La rassegna L’albero spezzato, giunta alla sua quinta edizione, è una rassegna cinematografica sui temi dell’adolescenza, della genitorialità e della famiglia.
Continue readingVerso una maggiore autonomia
Non sempre i tempi nuovi sono forieri di innovazioni normative migliorative. Questo è quanto avvenuto col passaggio dal Governo di centro-sinistra dei ministri Berlinguer e De Mauro a quello di centro-destra della ministra Moratti.
Continue readingBreve storia del cinema scientifico
Il cinema e la scienza hanno intrecciato i loro destini da prima che il cinema nascesse.
Continue readingEducazione e inclusione
La società attraversa un nuovo grande passaggio storico conseguente alla trasmissione, alla memorizzazione e al recupero dell’informazione tramite i processi informatici e telematici.
Continue readingCosa vuole da me questo film?
Quando ero all’università il mio docente di riferimento, quello che posso dire il mio maestro, Gianni Canova, si riferiva di frequente a un dato statistico.
Continue readingVi raccontiamo 10 mesi di Gioco Bus
Il progetto Gioco Bus che vogliamo raccontare, nasce da una domanda dei genitori: Cosa posso far fare a mio figlio a casa? siamo a Bosisio Parini, nel centro di Riabilitazione a Ciclo Diurno Continuo La Nostra Famiglia, frequentato da ragazzi con disabilità intellettiva per periodi di riabilitazione, educazione, scolarizzazione integrata. Il progetto Gioco Bus è attivo all’interno del gruppo preadolescenti e adolescenti, circa 58 ragazzi che quotidianamente sono presenti al Centro. A fronte della domanda posta in più occasioni, si decide di rilevare meglio i bisogni e i desideri dei genitori attraverso la somministrazione di questionari appositamente predisposti: si progettano contemporaneamente una tesi di laurea in educazione professionale sull’argomento e un servizio educativo chiamato Gioco Bus rivolto ai genitori e ai ragazzi. In questo articolo raccontiamo il lavoro svolto da febbraio a novembre 2016 (10 mesi). Il progetto tenterà di dare un supporto ai genitori che si sono dimostrati preoccupati delle modalità con cui il figlio impiega il tempo libero a casa, fornendo agli stessi degli spunti pratici.
COME GIOCANO E TRASCORRONO IL TEMPO LIBERO I RAGAZZI?
La maggior parte delle attività svolte a casa è di tipo passivo e scarsamente socializzanti come guardare la televisione e ascoltare la musica: ciò può essere dovuto al fatto che l’offerta di attività accessibili a persone con disabilità resta ancora limitata, oppure all’assenza di autonomie sociali (ad esempio utilizzare i mezzi pubblici) che permettono di usufruire di opportunità ricreative sul territorio. La maggioranza trascorre il tempo libero in casa da solo e con i familiari; pochi svolgono le proprie attività ricreative con gli amici. I genitori chiedono attività da condividere con i loro figli, le cui difficoltà intellettive determinano problemi in tutto ciò che per gli altri ragazzi è facile, come giocare. Il gioco che è la dimensione dove ogni bambino cresce felice, per loro è una fatica poco divertente: risulta difficile imparare e rispettare le regole, capire quando è il proprio turno, leggere le istruzioni, giocare con altre persone, insomma divertirsi. Gioco e disabilità sono due dimensioni della vita umana che vengono difficilmente considerate insieme, di cui è raro sentir parlare contemporaneamente: infatti spesso queste due tematiche vengono correlate in un’ottica quasi esclusivamente terapeutica, oppure messe in secondo piano. Non riuscire a giocare a causa delle difficoltà intellettive può privare i ragazzi di un’esperienza di crescita e di felicità. Il servizio Gioco Bus viene inaugurato in un’occasione speciale dove sono presenti genitori e ragazzi: su carrelli- bus sono esposti numerosi giochi di 15 giorni.
