiamo fare – sfruttando in modo adeguato la rete – ma la maggior parte di noi non lo sa! La difficoltà per gli umani non sta tanto, come molti credono, nel tenere dietro al ritmo vorticoso della tecnologia – che più propriamente dovremmo chiamare mercato e non sempre ci propone innovazioni, anzi, per certi versi da alcuni anni siamo in piena retromarcia! –, quanto nel capire che certe nuove straordinarie possibilità di espressione, comunicazione, divertimento, per essere colte davvero richiedono anche un cambio di atteggiamento da parte nostra, un minimo di impegno e l’assunzione di una se pur piccola parte di responsabilità. E una differenza che di solito si riscontra tra le generazioni – non i conflitti a prescindere o le favole bizzarre, come quella dei nativi digitali – sta proprio nel fatto che i bambini e i ragazzi, se qualcosa gli interessa, di solito si impegnano. Non possono però immaginarsi le cose da soli, se non hanno occasione almeno una volta di vedere, di provare. Nella pratica, in un qualsiasi laboratorio video – con bambini, ragazzi, o anche adulti disposti a meravigliarsi – partiamo dunque da zero, per iniziare da subito a produrre a livelli di qualità che un tempo si sarebbero detti professionali. Se la macchina da presa – per cominciare è meglio una tradizionale e misconosciuta videocamera, più versatile di una reflex o di un telefonino – sta ben ferma su un cavalletto, il vostro video è naturalmente perfetto. Sapevate che è così facile? E se facciamo riprese brevi e cambiamo ogni volta il punto di vista, quello che vedremo sarà facilmente interessante. Se usciamo poi in giardino e ci avviciniamo con l’obiettivo attaccato alla mosca o alla coccinella e l’autofocus non tradisce, avremo inquadrature macro di grande suggestione, che probabilmente nemmeno immaginavamo di poter ottenere. Bastano pochi stimoli di questo tipo, non chissà quali lezioni o corsi, per liberare la cultura latente che tutti noi possediamo in quanto spettatori di televisione e incominciare a guardare la realtà attraverso l’obiettivo video, in modo preciso, corretto, bello da vedere, originale. Oltre il cinema e la TV tradizionali, emergono nuovi moduli e possibilità narrative e di conoscenza, che con un software da poche decine di euro possiamo montare su un PC con la massima precisione, con titoli ed effetti speciali. I bambini e i ragazzi a questo punto, giocando, sono loro che insegnano. Tirano fuori dal cilindro di una creatività non ancora compressa idee a non finire, che l’adulto esperto ascolta e riconosce e aiuta a mettere in ordine e a condividere anche al di fuori dal ristretto gruppo della scuola o degli amici, utilizzando il linguaggio audiovisivo universale. Verso i festival internazionali, la rete, un mondo intero di incontri e relazioni possibili, diverso, vario, interessante e in cui tutti, fin da bambini, possiamo agire come cittadini attivi, produttori consapevoli di informazione.
PAOLO BENEVENTI
Paolo Beneventi è laureato al DAMS di Bologna nel 1980 con tesi sul teatro-ragazzi, lavora come libero professionista, esplorando i diversi linguaggi, verbali, non verbali, tecnologici, attraverso cui i bambini conoscono e comunicano. Progetta e conduce esperienze multimediali in Italia e all’estero di animazione teatrale, scrittura di storie, incontro con la natura, fotografia, video e audio, utilizzo del computer, su cui ha scritto articoli e libri e tiene corsi e consulenze nelle scuole. Tra le attività recenti, i laboratori di produzione audiovisiva con bambini e ragazzi I Film in Tasca e il progetto web internazionale, dal cortile a Internet, Il Museo virtuale dei Piccoli Animali.