Allo stesso tempo, però, come succede sempre nei momenti difficili, noi esseri umani riscopriamo una grande capacità di resistenza, quella che viene identificata come “resilienza”, alla quale qui vogliamo fare riferimento per proporre un modello di salutogenesi e di sani stili di vita, anche in questi tempi bui. Come ben ricordiamo, il lookdown è stato un periodo caratterizzato dalla paura costante di non trovare cibo a sufficienza, che ha generato momenti di vero e proprio panico e di assalti ai supermercati. Una tale reazione ci può far riflettere su quanto il nutrimento sia fondamentale per la nostra vita e di come anche una solo temuta difficoltà di accedere al cibo possa esprimere e rendere manifeste ansie e paure tra le più profonde e ancestrali. Nel contempo, il cibo, per alcuni di noi, è stato il protagonista assoluto, favorendo momenti di condivisione con le persone care durante i pasti e la preparazione in cucina, luogo in cui si è avuta la possibilità di “sbizzarrirsi” con piatti e nuove ricette, dando espressione alla propria creatività. La nutrizione è un aspetto vitale per la nostra esistenza, riveste un’importanza fondamentale sin dalla più tenera età e il cibo e il nutrimento assumono un ruolo centrale per il nostro stato di salute sia fisico che psichico. La capacità di percepire e riconoscere la sensazione della fame, al pari di altri bisogni, viene modulata dalle esperienze di apprendimento. Solo nel momento in cui la madre è in grado di individuare i bisogni del bambino e di rispondervi in maniera adeguata, saprà restituire un’esperienza positiva dell’alimentazione al proprio figlio e favorire, in tal modo, lo sviluppo di un’immagine somato-percettiva corretta. Le sensazioni corporee che il bambino impara via via a riconoscere, gli consentono di elaborare una propria mappa psicocorporea, il proprio sé. Al contrario, un deficit funzionale nella capacità di riconoscere l’esperienza della fame, acquisito nella prima infanzia, può determinare un’assunzione incongrua di cibo. Secondo ipotesi psicoanalitiche, il cibo sarebbe considerato come un sostituto dell’amore materno carente o assente, dunque, un modo per alleviare gli stati depressivi. Secondo Hilde Bruch (1974), ciò potrebbe essere legato a una modalità indistinta da parte della madre di discriminare i bisogni del bambino. È importante riconoscere e dare valore all’esperienza affettiva ed emozionale per contrastare un abuso della funzione alimentare in senso compensativo, sostitutivo e di evitamento. Molto spesso vissuti di ansia, depressione o tristezza, possono tradursi in un comportamento compensatorio di ricerca del cibo per riempire un vuoto affettivo e per trovare un sollievo momentaneo da una eventuale situazione di disagio che certamente non va a risolvere il problema alla radice. Un altro elemento da tenere in considerazione nell’ambito della nutrizione, sono i messaggi ambivalenti che i mass-media e, in particolare, i social network propongono ogni giorno: mentre l’ideale di un corpo perfetto si insinua in tal modo nella mente di tutti, è anche forte il richiamo del cibo associato a ogni forma di piacere. In età adolescenziale, tali messaggi possono essere concausa dello sviluppo di condotte alimentari scorrette. Infatti, l’adolescente, in balia di cambiamenti corporei che comportano un certo grado di instabilità e di insicurezza, è più sensibile e fragile a richiami ambivalenti. Spesso, vissuti di ansia e depressione, calo dell’autostima accompagnano una visione distorta dell’immagine corporea. In casi gravi, ciò può portare allo sviluppo di conclamati disturbi del comportamento alimentare, noti come DCA, quali bulimia e anoressia nervosa. Dall’altro lato e come alternativa autorevole, la scuola deve porsi quale promotrice di valori educativi, luogo volto alla formazione integrale dell’uomo. Il sistema scolastico, nel quale è stato adottato inizialmente un approccio focalizzato sullo sviluppo dell’intelligenza e sulla conseguente valutazione del profitto degli studenti, è attualmente coinvolto in un processo di trasformazione, finalizzato a creare un setting in cui l’attività didattica si fonda con le finalità educative e di intervento. In questa prospettiva, dalla collaborazione tra l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli e l’ASL Napoli 1 Centro, è nato un progetto educativo volto alla promozione della Cura del Sé e della Cultura del Benessere, attuato attraverso un percorso formativo laboratoriale sulla “relazione con l’altro” e basato sul modello dei Salotti del Benessere© (Sara Diamare, 2015), che ha coinvolto gli studenti futuri educatori. L’approccio One Health di tale percorso ha come obiettivo fornire un orientamento alla promozione della salute e implementare informazioni che facilitino l’acquisizione della consapevolezza del legame tra ambiente, territorio e salute. È stato fondamentale proporre “ambienti di apprendimento positivo e trasformativo” a favore di una maggior plasticità neuronale, per migliorare la qualità dell’apprendimento e riorientare gli studenti a uno stile di vita sano attraverso l’esplorazione, in modo efficace, di contenuti salutogenici. L’attivazione del laboratorio in questione è stata resa possibile, anche in questo triste periodo di Lookdown, grazie alle alternative tecnologiche per l’erogazione delle lezioni in modalità telematica, utilizzando piattaforme a disposizione della comunità universitaria UniSOB e selezionando Meet come software di facile utilizzo per docenti e studenti già in possesso del proprio account istituzionale. La metodica utilizzata dei Salotti del Benessere©, che promuove la diffusione di sani stili di vita è stata condotta, nell’ottica di un approccio olistico, da un’équipe di esperti. Il metodo, connotato sia da un approfondimento teorico sia da laboratori esperienziali di Peer Education, ha già dimostrato una forte valenza nell’educazione a sani stili di vita. L’attività svolta online, sperimentata dagli studenti in prima persona, attraverso esercizi di osservazione/ascolto, percezione ed espressione corporea con i docenti e col gruppo classe, successivamente è stata sviluppata dagli stessi allievi, futuri educatori, in qualità di facilitatori, creando un Salotto del Benessere, anche in presenza, con i familiari o con un network di colleghi. Qui di seguito, ecco le tre fasi del Salotto sul nutrimento, così come sono state descritte agli allievi per sostenere il loro processo di Peer Education.
