INTRODUZIONE
Maddalena Illario
Questa rivoluzione tecnologica implica un ripensamento radicale delle modalità di cura e gestione della salute, passando da un approccio reattivo, incentrato sulla cura della malattia, a un approccio proattivo, focalizzato sulla prevenzione e sulla promozione della salute che pone il cittadino responsabilmente al centro. Tale cambiamento implica una riorganizzazione del modo in cui le diverse componenti dei sistemi sanitari operano, con il potenziamento dell’interazione dei setting di cura tra loro, con il sociale e con gli attori che generano innovazioni. Il fine di questa metamorfosi è il miglioramento dell’efficacia, della sostenibilità e dell’equità delle cure attraverso l’empowerment dei cittadini e l’utilizzo di soluzioni innovative e tecnologie digitali. Un’accelerazione verso questo approccio dinamico è stata data dalla pandemia COVID-19 che ha rappresentato uno spartiacque tra il prima e il dopo e ha facilitato l’integrazione della sanità digitale nelle pratiche mediche consolidate. Questa rapida evoluzione ha evidenziato come le soluzioni digitali possano rappresentare uno strumento utile e versatile nel garantire la continuità dell’assistenza sanitaria anche in situazioni di emergenza. La trasformazione digitale nella sanità ha portato, quindi, all’utilizzo di tecnologie digitali per migliorare radicalmente la fornitura di servizi sanitari, ha potenziato la telemedicina per consultazioni a distanza, ha favorito lo sviluppo delle cartelle cliniche elettroniche (EHR) per una gestione efficiente dei dati. Restano ancora numerose sfide da affrontare, quali l’integrazione e l’analisi avanzata dei dati per la stratificazione del rischio di salute, la revisione dei modelli organizzativi attraverso l’incentivazione coerente di interventi per la salute innovativi. A tale scopo è necessario promuovere e sostenere una cultura di innovazione e cambiamento all’interno delle strutture sanitarie, costruendo un ambiente in cui team multidisciplinari utilizzano in maniera appropriata tecnologia e dati, senza che le innovazioni vengano percepite come un ulteriore gravoso impegno.
IL CAMBIAMENTO DEL RUOLO DEI PROFESSIONISTI IN SANITÀ
Lorenzo Mercurio e Alessandra Ricciardelli
La trasformazione digitale sta ridefinendo in profondità il ruolo dei professionisti che operano nel settore della sanità pubblica. L’introduzione di strumenti come l’intelligenza artificiale, le piattaforme di condivisione dati e la telemedicina ha promosso una riorganizzazione dei modelli di cura, orientandoli verso approcci integrati e centrati sul paziente (Topol, 2019; Glasgow et al., 2018). I professionisti non sono più solo esecutori di prestazioni, ma attori chiave nella gestione delle cronicità e nella costruzione di reti assistenziali multidisciplinari (Neumann & Schott, 2023). Questa evoluzione implica un ampliamento delle competenze: alla padronanza clinica si affiancano alfabetizzazione digitale, interpretazione dei dati, collaborazione interprofessionale (Bates & Sheikh, 2018). I professionisti sono chiamati a integrare strumenti digitali nelle decisioni assistenziali, rafforzando la partecipazione del paziente e adottando nuove modalità di comunicazione (Bunker, 2020). Cambia anche il modo di relazionarsi con l’informazione, con pazienti più informati e attivi nel processo decisionale. Non mancano però le criticità. La resistenza al cambiamento è diffusa, alimentata dalla percezione di una riduzione dell’autonomia professionale e da una potenziale disumanizzazione della relazione con il paziente (Scupola & Mergel, 2022). Inoltre, la crescente complessità dei ruoli può generare sovraccarichi e disorientamento identitario (Neumann & Schott, 2023), soprattutto in assenza di un’adeguata formazione continua. La frammentazione delle competenze e il rischio di perdita del nucleo valoriale della professione sanitaria sono aspetti da monitorare attentamente. Nonostante le sfide, la digitalizzazione offre l’opportunità di migliorare l’efficienza dei processi, favorire l’accessibilità alle cure e rispondere in modo proattivo ai bisogni di una popolazione che invecchia (Ehrlich et al., 2020). Affinché la trasformazione sia sostenibile, occorre una governance attenta all’equità e alla valorizzazione della componente umana nella cura. Inoltre, il processo di innovazione va governato tenendo conto delle specificità del territorio, sia per quanto riguarda i bisogni dei cittadini sia per quanto riguarda i contesti culturali e ambientali nei quali operano i professionisti. I professionisti del futuro in sanità saranno chiamati a coniugare innovazione tecnologica e centralità della relazione, in un sistema capace di integrare efficienza e umanità.