Alla restituzione del gioco, ragazzi e genitori compilano un breve questionario facilitato da immagini sul gradimento del gioco e ne scelgono un altro da provare insieme a casa. Intanto durante il tempo trascorso al Centro, vengono provati nuovi giochi, adatti alle varie caratteristiche dei ragazzi: imparano a giocare e, una volta compreso il gioco, è più facile divertirsi, stare con gli altri! Vengono ideate facilitazioni per spiegare le regole, anche illustrandole, oppure vengono adattate a seconda delle possibilità dei ragazzi di comprenderle e gestirle nella massima autonomia, così, sentendosi più sicuri nell’utilizzo del gioco, ne richiedono il prestito a casa, dove possono giocare insieme a genitori, fratelli, sorelle, amici. Nell’arco dei primi 6 mesi, vengono presi in prestito 105 giochi. La rilevazione dei dati raccolti attraverso i questionari somministrati a ragazzi e genitori consente di raccogliere osservazioni importanti che di seguito brevemente riportiamo. Molti genitori hanno dichiarato che grazie a Gioco Bus, hanno ricevuto l’input per giocare con i propri figli e condividere un tempo di qualità con loro: l’esperienza del Gioco Bus ha migliorato la gestione del tempo libero a casa. I ragazzi e le loro famiglie nella maggioranza dei casi hanno gradito il gioco poiché ritenuto divertente, innovativo, coinvolgente; solo in alcuni casi non è piaciuto poiché troppo difficile o con istruzioni complesse. I giochi in famiglia sono stati utilizzati con i genitori e con fratelli e sorelle; nessuno ha dichiarato di aver giocato da solo. Dai commenti emerge un giudizio complessivamente positivo e le motivazioni date riguardano la possibilità di sperimentare giochi nuovi ogni volta, senza doverli comprare e senza annoiarsi mai, l’occasione per divertirsi in famiglia e anche l’opportunità di svago dei genitori. Sono arrivati anche suggerimenti per nuovi giochi da inserire: i più gettonati sono stati quelli di magia e dei famosi quiz televisivi, il Monopoli, le carte da Uno, le costruzioni; inoltre in alcuni questionari è stato suggerito di inserire delle istruzioni semplificate per alcuni giochi. La classifica dei giochi preferiti dai ragazzi vede collocarsi nella Top 10: Jenga, Dobble, Halli Galli, Mercante in fiera, Uno, Essere o non essere, Labirinto magico, Il bruco ballerino, Il gioco dell’oca e Memory.

Perché il Gioco Bus può essere una buona proposta educativa all’interno di un Centro di Riabilitazione?
La sperimentazione del Gioco Bus ha avuto un grande successo: durante il nostro percorso abbiamo raccolto critiche e suggerimenti riuscendo a migliorare alcuni aspetti che risultavano carenti. Il progetto sarà portato avanti e sviluppato, verranno stabiliti degli orari in cui gli educatori possono accompagnare i ragazzi al Gioco Bus, sperimentare con loro i diversi giochi e prenderli in prestito portandoli a casa per giocare in famiglia. Ai giochi già presenti ne verranno aggiunti altri e ad essi verranno abbinate delle istruzioni facilitate: inoltre verrà adibito uno spazio dedicato stabilmente ai giochi e al servizio di prestito a casa.

IN COLLABORAZIONE
Gloria Valsecchi
Educatrice professionale, gestisce attualmente il servizio educativo Gioco Bus presso il centro “La Nostra Famiglia Bosisio Parini”, LC
Simona Vitalini
Educatrice professionale La Nostra Famiglia
Cinema e cecità
Il dispositivo cinematografico fonda la propria essenza sull’atto della visione e sul bisogno voyeuristico dello spettatore.
Continue readingLo specchio della società
Soprattutto nell’ultimo trentennio del secolo, si è assistito ad un progresso che ha cambiato l’approccio verso il mondo della disabilità.
Continue readingIl cinema che non c’è
Il mio incontro con il tema della discriminazione alla disabilità è avvenuto, per la prima volta, qualche anno fa.
Continue readingVi porto in mondi altri
Si definisce paesologo, autore del blog Comunità provvisorie. Mi piace perché fa sue molte battaglie civili, perché difende con l’anima e con il cuore il paesaggio che vive, e quello che vivono gli uomini.
Continue readingFare cinema con i ragazzi
Ero in giuria al festival del cinema per bambini e ragazzi di Susa, in Tunisia, lo scorso marzo, e una cosa che faceva subito pensare, in quelle produzioni non puramente commerciali, erano le atmosfere spesso cupe e la presenza incombente della morte.