- La prima fase: teorica (cognitiva). In una modalità di condivisione, ognuno dei partecipanti al salotto espone brevemente tutto ciò che sa sulla nutrizione/alimentazione. Ogni intervento prevede una durata non superiore ai 5 minuti.
- La seconda fase: pratica (esperienziale). Prevede l’ascolto di due file audio, il primo guida a un riscaldamento motorio e alla respirazione profonda per attivare un’adeguata consapevolezza corporea e per poi condividere con il proprio gruppo le modalità di alimentazione e i propri propositi per la settimana. Il secondo file audio, invece, guida a una meditazione/degustazione di una mela annurca, scelta per le sue qualità organolettiche e per il forte richiamo al territorio campano, onde consentire l’avvicinamento al cibo con i giusti tempi e la giusta consapevolezza.
- La terza fase: un flash report individuale. Si chiede a ciascun partecipante di esprimere con un pensiero, una frase poetica, un disegno, un titolo di un film o qualsiasi altra forma espressiva, ciò che ha vissuto e provato durante l’esperienza. È quindi necessario munirsi di materiali quali carta, penne e matite. Si conclude con una restituzione verbale, in cui ognuno motiva brevemente ciò che ha scritto, disegnato e provato. Lo studente, anche in quest’ultima fase, è chiamato a svolgere il ruolo di moderatore e facilitatore di processi e deve far rispettare i tempi di condivisione.
Come ultimo passaggio, è possibile registrare questa e altre esperienze derivate da ulteriori incontri su diverse tematiche di promozione della salute, attraverso la co-costruzione di un ebook scritto dagli studenti, suddivisi in sottogruppi e monitorati da un cultore della materia. In tal modo può nascere un vero e proprio libro online di riflessioni sull’esperienza vissuta nei Salotti del Benessere© descrittiva della loro conduzione del metodo online, in qualità di facilitatori dell’esperienza condivisa con le loro famiglie e in rete a causa dell’emergenza Covid-19. Aver proposto tale formazione a futuri educatori corrisponde all’obiettivo di aprire spazi multidisciplinari di promozione della salute in vari contesti, per consentire l’ascolto e l’identificazione del disagio e di bisogni sommersi, oltre che acquisire tecniche per sostenere e promuovere il mantenimento di uno stile di vita sano, sperimentandone in prima persona l’efficacia. Inoltre, il processo di Peer Education nella modalità online ha consentito agli studenti dei laboratori precedenti di essere parte integrante della formazione a cascata rivolta ai partecipanti dei successivi gruppi e, tale obiettivo, pienamente raggiunto sia nella modalità in presenza che nella modalità online, è stato un indicatore di efficacia del processo educativo.
BIBLIOGRAFIA
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Maria D’Ambrosio: Teatro come metodologia trasformativa, La scena educativa fatta ad arte. Tra ricerca e formazione — Cartografie pedagogiche — Liguori — 2016
Paul Ferdinand Schilder: Immagine di Sé e schema corporeo — Franco Angeli — 1973
Sara Diamare, Giovanni Pocetta e Gaetana Polito: Empowerment psicocorporeo come strategia di BenEssere e prevenzione del burnout nei servizi di cura — Educazione Sanitaria e Promozione della Salute — 2010
Sara Diamare, Maria Montalto: Curarsi con le immagini: EEICC® metodica di Psicopedagogia dell’arte, Danza Terapia e Riequilibrio psicosomatico — Riza Scienze — 2011
Sara Diamare, Gaetana Polito et alii: Valutazione dell’efficacia di corsi di formazione sulla Comunicazione non verbale con tecniche di Danza Movimento Terapia per la promozione del benessere e della resilienza di operatori sanitari — Sistema Salute — 2014
Sara Diamare: I salotti del Benessere. ASL Napoli1 Centro — Ariello Editori — 2015