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Dettaglio di copertina. Orione 33 - Poesia - Fondazione Sinapsi - Illustrazione di copertina dal titolo “Omaggio a Giacomo Leopardi” di Bruna Pallante, Studio Motive. Viso di Giacomo Leopardi illustrato graficamente.

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Il maestro di poesie

27 Gennaio 2025
Per molti anni ho rivolto alle scuole di Cologno un progetto di didattica della poesia intitolato «Toccata e fuga».
Dettaglio di copertina. Orione 33 - Poesia - Fondazione Sinapsi - Illustrazione di copertina dal titolo “Omaggio a Giacomo Leopardi” di Bruna Pallante, Studio Motive. Viso di Giacomo Leopardi illustrato graficamente.

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Il maestro di poesie

27 Gennaio 2025
Per molti anni ho rivolto alle scuole di Cologno un progetto di didattica della poesia intitolato «Toccata e fuga».

1. Le maggiori destinatarie erano le classi quarte e quinte della scuola primaria. Più sporadiche le adesioni di classi di scuola media inferiore e superiore. Direi che, nel corso del decennio 2010-2020 (il Covid chiuse brutalmente la possibilità di andare in giro per classi), ho acquisito una larga e variegata esperienza su ciò che oggi si può definire presenza e insegnamento della poesia nelle scuole. Inoltre, negli ultimi tre anni, ho partecipato al festival La luna e i calanchi di Aliano. Ho animato delle conversazioni per far entrare i partecipanti nei laboratori dei poeti. Anche in questo caso ho acquisito delle percezioni abbastanza nette su ciò che s’intende per poesia. Per la stragrande maggioranza è espressione dei sentimenti. Il modello prevalente è

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

oppure

Ognuno sta solo sul cuore della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Come se il sentimento potesse esprimersi solo attraverso immagini, similitudini, analogie e non anche attraverso pensieri, giudizi, riflessioni. Il pensiero mi sembra il grande represso della poesia di questi anni. Tutti amano Leopardi. Eppure si dimentica che I Canti nascono anche grazie all’esperienza di scrittura e riflessione dello Zibaldone. Quello di Leopardi è stato giustamente definito da Antonio Prete «pensiero poetante».

2. Nell’impostare la mia proposta avevo di fronte due pericoli: il primo era quello “della figlia del macellaio”. L’allusione era ad un famoso saggio di Hans Magnus Enzensberger apparso su Quaderni piacentini nel giugno 1978 (n. 6-68). In sostanza il poeta tedesco metteva sotto accusa l’insegnamento formalistico e strutturalistico della poesia. Incapace di interpretare correttamente un testo di Enzensberger, la figlia del macellaio riceve un brutto voto a scuola e, per ripicca, la macellaia rifila al poeta bistecche più dure del solito. Difficile essere formalisti nelle classi elementari. Si tiene viva l’attenzione dei ragazzi se in testa non si ha soltanto il manuale delle figure retoriche. L’obiettivo di sensibilizzarli su “Come è costruita questa poesia” si può raggiungere con saggezza e buon senso. Il pericolo corrispettivo è quello della “lettura anarchica” propugnata da Enzensberger nell’articolo citato. Il che vuol dire impressioni a ruota libera, soggettive, a volte anche acute, ma non sempre fondate su riscontri obiettivi del testo. L’attenzione a “cosa dice questa poesia, a cercare di capirla, parafrasarla ed eventualmente commentarla” rimane obiettivo altrettanto imprescindibile del primo.

3. «Toccata e fuga» prevedeva due incontri, preferibilmente nelle ore antimeridiane. Nel primo, presentavo il titolo di una poesia (ad esempio, Il faro di Roberto Piumini) e aprivo una breve discussione coi ragazzi perché immaginassero i pensieri o i versi scritti dal poeta. Dieci minuti per motivarli e registrare alla lavagna qualche idea. Subito dopo recitavo a memoria la poesia. E tornavo a recitarla. Quindi ne regalavo una copia a ogni alunno e alla maestra. Numeravamo i versi e ne facevo leggere a caso qualcuno alla scolaresca. Leggi il verso 7, il 4, il 3, il 5. La fase successiva aveva come obiettivo la risposta alla domanda: «Cosa significa questa poesia?». Di solito tra la “presa di contatto” con il testo e la messa a punto orale di una parafrasi accettabile, il tempo impiegato non superava i tre quarti d’ora. Spesso si terminava con l’individuazione della situazione e un elenco di immagini presenti nella composizione. Da qui il primo insegnamento: il poeta si comporta quasi sempre come un pittore. Costruisce dei quadri e cerca delle immagini più o meno suggestive per esprimere i propri pensieri e i propri sentimenti. Con poesie come Il faro la situazione era abbastanza semplice:

