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pellicole film

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L’albero spezzato

29 Aprile 2019
La rassegna L’albero spezzato, giunta alla sua quinta edizione, è una rassegna cinematografica sui temi dell’adolescenza, della genitorialità e della famiglia.

Docente di Storia del cinema presso l’Università Cattolica di Milano; responsabile dell’Archivio Storico del Film della Fondazione Cineteca Italiana di Milano

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L’albero spezzato

29 Aprile 2019
La rassegna L’albero spezzato, giunta alla sua quinta edizione, è una rassegna cinematografica sui temi dell’adolescenza, della genitorialità e della famiglia.

L’iniziativa, nata nel 2012 per volontà dell’associazione NIDO MI PIACE ONLUS di Olgiate Olona (VA), tenta di rispondere da un lato alle carenze del sistema pubblico nell’ambito dell’istruzione e dell’offerta culturale, dall’altro al bisogno, molto sentito dalle famiglie di oggi, di trovare forme di sostegno al proprio ruolo educativo. Essere genitori oggi significa infatti doversi confrontare quotidianamente con nuovi compiti, vere e proprie sfide generate dalla crescente complessità sociale e dall’evoluzione rapidissima del mondo espressivo e relazionale, veicolato dagli strumenti tecnologici. L’albero spezzato vuole essere un’occasione di incontro, di dialogo e di riflessione, intorno a una proposta culturale che abbina la proiezione di un’opera filmica su temi specifici dell’età evolutiva e del ruolo genitoriale, al commento di uno storico del cinema e di uno psicologo, e ha lo scopo inoltre di coinvolgere la comunità nel sostegno di un progetto con valenza sociale. Il cinema è sembrato fin da subito lo strumento più adatto in quanto lo spettacolo cinematografico è un’esperienza condivisa che può dar vita ad un dialogo vivo e immediato. La struttura della rassegna prevede che la visione del film sia guidata dai contributi introduttivi e conclusivi dei due esperti. Lo storico del cinema svolge la funzione di contestualizzare il film rispetto al suo tempo e alla sua cultura di appartenenza, aiutando il pubblico a comprendere non solo ciò di cui il film “parla” ma soprattutto ciò che esso “dice”. Il film non viene usato come un pretesto per parlare di un argomento ma anzi se ne mettono in rilievo le specificità narrative e stilistiche e il punto di vista che esso sceglie per affrontare il tema trattato. Le dinamiche narrative, gli elementi simbolici, lo stile, le strategie di coinvolgimento del pubblico e il conseguente rispecchiamento emotivo dello spettatore, costituiscono importanti elementi per il confronto e il dibattito. Il contributo dello psicologo è orientato a richiamare l’attenzione della platea su alcuni aspetti della vicenda narrativa funzionali al messaggio che si vuole lasciare in consegna al pubblico. Si vuole in particolare offrire ai partecipanti la possibilità di ricostruire, a partire dalla vicenda rappresentata nel film, l’universalità della vicenda umana e in particolare le caratteristiche delle tappe evolutive e le qualità efficaci della relazione educativa. Il commento dello psicologo così non disattende alla funzione attesa di informare e sensibilizzare sui bisogni specifici di bambini e adolescenti o sui comportamenti a rischio che meritano particolare attenzione e sorveglianza. Il commento finale in forma dialogica tra i due “esperti” e la platea, che intersecano i loro differenti sguardi, rappresenta una proposta dentro la quale riconoscersi e differenziarsi, un’opportunità di costruzione condivisa dei significati del film. L’esperienza costruita nel tempo ci ha portato a rilevare che laddove il commento dello psicologo si mantiene aderente alla vicenda narrata sullo schermo e valorizza il potere suggestivo del cinema, il dialogo con la platea si distende e diventa più prolifero e reciprocamente arricchente. L’utilizzo del cinema come occasione di riflessione e di approfondimento presenta infatti innumerevoli vantaggi e punti di forza. Innanzitutto la proposta risulta più appetibile di un manuale o di una conferenza tematica, per le sue caratteristiche artistiche e di intrattenimento e perché il cinema rappresenta una modalità di comunicazione più in linea con i tempi moderni. La visione del film inoltre predispone a uno stato recettivo meno difeso e permette quell’attivazione emotiva che favorisce un maggiore coinvolgimento, componente essenziale dei processi trasformativi. Sovente, pur riconoscendo un bisogno di ricevere indicazioni e orientamenti nella gestione dei compiti educativi, genitori e insegnanti si pongono di fronte alla guida dell’esperto con alcune resistenze e preconcetti. Lo stesso senso di disorientamento e frustrazione, che ruoli così complessi fisiologicamente comportano, espone al timore di sentimenti di inadeguatezza e colpa. Accade che ci possano essere aspettative irrealistiche nei confronti del sapere psicologico, perché ci si aspetta una ricetta che indica la soluzione per uscire dalle difficoltà e per evitarle o si diffida di una teoria psicologica slegata dalla complessità della vita reale, una teoria che difficilmente si potrà mettere in pratica. La mediazione del film aiuta molto a stimolare un coinvolgimento che non mette direttamente in gioco, non espone in prima persona ma al contempo, se l’esperienza riesce e l’occasione non è perduta, attiva un processo di differenziazione e riconoscimento in grado di accrescere la consapevolezza sul proprio modo di essere genitore, sulle proprie relazioni familiari e sulle problematiche da affrontare. L’albero spezzato, nome che si riferisce ai traumi e ai problemi che possono spezzare i processi naturali di crescita e di costruzione dell’identità, è innanzitutto un invito che alcuni genitori rivolgono ad altri genitori e alla comunità educante più allargata, a mantenere alta e consapevole l’attenzione ai bisogni dell’infanzia e dell’adolescenza e uno stimolo ad una partecipazione attiva e corresponsabile.

per citare questo articolo

Raffaella Carrera, Roberto Della Torre:

L’albero spezzato,

n. 11 - Il cinema,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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