METAMORFOSI PSICOLOGICA E RELAZIONALE NELL’ERA DELLA ROBOTICA E DELLA DIGITALIZZAZIONE
Sara Diamare e Serena De Simone
L’era della robotica e della digitalizzazione sta portando cambiamenti profondi nella nostra vita quotidiana, influenzando non solo il nostro modo di lavorare e di comunicare, ma anche il nostro modo di pensare e di relazionarci con gli altri. La digitalizzazione e la robotica stanno trasformando le nostre relazioni sociali in una “cultura della connessione” (Boyd, 2014) permettendoci di creare nuove forme di relazione con persone in tutto il mondo. Ad esempio, durante il difficile periodo causato dalla pandemia di Covid-19, è stato implementato positivamente un modello di educazione alla salute denominato i “Salotti del BenEssere©” in versione virtuale, risultato della collaborazione tra l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e l’ASL Napoli 1 Centro. Si tratta di un modello di salutogenesi che propone uno spazio multicentrico per la valutazione e la diffusione di stili di vita sani. A causa della pandemia e del conseguente isolamento sociale, le “chiavi” o tematiche di promozione della salute quali il movimento consapevole, la respirazione profonda, la corretta alimentazione, la gestione dello stress e delle emozioni, sono state esplorate online al fine di superare l’isolamento sociale; inoltre, sono stati forniti file audio per guidare gli studenti, futuri educatori, a implementare il modello con le loro famiglie attraversando la tematica di ciascuna “chiave” con semplici esercizi specifici (Diamare S., 2022). Tuttavia, se il nostro habitat si trasforma in uno spazio-tempo in cui le persone sono più connesse alle macchine (Turkle, 2015) che agli altri, rischiamo di ridurre la nostra capacità empatica con una grave difficoltà nel relazionarsi agli altri (Twenge, 2017) e il rischio di trasformarci piuttosto in una “cultura della solitudine”. Infatti, l’uso smodato della tecnologia può portare a una “desensibilizzazione”, rendendoci meno capaci di comprendere e gestire le emozioni altrui (Morelli, 2017). Inoltre, la costante esposizione ai social media o a varie forme di intrattenimento digitale può divenire una vera e propria “Cyberdipendenza” o Internet Addiction Disorder (IAD) che include la dipendenza da social media, giochi online e relazioni virtuali caratterizzata da perdita di controllo sull’uso di internet. L’esposizione prolungata alla tecnologia può essere però prevenuta sia con l’esercizio fisico che con la mindfulness, ovvero con tutte le tecniche di empowerment psicocorporeo; inoltre, può essere trattata con la psico-educazione e con la psicoterapia per accrescere la consapevolezza di sé e migliorare le abilità sociali. Bisogna riconoscere, identificare e affrontare a livello sanitario, sociale e normativo tale tema complesso per arginare anche la grave problematica del ritiro sociale, fenomeno purtroppo emergente nelle fasce giovanili di popolazione, dando l’impulso ad ogni livello per costruire relazioni significative e soluzioni innovative. È importante che la politica sanitaria e, con essa, gli educatori, i genitori e i professionisti della salute mentale siano consapevoli dei rischi e delle opportunità offerte dalla digitalizzazione, ma che, nel contempo, forniscano ai giovani gli strumenti necessari per navigare in questo mondo in rapida metamorfosi, educandoli all’uso responsabile della tecnologia e gestendo le modalità ed il tempo trascorso online.
