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Il cinema possiede incardinato nella sua essenza primordiale un connotato nostalgico.
Docente ed esperto di comunicazione. Appassionato di cinema, letteratura, ed arte. Ha scritto, su vari periodici, racconti e recensioni. Nel 2003 ha pubblicato il libro L’era del Titanic.
Il cinema possiede incardinato nella sua essenza primordiale un connotato nostalgico.
Ci troviamo in un periodo storico molto difficile. Un periodo di crisi, molto confuso, con tanti cambiamenti, a volte anche repentini e velocissimi, che ci lasciano inebetiti, senza risposte.
C’era una volta un adolescente che soleva risalire un solitario colle e, sedendosi di fronte a una siepe, immaginava, come fosse davanti uno schermo, seppur nascosto, spazi sconfinati, silenzi senza limiti e serenità suprema.
Una piuma. Un venticello lieve. Una traiettoria che parte dalla pesante terra e si libra nell’aria. Nel cielo celeste. La brezza continua e la piuma sale sempre di più. Diventa sempre più leggera. Sembra più libera dalle pesantezze terrestri e gioisce delle sue evoluzioni tra le lattee nubi.
Appare una locomotiva in arrivo in una stazione. Appare su un telo bianco. Gli astanti hanno paura e fuggono.
Partecipare in un’epoca di individualismo parossistico: siamo di fronte all’archeologia linguistica. Verbo desueto, svuotato di qualsiasi connotazione. Cosa vuol dire al giorno d’oggi far parte?
Un sorriso. Un paesaggio. Un corpo armonioso. Un tramonto. Un bacio. Una vecchia cartolina. Un dettaglio architettonico. Una scultura perfetta. Un quadro dai colori avvolgenti. Un fotogramma avvincente.
Quando una pressione diventa opprimente in maniera eccessiva, una delle possibili reazioni è la ribellione. Gli oppressi non necessariamente e non sempre rimangono inermi e innocui sotto la sferza della cappa repressiva.
Assimilare. Creare energia che si trasforma in crescita. Il nutrimento e il cibo si prestano a tante di quelle significazioni simboliche che è molto difficile racchiuderle in un breve percorso.
In qualsiasi modo la si pensi, in qualsiasi stato d’animo navighiamo nell’affrontare una problematica così complessa e atavica, in qualsiasi condizione della vita sostiamo per immergerci in altri percorsi interiori e umani, che poi diventano culturali, ci sono tappe nella considerazione del “genere” che bisogna inevitabilmente fare.
La condivisione estrema è pericolosa. A lungo andare può anche far male. Molto male. Una metafora dell’eccesso di condivisione può essere letta nel recente film Indivisibili di Edoardo De Angelis, uscito nel 2016. Due gemelle siamesi, unite dalla nascita, sono schiavizzate dall’ambiente familiare e culturale e utilizzate come fenomeni da baraccone, in qualità di cantanti neomelodiche, perché questo sarebbe l’unico modo per sopravvivere in una società in cui i “normali”, i sani, hanno molta difficoltà a sbarcare il lunario.