Skip to content
In copertina per il numero 31 di Orione, Il danno, Omaggio a Bebe Vio, Illustrazione di Bruna Pallante - Dettaglio

|

Non solo sicurezza

6 Maggio 2024
In tempi recenti, il concetto di danno in ambito scolastico sembra assumere prevalentemente una connotazione giuridica ed essere quindi strettamente collegato alla nozione di responsabilità e al più ampio tema della sicurezza a scuola.
In copertina per il numero 31 di Orione, Il danno, Omaggio a Bebe Vio, Illustrazione di Bruna Pallante - Dettaglio

|

Non solo sicurezza

6 Maggio 2024
In tempi recenti, il concetto di danno in ambito scolastico sembra assumere prevalentemente una connotazione giuridica ed essere quindi strettamente collegato alla nozione di responsabilità e al più ampio tema della sicurezza a scuola.

Negli ultimi trent’anni, infatti, parallelamente a quanto è accaduto in tutti i contesti lavorativi e professionali, l’attenzione alla sicurezza fisica ha conosciuto un notevole sviluppo, dal punto di vista normativo ma anche tecnico, in ordine a tutelare studenti e personale scolastico da ogni tipologia di rischio.

In ragione di tale evoluzione, la nozione di danno a scuola ha trovato specificazione in riferimento a due diverse configurazioni che la responsabilità del personale scolastico assume nei confronti dell’alunno minore. La prima, definita responsabilità contrattuale, allude al vincolo che si instaura tra famiglia e Istituzione scolastica all’atto dell’iscrizione e obbliga il personale a vigilare sull’alunno in ordine a tutelare la sua incolumità e a impedire che causi danno a sé stesso, nella scuola e nelle sue pertinenze. L’altra forma di responsabilità che il personale scolastico deve osservare nei confronti degli alunni è denominata extracontrattuale e trova fondamento nel codice civile, nel quale si prescrive che docenti e collaboratori scolastici vigilino affinché gli alunni minori non cagionino danni ad altri alunni o ad altri soggetti. 

La responsabilità del personale scolastico trova un’ulteriore distinzione in ragione del ruolo svolto nella scuola: dalla “culpa in organizzando” del dirigente scolastico alla “culpa in vigilando” del personale docente e ATA, per le rispettive competenze. Le molteplici forme di responsabilità giuridica, collegate a diverse tipologie di danno, portano a una serie di misure organizzative e tecniche nella scuola, che spaziano dal documento di valutazione dei rischi al piano di evacuazione, dalla definizione di un organigramma specifico alla organizzazione di interventi di formazione per alunni e personale, alla predisposizione, infine, di procedure e di segnaletica verticale ed orizzontale. Adempimenti questi che concorrono a formare il complesso di norme e di strategie per la salute e la sicurezza nelle scuole e che hanno assunto un peso rilevante nell’organizzazione degli Istituti scolastici, condizionando fortemente le relazioni tra il personale  e le Istituzioni locali, tenute ad assicurare adeguate condizioni di salubrità e di sicurezza degli ambienti, in ordine a tutelare gli alunni dall’insorgere di un danno fisico. 

Nondimeno, la dimensione giuridica non è esaustiva rispetto al concetto di danno in ambito scolastico, che fa riferimento anche ad un’altra forma di responsabilità, forse ancora più importante, che la scuola assume nei confronti delle famiglie e della comunità tutta e che riguarda la crescita personale dell’alunno e il processo di apprendimento, il suo successo formativo e il saper diventare un buon cittadino, il futuro percorso di studi e le prospettive lavorative che ne conseguono. È questa una forma di responsabilità sicuramente non meno importante di quella che riguarda la salute e la sicurezza fisica dei ragazzi e che allude ad un diritto fondamentale, che prescinde da ogni caratteristica specifica e sancisce l’uguaglianza sostanziale di ogni cittadino. Nell’art. 34 della costituzione si afferma che la scuola sia aperta a tutti, che l’istruzione inferiore sia obbligatoria e gratuita e che i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, abbiano diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. Questo articolo fondamentale, che il personale scolastico si impegna ad attuare ogni giorno nelle scuole italiane, trova un’importante specificazione in uno dei principi fondamentali della carta costituzionale.

Recita, infatti, il secondo comma dell’art. 3 della costituzione: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Fortemente voluto dalla giovane pedagogista Teresa Mattei, che a soli venticinque anni prese parte all’Assemblea Costituente, questo importante articolo sottolinea la necessità che lo Stato, per garantire il pieno accesso di tutti alla società, indipendentemente dalle condizioni sociali, economiche o di salute, debba adoperarsi per rimuovere impedimenti al pieno sviluppo della persona umana, quali povertà, emarginazione, diverse abilità o deprivazione sociale e che allontanano i cittadini di ogni razza, sesso o religione e, in particolare, i giovani dalla realizzazione completa del proprio futuro. Ed è proprio alla luce di questo articolo che assume significato l’impegno quotidianamente profuso dai docenti e dal personale scolastico nel promuovere l’acquisizione dell’autonomia e la completa inclusione degli alunni “speciali” della scuola; nel supportare l’acquisizione delle competenze di base da parte di tutti gli alunni, con particolare attenzione a quelli meno fortunati; nel favorire il recupero delle competenze da parte di chi mostra maggiori difficoltà di apprendimento e nel sostenere la valorizzazione di alunni che presentano, invece, caratteri di eccellenza; nel contribuire al superamento dei limiti linguistici degli alunni di recente immigrazione. In rapporto a ciò, il danno più grave che la scuola e il personale scolastico possono cagionare ad un alunno, soprattutto se caratterizzato da una maggiore fragilità dal punto di vista sociale, economico o personale, è privarlo degli strumenti utili ad elevarsi da una condizione di svantaggio ad un ruolo attivo e propositivo nei confronti della società. In tale prospettiva, se il singolo alunno subisce un grave detrimento dalla inefficacia e dalla mancanza di qualità dei processi di apprendimento, il danno più significativo è quello arrecato alla collettività, come ci ricorda l’obiettivo 4 dell’Agenda 2030: solo attraverso un’istruzione di qualità, equa e inclusiva, sarà possibile migliorare la vita delle persone e rendere il mondo più sostenibile e sicuro.

per citare questo articolo

Maria Grazia Silverii:

Non solo sicurezza,

n. 31 - Il danno,

maggio-agosto 2024

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

INSERISCI COMMENTO ALL’ARTICOLO

In questo numero