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Tante storie tra le mie mani

6 Maggio 2019
È universalmente risaputo che, in genere, un avido lettore è stato un bambino cresciuto tra i libri.
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Tante storie tra le mie mani

6 Maggio 2019
È universalmente risaputo che, in genere, un avido lettore è stato un bambino cresciuto tra i libri.

Coccolato nella primissima infanzia dall’ascolto di letture di fiabe, abituato a ricevere libri in dono in occasione del proprio compleanno. Più avanti, affascinato da argomenti di natura culturale trattati in famiglia, o frequentemente solito ad osservare un genitore assorto tra una lettura e l’altra. La mia passione per la lettura nacque invece in un contesto di deprivazione culturale. Un giorno, a metà degli anni sessanta, mentre frequentavo le scuole elementari, vidi recapitare a casa di una cugina il primo testo dell’Enciclopedia Conoscere, acquistata dagli zii tramite il sistema porta a porta. Il mio viaggio nel mondo della conoscenza iniziò grazie a questi testi, magici ai miei occhi di bambina, che, mese dopo mese, arrivavano tramite posta e che io aspettavo, neanche fossero miei, con la stessa curiosità di chi sta per ricevere un pacco a sorpresa. Da allora cominciai a chiedere libri in dono, come regalo di Natale e per tutti i miei compleanni a seguire. Quando, appena terminato il ciclo di studi alle magistrali, iniziai ad insegnare in una scuola dell’infanzia, ero ben consapevole di quanto fosse importante per i bambini accedere precocemente all’ascolto di svariate tipologie di lettura per uno sviluppo armonico delle loro competenze. Dovevo però scoprire quali strategie adottare per iniziare con loro quell’avventura che aveva portato me, sognando ad occhi aperti, a esplorare quei mondi inimmaginabili in cui venivo catapultata ogni qualvolta che avviavo un nuovo libro.
Inizialmente iniziai a leggere in classe le fiabe classiche. Racconti la cui origine si perde nel tempo e tutti popolati di fate, streghe, gnomi, animali dotati di poteri soprannaturali che nel loro agire manifestano una nutrita gamma di comportamenti umani. Non c’era bimbo, negli anni settanta, che non conoscesse, almeno per sommi capi, la storia di Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Cenerentola e tante altre ancora. Il mio intento era quello di promuovere nei bambini l’abitudine e l’amore per la lettura stessa, ma anche di aiutarli, attraverso la trama delle favole, a trarre suggerimenti utili al superamento delle difficoltà che via via si sarebbero potute presentate durante il loro percorso di crescita. Man mano che il mio spirito di osservazione si affinava, cominciai ad analizzare il comportamento dei bambini, non sempre adeguato, durante l’attività di ascolto. Mi resi conto che, per attirare l’attenzione di tutti e allungare i tempi di permanenza attiva di ciascun bambino presente nel gruppo, non fosse sufficiente proporre storie nuove dai contenuti più o meno accattivanti, ma che avrei dovuto meglio strutturare il mio fare attraverso l’organizzazione di spazi e tempi ben definiti. Sentii il desiderio di creare un angolo lettura e individuai, all’interno dell’aula, lo spazio che meglio sembrava rispondere alle esigenze dei bambini che avrebbero ascoltato.

L’angolo dei libri fu reso accogliente grazie ad una libreria appositamente costruita dal falegname di fiducia della scuola e da un ampio materasso rivestito di stoffa colorata. Una discreta quantità di testi, tra quelli in dotazione alla scuola, furono selezionati e sistemati dai bambini sui ripiani del nuovo mobile. I bambini ebbero un nuovo spazio che dimostrarono nel tempo di saper utilizzare anche in autonomia, rispettando le regole stabilite per una corretta fruizione e imparando a prendersi cura dei libri a disposizione. Ebbi inoltre modo di verificare, attraverso il monitoraggio e la raccolta dati tramite griglie, come nei bambini l’incontro spontaneo con il libro aiutasse a migliorare sia lo sviluppo del linguaggio, in tutti i suoi aspetti, che quello creativo mediante la lettura delle meravigliose immagini che completano i testi di letteratura infantile. Anche il tempo da dedicare alla lettura divenne un rituale della giornata scolastica finalizzato a creare nei bambini la piacevole aspettativa nei confronti di un’attività che arriva sempre in un preciso momento del quotidiano. Con l’esperienza anch’io divenni più abile nel coinvolgere meglio i bambini all’ascolto grazie alla capacità acquisita nel modulare la voce, nel rispettare il ritmo che il racconto esige e nell’utilizzare momenti di pausa per accogliere tutte quelle genuine divagazioni emozionali che il contenuto del testo riesce a suscitare. L’attività di lettura è per me un momento di crescita personale e ancora oggi, dopo tanti anni di lavoro, quando leggo a voce alta ai bambini che mi ascoltano curiosi, avverto la magia del rapporto che si instaura tra me, i bambini e i libro che ho nelle mani. Uno dei vantaggi della scuola dell’infanzia, rispetto ad altri ordini di studi, dove esiste una strettissima relazione tra apprendimenti e valutazione, è quello di poter utilizzare la lettura per accrescere le competenze cognitive e sociali dei bambini sfruttandone al massimo la sua gratuità. Un’occasione da non perdere per promuovere nei piccoli il piacere della scoperta e del capire, nella convinzione che possa continuare a vivere anche quando l’impegno scolastico diventerà più oneroso.

per citare questo articolo

Anna Cortesi:

Tante storie tra le mie mani,

n. 9 - La letteratura,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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