Skip to content
La terra, il cinema e la principessa Mononoke

|

La terra, il cinema e la principessa Mononoke

10 Luglio 2019
Tra i film che parlano della nostra madre terra, troviamo una focalizzazione sui cambiamenti climatici e i conseguenti disastri che la natura ci offre come reazione a uno stato di non equilibrio. Questi sono una sottocategoria di quelli che vengono definiti film catastrofici.
La terra, il cinema e la principessa Mononoke

|

La terra, il cinema e la principessa Mononoke

10 Luglio 2019
Tra i film che parlano della nostra madre terra, troviamo una focalizzazione sui cambiamenti climatici e i conseguenti disastri che la natura ci offre come reazione a uno stato di non equilibrio. Questi sono una sottocategoria di quelli che vengono definiti film catastrofici.

Tutti riportano alcune regole fondamentali: il disastro non deve avvenire prima o dopo, ma deve essere concreto, presente; ognuno deve potersi identificare con le vittime o con i personaggi. Niente di esotico o di strano quindi, niente abissi marini o fantascienza. La vita di tutti i giorni sconquassata da eventi disastrosi. La sottocategoria dei weather-movies è capitanata da una pellicola del 2003: The day after tomorrow. Considerata una delle migliori pellicole si divide in due parti. Prima delle immagini costruite ad hoc, con effetti speciali a ripetizioni per raccontare il disastro, il film racconta il dibattito tra la scienza e i politici, lo scontro tra uno scienziato e i decisori, la collaborazione tra gli scienziati del mondo per monitorare e arginare la catastrofe. Ma anche gli scienziati non hanno bacchette magiche e il loro messaggio non riesce a ergersi a coscienza collettiva. Serve qualcosa di diverso. Serve entrare veramente nell’intimità, non bastano i discorsi e tantomeno gli effetti speciali. Serve elevarsi a simbolo di una nuova ecologia. Serve una ragazzina contro il sistema, innocente e selvaggia. Indifesa e libera. Pochi film riescono a superare il fatto in sé, la narrazione si chiude su se stessa. Non diventano totem. Uno dei pochi lungometraggi che ci riesce è un film di animazione del maestro giapponese Hayao Miyazaki: La principessa Mononoke. Uscito nel 1997, è stato il film di animazione che ha ottenuto più incassi in Giappone con un enorme successo nel resto del mondo. A distanza di 20 anni — pochi per certi versi tantissimi per altri — riesce ancora a stupire. In Italia è uscito nel 2000 con un buon successo di pubblico e, a sottolineare l’interesse sempre acceso verso questa opera, è stato riproposto nel 2014 con un nuovo doppiaggio. Il nocciolo sta tutto nel capire cosa racconta oggi un film come La principessa Mononoke e chi è questa principessa. Le immagini iniziali si focalizzano sulla presenza di uno spirito cinghiale, dall’aspetto demoniaco, che, a causa di un proiettile ricevuto in corpo dagli uomini, rivolge verso di loro tutta la sua rabbia e il suo rancore. Da una parte c’è un principe, il principe Ashitaka, che costretto a uccidere il demone cinghiale per salvare la propria gente ne rimane infettato dal rancore. Partito alla ricerca di una cura scopre che solo un dio della foresta può curarlo. Ma scopre anche la Città del Ferro, Tataraba — un centro proto-siderurgico che produce nuove armi da fuoco e di conseguenza estrae enormi quantità di ferro dalla montagna vicina. Dall’altra parte la principessa Mononoke, ovvero la ragazza lupo, è stata allevata da una dea-lupa e non ha un buon rapporto con gli umani. Lo scontro tra chi sfrutta la natura e gli dei-animali che la proteggono è difficile. Il principe si troverà in mezzo a questa guerra. In tutta la filmografia di Miyazaki la natura è un sistema complesso. Un sistema di relazioni delicate. Così, in questo film la città del ferro rappresenta un avamposto umano: costruito ai bordi di una foresta e pieno di ingegneri, operai, fabbri, minatori, portatori e fabbricanti di carbone che lavorano abbattendo alberi e fabbricano