COMIX, MANGA E METAMORFOSI: QUANDO L’IMMAGINARIO DIVENTA PONTE CON IL REALE
Mario Punzo
Chi frequenta il mondo della Scuola Italiana di Comix sa che il fumetto, l’illustrazione, l’animazione e la cultura pop non sono solo passatempi, ma linguaggi vivi, potenti, capaci di parlare alle emozioni più profonde. Da anni, per passione e per lavoro, abito questi linguaggi. E proprio per questo, ho riconosciuto subito – con empatia e senza pregiudizio il segnale di un fenomeno che oggi interpella genitori, scuole, istituzioni: quello dei ragazzi hikikomori, adolescenti che scelgono di ritirarsi dalla vita sociale e di chiudersi in una stanza, spesso per mesi o anni. Il termine hikikomori nasce in Giappone, ma non è più una realtà distante. Anche in Italia, migliaia di famiglie vivono questa sfida, come evidenziato dal lavoro dell’associazione Hikikomori Italia (www.hikikomoriitalia.it), che riunisce genitori e ragazzi in percorsi di ascolto e sostegno. Il ritiro sociale non è solo un sintomo, ma una scelta di ricerca di sopravvivenza emotiva in un mondo che sembra troppo esigente o troppo indifferente. Eppure, anche nel ritiro può germogliare un cambiamento. È qui che Scuola Italiana di Comix può giocare un ruolo significativo. Chi ama i manga, i videogiochi, i cosplay e il disegno vive immerso in universi simbolici dove le identità si trasformano. I protagonisti delle storie giapponesi spesso partono da una crisi, da una solitudine, da una ferita. E da lì, attraverso alleanze, sfide, rivelazioni, iniziano un percorso di metamorfosi. Questo è ciò che raccontano i manga: la possibilità di rinascere. La Scuola Italiana di Comix non è solo una fiera o un evento. È una comunità. È un luogo in cui le passioni diventano connessioni, le differenze si trasformano in risorse, l’immaginario diventa strumento per raccontarsi. Per un ragazzo in ritiro sociale, partecipare — anche solo virtualmente — a un laboratorio di disegno, a un contest, a una discussione online può rappresentare una prima apertura, una soglia sicura da cui riaffacciarsi al mondo. Non si tratta di “curare”, ma di creare occasioni di aggancio. Perché dentro ogni appassionato di fumetti e anime c’è già una scintilla di relazione, un desiderio di appartenenza. La passione non isola: al contrario, può diventare la prima lingua per ricominciare a comunicare. Come in ogni storia che si rispetti, anche per gli hikikomori il finale non è scritto. Scuola Italiana di Comix può essere una tappa del viaggio. Un passaggio tra il dentro e il fuori. Un luogo in cui dirsi: «Non sono solo. Questo mondo mi capisce».
LA METAMORFOSI NEL PRENDERSI CURA: UN’ANALISI DEL MUTAMENTO DI PERCEZIONE SOCIALE DURANTE LA PANDEMIA
Teresa Rea, Michele Virgolesi
Nella tradizione mitologica, la metamorfosi rappresenta una trasformazione ontologica, spesso imposta da forze sovrannaturali. In ambito sanitario, durante la passata pandemia, gli infermieri hanno vissuto un’analoga trasformazione identitaria. La percezione sociale di questa professione ha subito una serie di radicali mutamenti, riflettendo le oscillazioni emotive della collettività di fronte all’emergenza. Nella fase iniziale gli infermieri sono stati elevati al ruolo di eroi contemporanei. La società, bisognosa di figure rassicuranti, ha proiettato su di loro un’aura di sacralità laica, celebrandone il sacrificio attraverso gesti simbolici come gli applausi serali, ma trasformandoli in icone astratte li privava della loro complessità umana. Con l’evidenziarsi del rischio di contagio iatrogeno, la narrazione sociale ha subito una prima, significativa torsione. Gli infermieri, da protettori sono diventati potenziali untori, vettori inconsapevoli di trasmissione introducendo un paradosso: chi curava veniva guardato con sospetto, come se la loro vicinanza potesse essere contaminante moralmente e fisicamente. Infine, con l’introduzione delle campagne vaccinali, una parte della popolazione ha re-interpretato il ruolo degli infermieri, vedendoli come esecutori di imposizioni sanitarie. La relazione di cura si è così trovata minata da dinamiche di diffidenza e opposizione. Questi mutamenti di percezione sollevano interrogativi circa la natura della professione infermieristica nella società contemporanea. Le emergenze producono narrazioni semplificate, ma è preoccupante constatare quanto rapidamente l’immagine sociale degli infermieri possa essere ridefinita in base a contingenze esterne. L’esperienza pandemica ha dimostrato come la professione infermieristica si trovi a operare in un delicato equilibrio tra identità professionale e percezione sociale. La sfida futura consisterà nel preservare l’autenticità del rapporto di cura, proteggendolo dalle distorsioni indotte da crisi e emergenze temporanee.
