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fiori di zucca - orione fondazione sinapsi - nutrimento

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Non è solo una minestrina

2 Agosto 2021
Quando ero bambina, in un momento dell’anno che non saprei collocare con esattezza sul calendario, ma che ruotava di certo intorno al mese di luglio, arrivava sulla nostra tavola “la minestrina”, che la mia mamma impiattava con la soddisfazione di chi sa che sta per gustare qualcosa di molto buono e la fierezza di chi è consapevole di aver assolto il proprio compito nella tutela delle antiche tradizioni.
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Non è solo una minestrina

2 Agosto 2021
Quando ero bambina, in un momento dell’anno che non saprei collocare con esattezza sul calendario, ma che ruotava di certo intorno al mese di luglio, arrivava sulla nostra tavola “la minestrina”, che la mia mamma impiattava con la soddisfazione di chi sa che sta per gustare qualcosa di molto buono e la fierezza di chi è consapevole di aver assolto il proprio compito nella tutela delle antiche tradizioni.

Con gesto platealmente trionfante depositava davanti a noi il piatto fondo fumante, in cui si intrecciavano armoniosamente sfumature del verde, del bianco, del giallo e dell’arancione, le quali, lungi dal suscitare in me e mia sorella lo stupore e l’entusiasmo che nostra madre avrebbe desiderato — come può facilmente immaginare chiunque ricordi di essere stato un bambino — ci facevano invece voltare il viso e arricciare naso e labbra nella più esemplare espressione del disgusto. Mi sembra il caso quindi di spiegare, a chi di voi se lo stesso chiedendo, di cosa fosse fatta “la minestrina” colorata e fumante che ci toccava un paio di volte all’anno quando fuori c’erano più o meno 35°. Trattavasi di una ricetta trasmessa da entrambe le mie nonne e composta da quelle zucchine piccole piccole con i fiorilli — noti, fuori dalla Campania come “fiori di zucca” — le patate, le cipolline fresche e i tenerumi. Questi ultimi — sempre per chi se lo stesse domandando e non lo sapesse — erano e sono ancora oggi le parti tenere della pianta di quelle stesse zucchine di cui sopra, la quale pianta, più o meno alla fine della sua stagione produttiva, veniva e viene tagliata e mangiata tenendo fede alla filosofia del non si butta via niente che, ai tempi delle mie nonne, era una necessità più che una scelta e, oggi, mi sembra quanto mai in linea con l’idea di sostenibilità che, in cucina, come in ogni altro ambito delle nostre vite, dovremmo accogliere per la salute di noi tutti e del nostro pianeta. Suppongo sia chiaro per chi legge che, all’epoca di cui sto raccontando, “la minestrina” non rientrasse esattamente nella lista dei miei piatti preferiti. È proprio per questo probabilmente che oggi, quando con la stessa soddisfazione e la medesima fierezza di mia mamma la impiatto e quando con gesto ugualmente plateale e trionfante la depongo davanti alla mia bambina e a mio marito, non posso fare a meno di sorridere. Sorrido e, a volte, rido ricordando una piccola me e la mia mamma che non c’è più da tanto tempo, eppure c’è sempre. E mi viene in mente quando, senza scomporsi e afferrando il cucchiaio, ci diceva: «Sono certa che un giorno vi piacerà!». Aveva ragione, su questa e su molte altre cose, perché oggi “la minestrina” è uno dei miei piatti preferiti, al quale non rinuncio nemmeno di fronte alla pulitura dei tenerumi, che è per me una delle cose più seccanti da fare in cucina. Così, anche se i gambi prudono e pungono e mentre tiro via i filamenti più duri si spezzano e devo riuscire a riprenderli e a tirarli fin in fondo, altrimenti corro il rischio di lasciare parti dure da mangiare, mi metto lì e pulisco, taglio, lavo, sminuzzo, pregustandone il sapore e rivivendo quei momenti in cui, chiacchierando accanto al lavandino, spalla contro spalla, con le braccia e le mani che si sfioravano, la mia mamma mi insegnava a preparare questa e altre ricette nello stesso identico modo in cui oggi io le insegno a mia figlia. In quei momenti, mentre condivido con la mia bambina le esperienze che sono state importanti per me, mi domando se davvero stiamo solo cucinando, se stiamo solo preparando qualcosa per riempire il nostro stomaco o se invece non stiamo facendo qualcosa di più, qualcosa che ci alimenta nel corpo e nello spirito, qualcosa che non è solo un gustoso insieme di vitamine, carboidrati, proteine e sali minerali, ma piuttosto un nutrimento per la mente, per il cuore, per l’amore che ci lega, per il tesoro di tradizioni e di passato che facciamo nostro e portiamo con noi nel futuro rendendolo nuovo e allo stesso tempo antico. Ecco cos’è oggi la minestrina per me, un boccone che ha il sapore del tempo di ieri, di oggi e di domani e il gusto dolcissimo del legame tra una mamma e i suoi figli, uno dei misteri più profondi e vari tra quelli ancora da comprendere appieno. Mentre ancora mi interrogo sull’amore materno, allora, visto che ne avrò ancora per un bel po’, ho pensato di condividere qui con voi lettori di Orione la ricetta della “minestrina”, perché tra poco arriverà la sua stagione e chissà che non vi venga la voglia di assaggiarla? Magari dopo averla preparata spalla a spalla con i vostri bambini. 

MINESTRINA DI FIORILLI E TENERUMI

Ingredienti per 2/3 persone (a seconda della fame)

  • 2-3 patate a pasta gialla di grandezza media
  • 300 g di tenerumi puliti
  • 5-6 zucchine piccole con il fiore
  • 5 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 5-6 cipolline bianche fresche
  • acqua quanto basta
  • sale fino quanto basta
  • 3 cucchiai di parmigiano

Preparazione

Pulite la verdura: scegliete le foglie e i germogli più teneri e private quelli più grossi dei numerosi filamenti che li percorrono in lunghezza, questa operazione è davvero importante per la buona riuscita del piatto perché rende la verdura più tenera. Staccate i fiori dalle zucchine e privateli del pistillo e delle spine che trovate intorno alla corolla. Eliminate le due estremità delle zucchine e tagliatele a piccole rondelle. Pelate le patate e fatele a dadini non molto grandi. Lavate tutto per due o tre volte in abbondante acqua fredda. Pulite le cipolline dello strato più esterno e tagliatele finemente. In una pentola alta e dal fondo spesso versate l’olio e fate soffriggere per qualche minuto le cipolle tagliate, poi aggiungete le patate con un paio di bicchieri d’acqua e lasciate cuocere per una decina di minuti. Aggiungete le zucchine e i tenerumi, salate e irrorate con altri due o tre bicchieri d’acqua. Fate cuocere per altri dieci minuti, poi aggiungete i fiori di zucca e terminate la cottura per altri cinque minuti. Se c’è ancora troppa acqua e la minestrina appare molto liquida, fatela asciugare a fuoco vivace fin quando non si sarà leggermente addensata. Mescolate e servite nei piatti fondi con un cucchiaio di parmigiano e, se vi piace, una spruzzata di pepe nero.

per citare questo articolo

Francesca de Robertis:

Non è solo una minestrina,

n. 23 - Nutrimento,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Un’intima intervista con la chef stellata Rosanna Marziale. Con lei parlare di cibo significa parlare di poesia, emozioni, sentimenti, legami. L’obiettivo della sua cucina è quello di nutrire secondo materie prime di indiscussa qualità senza dimenticare il modo, la forma e i tempi in cui proporre piatti che diventino momenti di vita da ricordare.