Continue readingLe mie storie non sono il mondo dei sogni
Mi faccio coraggio, le scrivo un messaggio su Facebook, perché non riesco a trovare la sua mail privata.
Continue readingI video a scuola: raccontare storie e raccontarsi
Una delle attività più affascinanti in cui ci si può imbattere, quando ci si occupa di media education, ovvero di educazione non tanto con i media o ai media, ma attraverso i media, è l’attività di realizzazione di video, ovvero il racconto di storie tramite immagini e suoni.
Continue readingLe parole dell’autobiografia
PASSATO
La scrittura autobiografica si fonda sul passato. Sfata la convinzione che noi si viva solamente nel presente, nelle sue felicità o drammatiche ferite. Siamo il nostro passato anche quando non vorremmo più fare i conti con lui; desidereremmo dimenticarlo per sempre. Il passato ci può perseguitare, far gioire e desiderare il presente e il futuro. Accoglierlo, accettarlo è uno degli scopi della scrittura autobiografica. La sua è una dimensione esistenziale, indica la totalità del nostro essere stati ed essere, si impiccia del nostro futuro anche quando preferiremmo di no. La sua lingua è ora poetica, ora drammatica; ora dolcissima e malinconica, ora preziosa ora maligna. Insomma, se siamo in fuga da noi stessi, se non vogliamo rivisitare quello che ci è accaduto affidandoci alla scrittura, tra ragioni e sentimenti, meglio sarà sceglieremo di dedicarci ad una scrittura creativa, fantasiosa, piuttosto che affrontare con coraggio, trasfigurandoli con la penna, i fatti che hanno marcato indelebilmente la nostra storia.
MEMORIA
La memoria nell’antichità classica era considerata una dea (Mnémosine), era la madre di ogni arte. Poiché i nostri talenti – per i greci – oltre ad essere un dono degli dei affondavano nelle radici, nel passato, di chi ci aveva preceduto. La memoria era considerato un destino fecondo, fortunato, generativo: chi avesse accettato di raccoglierlo, talvolta di riscattarlo, in premio avrebbe ricevuto il dono, oltre che della fama, di sapere quale fosse il proprio destino. Le memorie sono molte: nella nostra mente vanno e vengono a seconda delle esigenze pratiche del presente o della rievocazione autobiografica: sono di tipo emotivo, sensoriale, fattuale, relazionale…La scrittura in solitudine o quando ci si affidi ad un laboratorio di scrittura, si incarica di farci sperimentare questa tipologia, ma soprattutto è affascinante e entusiasmante offrire alle diverse memorie trame, intrecci, plot. Il suo compito è dunque di carattere ri-compositivo. Un’ operazione, questa, che se soltanto mentale o orale, se di una certa complessità, è destinata all’ insuccesso. Ed è in questo processo di riorganizzazione narrativa, romanzesca, autoanalitica dei nostri vissuti che man mano dalle pagine affiora il nostro profilo. Scopriremo che se anche esse non saranno mai la copia esatta di quel che crediamo di essere, ci assomiglieranno non poco.
ALTRO
Nel corso del nostro scrivere la nozione di Altro, assume significati diversi: ci sono gli altri, innanzitutto, il nostro prossimo. Ogni storia è legata a chi ci ha nutrito, educato, insegnato a camminare a leggere e a scrivere, ad amare, a credere e via dicendo. In una certa misura un’ autobiografia, pur affidata alla sensibilità e al discernimento di un Io narrante, assume quasi sempre un valore corale. Affiorano volti dal passato, gli incontri fatali, gli affetti, le fedeltà e i tradimenti, le colpe e le espiazioni dei quali gli altri sono stati responsabili o rispetto alle cui vite abbiamo avuto un peso. Gli altri sono il banco di prova della nostra maturazione umana, del nostro altruismo, piuttosto che del nostro egocentrismo e narcisismo. Ma, con questo concetto, dobbiamo anche intendere, i tanti momenti “altri” della nostra vita: mi riferisco a tutto quanto è rimasto enigmatico, non abbiamo ben compreso, irrisolto, misterioso. Mi avvalgo di un esempio: amori perduti e mancati, scelte disattese, cose rimaste avvolte tra le nebbie dei ricordi. L’altro, insomma, è tutto quanto non siamo riusciti ben a capire, a definire, a possedere, a desiderare. In una autobiografia, anche questi lati oscuri, queste ombre, queste domande inevase e inquietanti contano non poco e con esse non fa male confrontarsi, sfidandole mutandole in storie dedicate ai nostri incontri, appunto, con l’Altro.