DAL FONENDOSCOPIO ALLO SMARTPHONE: LA METAMORFOSI DEL MEDICO DI FAMIGLIA
Roberto Barra
Quando ho cominciato a fare il medico di medicina generale, nel 1984, il mio lavoro stava tutto in una borsa. Dentro c’erano strumenti essenziali: il fonendoscopio, lo sfigmomanometro, il ricettario personale, quello della USL (oggi ASL), e una piccola rubrica con i nomi e i numeri di libretto dei miei pazienti. Ogni giorno, scrivevo a mano le prescrizioni, riportavo i dati, appuntavo gli esiti delle analisi su schede che conservavo con cura. Era un lavoro minuzioso, artigianale, fatto di carta, memoria e presenza. Poi, lentamente, qualcosa ha cominciato a cambiare. Verso la metà degli anni ’90, ho adottato il mio primo software gestionale. Ricordo bene quanto tempo ci volle per inserire uno a uno i dati di circa 1500 assistiti. Ma fu una svolta: niente più rubriche cartacee, niente più numeri di libretto scritti a mano su ogni ricetta. La tecnologia non solo semplificava, ma iniziava a collaborare con noi: ci segnalava interazioni farmacologiche rischiose, ci ricordava esami utili, ci offriva strumenti nuovi per prenderci cura. Nel tempo, il numero identificativo del paziente è diventato il codice fiscale, e le cartelle si sono fatte sempre più intelligenti. Iniziavamo a costruire — quasi senza accorgercene — una banca dati preziosa, capace di raccontare la salute delle nostre comunità. Con il supporto della ASL, abbiamo iniziato ad analizzare questi dati, a usarli per la prevenzione, per la ricerca, per migliorare la qualità dell’assistenza. La nostra professione non era più solo clinica: diventava anche osservazione epidemiologica, capacità di lettura del territorio, sensibilità alle tendenze emergenti. Oggi ci troviamo in un’altra fase di metamorfosi. Smartphone, mail, telemedicina, fascicoli sanitari elettronici: il rapporto con il paziente si è fatto più fluido, più accessibile, più dinamico. Le barriere geografiche e temporali si sono ridotte. Possiamo assistere chi è fragile, chi vive lontano, chi ha difficoltà a muoversi. Non è più solo il paziente che si reca dal medico: anche il medico può entrare nella vita del paziente in modo nuovo, rispettoso, umano, ma mediato dalla tecnologia. Questa evoluzione non ha snaturato il nostro ruolo: lo ha potenziato. Ci ha permesso di essere più presenti, più efficaci, più capaci di coniugare cura individuale e visione collettiva. Abbiamo imparato che la tecnologia non sostituisce la relazione, ma può renderla più forte, più mirata, più continua. Il medico di medicina generale del futuro — che in parte siamo già — non è un tecnico, ma un professionista capace di integrare saperi, strumenti e umanità. Siamo passati dal “prendere nota” al “generare conoscenza”, dal “seguire un paziente” al “monitorare una comunità”, dalla prescrizione al dialogo personalizzato. La mia vecchia borsa è ancora lì, da qualche parte. Ma oggi, nella mia tasca, c’è uno smartphone. E in quell’oggetto, così diverso dal taccuino dei primi anni, ci sono i segnali di una metamorfosi che continua, e che ha ancora molto da offrire. Se sappiamo ascoltarla.
