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Un fotogramma dal film l'attimo fuggente

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Carpe diem

4 Maggio 2022
Un sorriso. Un paesaggio. Un corpo armonioso. Un tramonto. Un bacio. Una vecchia cartolina. Un dettaglio architettonico. Una scultura perfetta. Un quadro dai colori avvolgenti. Un fotogramma avvincente.
Un fotogramma dal film l'attimo fuggente

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Carpe diem

4 Maggio 2022
Un sorriso. Un paesaggio. Un corpo armonioso. Un tramonto. Un bacio. Una vecchia cartolina. Un dettaglio architettonico. Una scultura perfetta. Un quadro dai colori avvolgenti. Un fotogramma avvincente.

Dov’è la bellezza? O in fondo cos’è la bellezza? Campo variegato e sterminato, che insieme all’amore condivide un’impressionante pluralità di interpretazioni e definizioni, sollecita da sempre artisti, filosofi, poeti e gente comune. L’umana progenie, insomma. Introduzione a un trattato di estetica? Semplicemente esposizione di un concetto che parte dal conosciutissimo e variamente attribuito, sintetico aforisma: la bellezza è negli occhi di chi guarda. Cioè la bellezza risiede in un sentimento, un’emozione, in un collegamento diretto, tra una soggettività in relazione alle emozioni che l’oggetto interessato dallo sguardo, produce. Per questo motivo la scelta dei film da raccontare in sintesi sono strettamente personali e sicuramente potrebbero non suscitare lo stesso interesse o produrre le stesse emozioni e sensazioni ai più. Partirei da Roma (1972) di Federico Fellini. Esempio di come raccontare la città eterna e la sua bellezza ammantandola di dimensioni da sogno, abbracciandola con uno sguardo e una prospettiva del tutto personali, autobiografiche, ma che diventano allo stesso tempo universali. La bellezza di questo film risiede nella leggerezza con cui il grande maestro riminese affronta il suo legame e la sua visione della città un tempo “caput mundi”, che vive di un passato maestoso e magnifico alle prese con la modernità e con i vari mondi che la compongono. Memorabili e intensissime alcune sequenze come quella della sfilata di abiti talari, le riprese sul raccordo anulare, le cene a Trastevere, il bordello e il palco da avanspettacolo durante gli anni del morente fascismo, l’arrivo prima dello scoppio della seconda guerra mondiale alla stazione Termini, l’emozionante corsa finale di un gruppo di motociclisti che scorrazza attraverso i luoghi più suggestivi, famosi e meravigliosi della città, con riprese in camera car che disegnano scorci, ombre, prospettive totalmente inedite. Tutto questo raccontato con scene di stampo “circense” in cui una moltitudine di tipi, di personaggi, di azioni, si uniscono per donare un caleidoscopico panorama della vita pulsante di una città altamente stratificata ma, allo stesso tempo, compatta e unita nel rendere un’immagine complessiva della realtà di una metropoli. Altre due sequenze di una profonda icasticità sono l’arrivo dei celerini in una piazza dove manifestano pacificamente dei giovani figli dei fiori seduti sulle scale di una fontana. Essi vengono dispersi violentemente dalle forze dell’ordine con l’uso di manganelli, proprio a due passi dai tavoli di un ristorante all’aperto dove cenano notabili politici che seguono la scena continuando imperturbabili a masticare l’abbondante pasto, e uno di loro continua l’intervista con un giornalista a cui sta lamentando i mali della società attuale e, soprattutto, delle nuove generazioni. Un’altra sequenza che rappresenta qualcosa di magico, per me la più intensa e onirica del film, è quando degli archeologi si trovano per caso di fronte a degli affreschi di un’antica villa romana, ritrovata durante i lavori sotterranei della metropolitana, conservati per millenni, ma che al contatto con l’aria esterna si polverizzano e scompaiono per sempre davanti agli occhi degli sconsolati studiosi e dei tecnici che li avevano accompagnati. La magia onirica del fantarealismo di Fellini in quest’opera matura sempre di più e diventerà un capolavoro nel successivo Amarcord (1973) con la vittoria agli Oscar come miglior film straniero. Nel suo Roma ci sono tutte le premesse di ciò che verrà enucleato profondamente nel film successivo, con un profondo interesse e un’esaltazione della bellezza del ricordo e della memoria. Roma  ha influenzato fortemente registi contemporanei che hanno tentato un approccio simile, risultando però troppo barocchi e artificiosi. L’altro film che mi piace segnalare per esaltare, in questo caso, la bellezza della poesia, della letteratura, dell’insegnamento e del tentativo di rendere le giovani generazioni sempre più capaci di senso critico, è L’attimo fuggente (1989) dell’australiano Peter Weir. Il film narra le vicende di alcuni adolescenti che vivono le loro esperienze di studio e di crescita in un collegio maschile alla fine degli anni ‘50 negli Stati Uniti d’America. L’arrivo di un giovane docente, interpretato da Robin Williams, dai metodi di insegnamento anticonformisti e controcorrente, porterà un gruppo di ragazzi a fare delle scelte coraggiose e a cambiare la loro vita. La storia si concluderà con un finale tragico per uno dei ragazzi che farà una scelta troppo radicale perché sentirà l’impossibilità di cambiare la sorte della sua esistenza, ma vedrà anche il riscatto di un altro componente del gruppo, il più timido e impacciato, che riuscirà a ribellarsi alla cappa conformista e ipocrita dell’ambiente scolastico e sociale. Egli esprimerà i suoi reali sentimenti palesando coraggiosamente la verità contro gli avvenimenti che coinvolgeranno in maniera menzognera il giovane insegnante diventato capro espiatorio. L’attimo fuggente ha esaltato schiere di studenti e soprattutto di futuri insegnanti, che hanno visto in quest’opera la possibilità di poter rendere l’azione didattica innovativa e completamente differente rispetto a schemi arcaici, bloccati e quasi fossilizzati. Una bandiera per il tentativo, a volte possibile, altre volte no, di rendere plausibile per gli allievi e, per gli adolescenti in particolare, la costruzione viva, vera, sincera della propria identità. Eppure non è soltanto all’ambito scolastico che il messaggio del film si concentra ma si allarga a tutte le belle anime che provano a rendere unica la propria vita, cogliendo al volo l’attimo fuggente nella frenetica corsa del tempo, accogliendo il “carpe diem” per riuscire a succhiare fino in fondo il midollo della bellezza della vita.

per citare questo articolo

Alfonso Sabba:

Carpe diem,

n. 25 - Bellezze,

maggio-agosto 2022

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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Per chi progetta cose, dall’architetto che progetta case a chi, come me, progetta la comunicazione, il concetto di bellezza è indissolubilmente legato a quello di funzione d’uso: se una cosa funziona e raggiunge l’obiettivo per cui è stata pensata, allora è bella.

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Ho capito che avevo scelto la persona perfetta per parlare di Bellezza come ideale estetico, quando Mauro Situra, dopo pochi secondi dal nostro incontro, mi ha detto «Le etichette le mettiamo sulle bottiglie di vino, quando parliamo di bellezza parliamo di libertà, di interpretazione, di amore e di personalità».