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La parola, nei contesti della cura, non può essere ridotta a un semplice veicolo di informazioni. Essa è, viceversa, un atto che costruisce significati, orienta comportamenti, genera fiducia o distanza, apre possibilità o produce ferite.
La parola, nei contesti della cura, non può essere ridotta a un semplice veicolo di informazioni. Essa è, viceversa, un atto che costruisce significati, orienta comportamenti, genera fiducia o distanza, apre possibilità o produce ferite.
Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia evolve alla velocità della luce: dai primi computer desktop al mondo odierno guidato dall’intelligenza artificiale, l’innovazione sta ridefinendo ruoli, opportunità, vincoli e rischi.
La sanità sta vivendo una metamorfosi profonda: le soluzioni digitali, considerate per decenni semplici “strumenti aggiuntivi”, oggi rappresentano il primo motore di un cambiamento che investe ogni aspetto dell’ecosistema salute.
Nel campo della formazione per l’innovazione in salute è sempre più diffuso l’utilizzo di metodiche dialogiche per migliorare la qualità dei servizi forniti e l’umanizzazione dell’assistenza.
La poesia è molto più di un esercizio di rappresentazione di una nuvola o un paesaggio marino: è uno sforzo umanistico che incoraggia la precisione, l’innovazione e, soprattutto, l’empatia.
Il concetto di leggerezza, analizzato da Italo Calvino nelle sue Lezioni americane, offre uno spunto prezioso per esaminare l’esperienza umana sotto diversi punti di vista, inclusi quelli medico-sanitario e psicologico.
Il concetto di danno è ampio e “trasformista”: può essere riferito alle persone, all’ambiente, alle cose, ma sempre, direttamente o indirettamente, impatta sugli individui e sulla collettività in maniera talvolta irreversibile.