METAMORFOSI DEL SETTING SANITARIO NELL’OTTICA DELLA DEFINIZIONE DEGLI OSPEDALI E CASE DELLA COMUNITÀ
Tiziana Russo Spena
La riforma del sistema sanitario territoriale in Italia, delineata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e formalizzata con il Decreto Ministeriale 77/2022, rappresenta una profonda metamorfosi del setting sanitario, ridefinendo in particolare il ruolo degli ospedali di comunità e delle case della comunità (Ministero della Salute, 2022). Questo cambiamento non è solo strutturale, ma implica una trasformazione culturale, organizzativa e relazionale che investe il modo stesso di concepire la cura e il rapporto tra i diversi livelli assistenziali. Il nuovo paradigma ruota attorno alla medicina di prossimità, intesa non semplicemente come decentramento dei servizi, ma come approccio integrato e centrato sulla persona, che enfatizza la prossimità fisica, relazionale e organizzativa ai bisogni della popolazione (European Commission, 2023). In questa prospettiva, le case della comunità e gli ospedali di comunità assumono un ruolo cardine: spazi accessibili e riconoscibili in cui si sviluppa un’assistenza continua, coordinata e partecipata. La relazione di cura si riconfigura, pertanto, come un’alleanza dinamica tra pazienti, caregiver, professionisti sanitari e attori del territorio, in un’ottica di co-produzione della salute. La prossimità si traduce in una cura radicata nei luoghi di vita e lavoro delle persone, garantendo accessibilità, continuità e integrazione dei servizi su tutti i livelli dell’assistenza, dall’acuto alla cronicità, dalla prevenzione alla riabilitazione (WHO, 2021). Si promuovono intervento precoce, gestione proattiva delle cronicità e prevenzione, grazie a politiche multisettoriali, all’impiego di team multiprofessionali e alla partecipazione attiva delle comunità. La trasformazione digitale — attraverso il potenziamento della telemedicina, dei sistemi di interoperabilità dei dati clinici e dei servizi di sanità digitale territoriale — gioca un ruolo essenziale nel rendere i servizi più accessibili e personalizzati (OECD, 2023). In questo nuovo setting, il paziente non è semplicemente al centro, ma diventa parte attiva di un ecosistema collaborativo, che valorizza le reti di cura e le connessioni comunitarie. Le case della comunità e gli ospedali di comunità si configurano così non solo come nuove strutture fisiche, ma come veri e propri snodi organizzativi e relazionali di un sistema di salute più equo, integrato e resiliente.
INNOVATIVE PROCUREMENT & VALUE BASED PROCUREMENT
Vincenzo De Luca
La ricerca e lo sviluppo di soluzioni digitali per la salute e la cura è in continua metamorfosi. La domanda di innovazione digitale da parte di professionisti sanitari e pazienti si modifica di pari passo con l’evolversi degli strumenti e delle tecnologie. La velocità con cui mutano le tecnologie informatiche spinge le Istituzioni alla ricerca anche di nuovi strumenti finanziari per lo sviluppo di soluzioni digitali che rispondano alle esigenze specifiche dei servizi pubblici, quali la salute e la cura. La Commissione Europea ha introdotto due forme di appalto pubblico per promuovere l’innovazione nel settore pubblico: gli appalti pubblici per soluzioni innovative (PPI) e gli appalti pre-commerciali (PCP). L’appalto pre-commerciale consente l’acquisto di servizi di ricerca e sviluppo, anziché di prodotti pronti per il mercato, coinvolgendo gli operatori del settore, in qualità di futuri fornitori, in tutte le fasi di sviluppo della soluzione. Ogni PCP offre l’opportunità agli stakeholder e ai fornitori di sviluppare requisiti specifici per soluzioni innovative, di contribuire a progetti pilota clinici in contesti sanitari e di offrire ai venditori la possibilità di sfruttare i risultati dei progetti pilota per lo sviluppo di soluzioni pronte per il mercato. L’appalto pubblico per soluzioni innovative, invece, è una procedura in cui le autorità pubbliche agiscono come clienti per il lancio di beni e servizi innovativi non ancora disponibili su larga scala, ma che sono in grado di apportare benefici diretti agli utilizzatori finali delle tecnologie acquisite. Sono tipologie di appalti che non sono basati meramente su volume e prezzo dei beni e servizi, ma piuttosto sul valore che l’acquisto produce per gli utenti (Value-Based Procurement) supportando un’assistenza sanitaria incentrata sul paziente, di alta qualità e accessibile. Le stazioni appaltanti piuttosto che concentrarsi esclusivamente sul costo iniziale di una tecnologia medica, guardano principalmente a come essa migliori i risultati di salute, la performance degli operatori, riduca il costo totale dell’assistenza, offrendo benefici a lungo termine a tutti gli stakeholder dell’ecosistema sanitario. Il ruolo dell’appalto, quindi, muta sempre più verso uno strumento in grado di supportare l’incontro tra domanda e offerta di innovazione, con l’obiettivo di ridurre la frammentazione del mercato e promuovere un approccio collaborativo. Gli appalti innovativi aumentando la condivisione delle conoscenze e la capacità del SSR di esprimere il proprio bisogno di innovazione, consente al mercato di fornire soluzioni adeguate e sostenibili. L’innovazione tecnologica nel contesto del Value-based Procurement supera la logica dell’essere un costo iniziale ammortizzabile nel tempo, per diventare un investimento in grado di produrre benefici diretti e quantificabili per utenti, sia nel breve che nel lungo periodo.