fucili e nuove armi. Ci sono gli alberi abbattuti per far funzionare le caldaie che sciolgono e purificano il ferro, c’è il ferro stesso, estratto grezzo dalle miniere. Ogni metro scavato, ogni albero abbattuto è un grido di dolore. Gli esseri umani sono sordi a questa sofferenza, ma non lo sono gli dei della foresta. Non possono restare immuni a questo strazio, a quella che per loro è una dichiarazione di guerra. Difficile dire chi vinca e chi perda. In quel momento, in quell’attimo, il dio della foresta soccombe, e poi… in un rapporto uomo-natura incrinato non c’è mai un vincitore. La natura soccombe e l’uomo ci rimette. Solo un equilibrio porta linfa vitale per tutti. In Miyazaki questo è il vero tema ricorrente, la terra è fragile e l’equilibrio precario. Ci vuole impegno per mantenerlo. Troppo poco per distruggerlo. Il regista è forse tra i più importanti di film d’animazione giapponese, conosciuto in tutto il mondo. La principessa Mononoke è solo uno dei tasselli del puzzle che Miyazaki ci ha donato per avere una visione più lucida e distaccata, come dicevamo più simbolica, di quello che è il nostro rapporto con la natura. Con film come Nausicaä della Valle del vento, Conan il ragazzo del futuro o il Castello errante di Howl, ha ripercorso altri aspetti del suo ecologismo. In particolare, come dal regista più volte sottolineato, lui considera la presenza stessa dell’uomo, anche se pacifica, una causa della distruzione della madreterra: «Quando ci accorgiamo che anche vivere in modo rispettoso distrugge la natura, non sappiamo che fare». E, sempre secondo Hayao e da questo non sapere, da questo gesto di umiltà intellettuale, che bisogna ripartire. Oggi la principessa Mononoke ce la possiamo immaginare incarnata in una ragazzina, una in particolare, che ha raggiunto gli onori e gli oneri, della cronaca. Non è nata con i lupi, ma questo è un dettaglio. Ha la faccia della ragazzina svedese Greta Tintin Eleonora Ernman Thunberg. Nata nel 2003, è un’attivista svedese per lo sviluppo sostenibile e contro il cambiamento climatico. Le sue manifestazioni, iniziate l’anno scorso — aveva 15 anni — sono diventate virali, un fenomeno mondiale. Ha scosso più lei, con i suoi gesti, che milioni di parole scritte o dette da scienziati, politici e intellettuali. Non so quale sia la sua fiducia nell’uomo, la principessa di Miyazaki ne aveva poca. Ma l’idea che dobbiamo cambiare rotta e in fretta è la stessa; il simbolico che ci sta dietro è simile. Ed è quello di cui il mondo ha bisogno. Non possiamo andare avanti a costruire armi che distruggono uomini e per farle distruggiamo la natura. Chiudendo con le parole di Greta: «Ciò che speriamo di ottenere […] è di comprendere che siamo di fronte a una minaccia esistenziale. Questa è la crisi più grave che l’umanità abbia mai sùbito. Noi dobbiamo anzitutto prenderne coscienza e fare qualcosa il più in fretta possibile per fermare le emissioni e cercare di salvare quello che possiamo». E la principessa di Miyazaki non potrebbe non essere d’accordo.

per citare questo articolo

Marco Crespi:

La terra, il cinema e la principessa Mononoke,

n. 17 - Madre terra,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

INSERISCI COMMENTO ALL’ARTICOLO

In questo numero

|

Pensare alla madre terra senza pensare a mia madre mi riesce difficile. L’Irpinia d’Oriente è la mia terra e quella di Franco Arminio, poeta e paesologo che Orione ha già intervistato nel numero sulla letteratura. Le terre dell’osso, come le definiva Manlio Rossi Doria, nutrono la parola e l’impegno del poeta che invita le persone, negli incontri che realizza in tutto

|

«Nel possesso della terra [i mafiosi] continuano a vedere un segno di prestigio, quel “quarto di nobiltà” acquisito quando, al tramonto dell’epoca rurale, smisero di gestire i latifondi per conto dell’aristocrazia terriera per diventare a loro volta possidenti».[1] Dunque la terra (e il suo possesso) era, e resta, per le mafie,