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Cinque grammi

26 Agosto 2019
La barriera corallina è morta. Abbiamo esaurito le risorse a nostra disposizione. La calotta polare si è sciolta, a causa del surriscaldamento globale (di cui industrie e abitudini alimentari carnivore sono la principale causa).

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Cinque grammi

26 Agosto 2019
La barriera corallina è morta. Abbiamo esaurito le risorse a nostra disposizione. La calotta polare si è sciolta, a causa del surriscaldamento globale (di cui industrie e abitudini alimentari carnivore sono la principale causa).

Nei mari ci sono più cotton fioc che pesci e ingeriamo fino a duemila minuscoli frammenti di plastica a settimana — sono 5 grammi, l’equivalente del peso di una carta di credito.[1] L’ONU dice che nei prossimi decenni fino a un milione di specie vegetali e animali è a rischio estinzione a causa delle attività umane. Ci stiamo comportando male: ospiti inadeguati del ventre che ci ospita, ne usiamo e abusiamo come più ci fa comodo, nel nome dell’industrializzazione, prima, e dell’ampliamento della tecnologia, poi. Se da un lato questo progresso sta distruggendo il pianeta, dall’altro è innegabile che ha contribuito all’aumento del benessere, in termini di comodità, servizi, spostamenti, comunicazioni, sicurezza… Peccato che però questo aumentato benessere sia riferito solo a una relativa collettività, aumentando di fatto anche il divario tra paesi industrializzati e terzo, quarto, quinto mondo. Il modello di sviluppo attuale antropocentrico, con il dominio dell’uomo sulla natura, ha senza dubbio compromesso l’ecosistema, andando a impattare su molti equilibri che senza la presenza umana si sarebbero sviluppati diversamente. Ma è anche vero che il dominio sulla natura è solo un’illusione: tsunami, terremoti, vulcani e spostamenti delle faglie non dipendono mica dall’uomo e no, non credo che siano manifestazioni di vendetta della nostra madre terra. È importante avere un comportamento etico e corretto nei confronti della natura — differenziare, utilizzare i mezzi pubblici, ridurre gli sprechi e scegliere materiali bio e non inquinanti; però non si può scadere neanche nel negazionismo totale della vita cui siamo abituati e da cui è difficile — se non impossibile — tornare indietro. Gli aborigeni con il loro stile di vita hanno impatto zero. Ma non hanno neanche la Cappella Sistina.

NOTE 

[1] AN ANALYSIS for WWF by Dalberg and The University of Newcastle, Australia: No Plastic in Nature: Assessing Plastic Ingestion from Nature to People — 2019

per citare questo articolo

Gabriella Sorrentino:

Cinque grammi,

n. 17 - Madre terra,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Pensare alla madre terra senza pensare a mia madre mi riesce difficile. L’Irpinia d’Oriente è la mia terra e quella di Franco Arminio, poeta e paesologo che Orione ha già intervistato nel numero sulla letteratura. Le terre dell’osso, come le definiva Manlio Rossi Doria, nutrono la parola e l’impegno del poeta che invita le persone, negli incontri che realizza in tutto

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«Nel possesso della terra [i mafiosi] continuano a vedere un segno di prestigio, quel “quarto di nobiltà” acquisito quando, al tramonto dell’epoca rurale, smisero di gestire i latifondi per conto dell’aristocrazia terriera per diventare a loro volta possidenti».[1] Dunque la terra (e il suo possesso) era, e resta, per le mafie,

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Ultimamente a Roma si è tenuto un incontro culturale, Sulle tracce della Grande Madre, evento dedicato all’archetipo probabilmente più antico nell’arte sia orientale che occidentale. Questa primordiale concezione di divinità, ben forte e radicata agli albori dell’umanità, col passare dei secoli si è, non dico persa, ma sicuramente affievolita.