CONCLUSIONI
Annamaria Colao
L’epoca attuale si caratterizza per una profonda metamorfosi, una vera rivoluzione culturale in materia di salute umana e globale che mira alla transizione da gestione delle malattie croniche; alla promozione della salute cronica; infatti, uno degli obiettivi futuri del sistema sanitario sarà di garantire una salute ottimale per tutta la vita, anziché curare le malattie una volta insorte. Tale approccio non riguarda solo la modificazione del comportamento individuale ma anche lo sviluppo di nuovi modelli di promozione della salute innovativi che antepongono la prevenzione delle malattie croniche al loro trattamento. In questo contesto, è essenziale l’educazione della popolazione fin da un’età molto precoce e in maniera continuativa durante la crescita fino all’età adulta (lifelong learning), utilizzando anche piattaforme digitali e metodologie basate su nuove tecnologie. Inoltre, queste strategie innovative di educazione alla salute richiedono percorsi formativi specifici per l’alfabetizzazione sanitaria a tutti i livelli, promuovendo la medicina dello stile di vita, come previsto anche dalle cosiddette Case di Comunità, la nuova rete di medici di famiglia con diverse specializzazioni che lavorano insieme attualmente in corso di sviluppo in Italia. Queste case di comunità potrebbero fungere da veri hub sociali, anche per rispondere alla crescente richiesta di superare la solitudine e l’isolamento sociale. Pertanto, per superare la pratica medica tradizionale, gli operatori sanitari devono riconsiderare il loro ruolo non solo di difensori della salute e del benessere dell’essere umano, ma anche di motivatori dei loro assistiti, affinché essi partecipino attivamente al loro percorso di salute fornendo istruzione, guida e supporto. In conclusione, l’assistenza sanitaria futura mostra un panorama in evoluzione della pratica medica, che va oltre una comprensione olistica dei meccanismi biologici che influenzano la salute umana. Richiede una profonda comprensione dei fondamenti scientifici dell’invecchiamento sano, unita a competenza tecnologiche e a un impegno costante verso la formazione dei suoi destinatari. Questa metamorfosi del sistema sanitario e dei suoi attori garantirà la promozione della salute e del benessere a livello globale. Infatti, solo adottando questo nuovo approccio è possibile alleviare l’onere sociale e finanziario imposto dal crescente tsunami di malattie croniche. Infatti, gli individui sani utilizzano meno risorse sanitarie e meno costose rispetto alle loro controparti affette da patologie. Riducendo la prevalenza di cittadini malati e promuovendo una longevità in buona salute sarà possibile arrestare o addirittura invertire la traiettoria della spesa sanitaria e reindirizzare le risorse finanziarie verso un’economia più verde e sostenibile. Pertanto, abbracciare la metamorfosi che dia priorità alla salute cronica è vantaggioso non solo per i singoli individui, ma anche per la società nel suo complesso.
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AUTORI
Maddalena Illario
Dipartimento di Sanità Pubblica — UNINA
Vincenzo De Luca
Dipartimento di Sanità Pubblica — UNINA
Serena De Simone
Dipartimento di Sanità Pubblica — UNINA
Sara Diamare
Dirigente Psicologa — A.S.L. Napoli 1 Centro
Roberto Barra
Medico di Medicina Generale
Mario Punzo
Direttore Scuola Italiana di Comix
Lorenzo Mercurio
Dipartimento di Sanità Pubblica — UNINA
Alessandra Ricciardelli
Dipartimento di Sanità Pubblica — UNINA
Tiziana Russo Spena
Dipartimento di Economia, Management, Istituzioni, UNINA
Teresa Rea
Professore Associato in Scienze Infermieristiche, Dipartimento di Sanità Pubblica — Università degli Studi di Napoli Federico II
Michele Virgolesi
Ricercatore di tipo A Dipartimento di Sanità Pubblica — Università degli Studi di Napoli Federico II