Se io fossi una cosa,
vorrei essere un faro.
Intorno, da ogni parte,
il cielo sterminato.
Un po’ di terra dietro,
davanti il mare intero.
Starei fermo nel vento
sotto la pioggia e il sole.
Ogni tanto un gabbiano
mi farebbe un saluto.
Di notte cercherei,
col mio sguardo di luce,
ogni sguardo sperduto.

Bella e semplice era una poesia molto adatta alle classi quarte. Negli anni, infatti, avevo messo a punto una personale antologia da utilizzare nelle varie occasioni. La fase relativa a “come è costruita questa poesia”, era quella che scatenava maggiormente l’entusiasmo della classe: la gara era a chi trovava prima una rima, specialmente se interna e ben nascosta (nel caso del Faro: «vorrei» con «starei» e «cercherei»; oppure «saluto» con «sperduto»), a chi segnalava delle ripetizioni di parole («sguardo di luce» / «sguardo sperduto»), a chi individuava delle similitudini o delle metafore («sguardo di luce»). Se poi scoprivano di avere a che fare con dei versi regolari, la gioia di contare e ricontare le sillabe diventava quasi incontenibile. Come se ognuno si impadronisse di un’abilità che prima non aveva. I momenti più allegri erano quelli in cui recitavo poesie argute e facili  come questa di Rodari:

La palma della mano
i datteri non fa,
sulla pianta del piede
chi si arrampicherà?
Non porta scarpe il tavolo,
su quattro piedi sta:
il treno non scodinzola
ma la coda ce l’ha.
Anche il chiodo ha una testa,
però non ci ragiona:
la stessa cosa capita
a più di una persona.

Alla fine la classe rideva e tutti mi chiedevano di ripeterla. La battuta scherzosa finale appariva irresistibile. Non venivo meno, però, al mio compito di far cogliere agli alunni l’intento del poeta, che era quello di ravvivare delle metafore morte («palma della mano», «pianta del piede», «coda del treno», «testa del chiodo») e soprattutto di farlo orchestrando sapientemente versi piani, tronchi e sdruccioli. Un po’ come il Manzoni del 5 Maggio. Le prime due ore di «Toccata e fuga» di solito terminavano con l’invito a imparare a memoria la poesia. E qui ricordavo l’esperienza di un’amica che, malata di tumore al pancreas, quando faceva le TAC, entrava nel tubo, e cominciava a ripetersi a memoria le poesie apprese a scuola: in particolare L’aquilone e Breus di Giovanni Pascoli. Ultima consegna: chiedevo ai ragazzi di scrivere una poesia imitando quella letta. Nel caso di Piumini, l’attività era abbastanza facile «Se fossi una cosa/vorrei essere…». Ognuno avrebbe dovuto scrivere cosa desiderava essere e perché.

4. Nel secondo incontro, quindici giorni dopo, verificavo l’esecuzione dei compiti. Facevo recitare a ogni bambino la poesia, infine, ognuno leggeva la sua. In uno di questi miei ritorni, i ragazzi, appena mi videro, si dissero sottovoce: «Il maestro delle poesie». Avevano trovato l’etichetta. Avevano trasformato in mestiere, il mio non-mestiere. Ero semplicemente un lettore più esperto. La poesia, per sua natura abbastanza sfuggente e indefinibile, m’interpellava come persona. Si rivolgeva a me, perché prendessi posizione, rispondessi alle sue domande implicite ed esplicite, mi educassi mediante i suoi versi, le sue strofe, le sue immagini. Capire le poesie e coglierne la loro orchestrazione musicale è fondamentale, ma più importante di tutto è domandarsi cosa si chiede a questa creatura misteriosa, cosa muove le nostre domande, quali sono i nostri bisogni, i nostri desideri, le nostre urgenze. Forse non è un male capire che a volte può aiutarci a trascorrere meglio un quarto d’ora nel tubo di una TAC.

per citare questo articolo

Donato Salzarulo:

Il maestro di poesie,

n. 33 - Poesia,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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