PAROLA
Le parole (scritte) sono l’ anima più autentica dell’autobiografia. Non v’è dubbio che possiamo raccontarci usando anche altri mezzi espressivi: il corpo, la fotografia, la musica, la pittura… Tuttavia se vogliamo essere coerenti con questo genere narrativo (e qualche volta anche letterario) è al termine Gràphein (scrivere), che dobbiamo il merito di consentirci di recapitolare nella consapevolezza e nella coscienza di essere esistiti la nostra storia, anzi le tante storie che abbiamo interpretato in una realtà di cui sovente ci sfuggivano possibilità e limiti: unica comunque sempre; simile a quella di tanti altri, in assoluto però soltanto nostra. Sono le parole scritte quindi, che potranno in seguito essere lette o ascoltate. Però redatte da noi in prima persona, nell’orgoglio di saperle agire, muovere a piacere, andare a cercarle, affinarle, correggerle finalmente anche senza maestri. Sono parole che aiutano chi decide di scrivere perché ha bisogno di ritrovare il filo della sua intricata matassa; parole che ci fanno sentire autori, ancora con un filo di energia e di attaccamento alla vita. Scopriamo così che scrivere è arte della cura, talvolta persino una via terapeutica. Secondo la lezione filosofica più antica: terapia come coltivazione di sé, della propria anima, del proprio presente afflitto nel quale facciamo posto, sempre, al passato allo scopo di liberarcene, paradossalmente, però trattenendolo sulla carta…
OBLIO
Oblio, obliare, obliato: sostantivo, verbo, aggettivo. Dobbiamo considerarle tutte e tre queste parole: rappresentano gli avversari dannosi che attentano imperterriti ai benefici di Mnémosine, come ho sottolineato. L’oblio non è la smemoratezza, inutile è tentare di arginarlo, di uscirne vincitori. Noi dimentichiamo, ed anche per nostra fortuna e salvezza; in caso contrario il perdono, la misericordia, la riconciliazione sarebbero eventi impossibili. Nella grande sua caverna (l’inconscio?) finiscono i giorni, le persone conosciute, i nostri atti e misfatti, che siamo ben contenti di obliare. L’oblio (anch’esso una divinità: Lete) è amico e nemico al contempo: ci impedisce di racimolare ricordi e rimembranze, quando cerchiamo la materia necessaria per la scrittura autobiografica. Però nondimeno la sua ineliminabile presenza e voracità; ci aiuta, diceva Marguerite Yourcenar, a scolpire la nostra storia. Ci pensa lui a aiutarci a scoprire quanto di più essenziale è importante scrivere. I fatti quindi obliati, e irrecuperabili, occorre accettare che restino la zavorra che abbiamo buttato a mare, coscienti o meno. Può darsi, qualche volta, che la penna riesca a riportarli a galla, misteriosamente, e allora sarà una gran festa offrire il nostro libro alla dea della memoria.
PER APPROFONDIRE
Duccio Demetrio: Didattica dell’intelligenza — Franco Angeli — 1995
Duccio Demetrio: Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé — Raffaello Cortina Editore — 1996
Duccio Demetrio: Il gioco della vita. Trenta proposte per il piacere di raccontarsi — Guerini — 1998
Duccio Demetrio: Ricordare a scuola — Laterza — 2003
Duccio Demetrio: Album di famiglia. Scrivere i ricordi di casa — Meltemi — 2003
Duccio Demetrio: La scrittura clinica — Cortina — 2008
Duccio Demetrio: Perché amiamo scrivere — Raffaello Cortina Editore — 2011
Duccio Demetrio: Educare è narrare — Mimesis — 2012
Duccio Demetrio: I sensi del silenzio. Quando la scrittura si fa dimora — Mimesis — 2012
Duccio Demetrio: Green Autobiography — Booksalad — 2015
Duccio Demetrio: Scritture d’ amore. Scrivere i sentimenti taciuti — Mimesis — 2015
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