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Dettaglio di copertina. Orione 33 - Poesia - Fondazione Sinapsi - Illustrazione di copertina dal titolo “Omaggio a Giacomo Leopardi” di Bruna Pallante, Studio Motive. Viso di Giacomo Leopardi illustrato graficamente.

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A quattro mani

27 Gennaio 2025
Ποιέω: faccio, fabbrico, costruisco. Dal fare al sentire, la poesia, ce lo dice la sua etimologia, è un processo creativo che parte dal fare per tramutarsi nel sentire.
Dettaglio di copertina. Orione 33 - Poesia - Fondazione Sinapsi - Illustrazione di copertina dal titolo “Omaggio a Giacomo Leopardi” di Bruna Pallante, Studio Motive. Viso di Giacomo Leopardi illustrato graficamente.

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A quattro mani

27 Gennaio 2025
Ποιέω: faccio, fabbrico, costruisco. Dal fare al sentire, la poesia, ce lo dice la sua etimologia, è un processo creativo che parte dal fare per tramutarsi nel sentire.

E il naufragar m’è dolce in questo mare

M’illumino d’immenso

Che follia! Il mio cuore, ogni volta che sente bussare, apre la porta

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole
ed è subito sera

Ti odio e ti amo.
Ti chiederai come è possibile
Non lo so, ma accade,
lo sento e mi tormenta

Potremmo andare avanti all’infinito, noi siamo intrisi di poesia, noi siamo poesia e non nell’accezione romantica del termine, noi siamo processi creativi, siamo poeti quando costruiamo e facciamo, siamo poetici quando sentiamo e narriamo. Lo stesso terapeuta è un poeta poetico, costruiamo processi, li risignifichiamo, attraverso nuove narrazioni; un poeta poetico relazionale, mai al servizio dei pazienti, sempre con i pazienti; poeti poetici a quattro mani. Il processo poetico, come quello terapeutico, ha un direttore d’orchestra che li guida, la comunicazione. Con Pragmatica della comunicazione umana Watzlawick individua cinque assiomi che scandiscono la comunicazione umana:

— Non si può non comunicare: il comunicare è un atto comportamentale, pertanto anche il non parlare lo è.

— La comunicazione presenta un livello di contenuto e uno di relazione: livello di contenuto come informazioni trasmesse tra chi dialoga; livello di relazione come informazioni che chi dialoga si scambia, in funzione della relazione che li lega. L’aspetto relazionale è il contesto che dota di senso il contenuto.

— La punteggiatura delle sequenze degli eventi definisce la relazione: le persone comunicano con una serie ininterrotta di scambi, ognuno porta il suo punto di vista e interpreta messaggi alla luce di questo. In tal modo ognuno usa la punteggiatura per organizzare scambi in un certo modo.

— La comunicazione può avvenire attraverso canali verbali (esprimere contenuti) e non verbali (meta comunicare).

— Le interazioni possono essere complementari o simmetriche: l’interazione complementare amplifica le differenze (qui comando io), mentre quella simmetrica le riduce.

Scandito da questo sistema di regole si sviluppa lo scambio comunicativo che, a sua volta, consente al linguaggio poetico di significarsi. Senza dubbio la comunicazione terapeuta / paziente è una danza, il cui ritmo è tenuto da accenti, versi, rime, pause, silenzi, punti, virgole,punti e virgola, punto e a capo, respiri. Mirko ha 20 anni, ha chiesto di essere ascoltato a 12 anni per la prima volta, ma lui portava poesia e riceveva risposte in numeri, scale, indici, categorie, allora ha smesso di parlare e ha iniziato a portare tagli e ferite, uno per ogni parola banalizzata e assecondata, «I pazzi si assecondano», si dice. Quando arriva la sua domanda è semplice: «Non so sopravvivere, come si fa?»; «Non lo so, magari potremmo avere come obiettivo saper vivere». Abbiamo percorso una strada lunga, tanto ingarbugliata che la semplificazione del solo linguaggio diagnostico era lì, in agguato. Non è certo una gara alla demonizzazione delle diagnosi, ma queste sono fatte di sintomi e il sintomo è sempre un comportamento intelligente che vuol dirci qualcosa su quel funzionamento, ma, ancor più, su quella storia. Dall’apertura di una porta su una storia, nasce la poesia in terapia, che può essere quella bestemmiata di Bukowski, quella rassegnata di Leopardi, quella inascoltata della Merini, quelle cantate e narrate di Dalla e De Gregori, quelle denuncia di De Andrè, e così via all’infinito. La poesia è relazionale, contestuale, quella di Mirko era cistizzata tra rabbia, rassegnazione, vergogna, inascolto, derisione; abbiamo preso ogni sintomo, dalla moltitudine di quelli presentati, e li abbiamo raccontati, non deridendoli, ma, semmai, sorridendone insieme. In questa dimensione riusciamo a parlare di poesia in terapia, essendo questa un processo che mescola il pensare, il fare e il sentire, le tre istanze attraverso le quali abitiamo la vita: in poesie scriviamo quel che sentiamo di ciò che pensiamo o quel che pensiamo di ciò che sentiamo, un movimento circolare quest’ultimo e non sempre scindibile. Allo stesso modo, in terapia, partiamo dall’analisi della domanda dei nostri pazienti che, spesso, si presenta come la goccia che ha fatto traboccare il vaso, la crisi che apre porte e finestre su nuove possibilità di comprendere, conoscere e strutturare la realtà. Parte così il processo simbolico metaforico che accede al sentire, alla dimensione dei significati dei nostri pazienti, alla dimensione emotiva delle loro esperienze, sino alla strutturazione di nuovi modelli operativi, non in senso migliorativo ma in senso evolutivo. Oltre lo strutturarsi clinico del linguaggio poetico in terapia, è la psicoterapia stessa ad essere poetica, stavolta nel significato romantico e appassionato e sempre stupito; sì, è lo stupore ad abitare le nostre stanze, i nostri pazienti ci consentono di muoverci nelle loro storie e li vediamo bambini nello strutturarsi dei loro modelli operativi interni e nello sviluppo dei loro stili di attaccamento, fino all’oggi che li porta nelle nostre stanze e che porta noi terapeuti nelle loro. La terapia è questo, una poesia scritta a quattro mani.

 Il dottore agguerrito nella notte
viene con passi felpati alla tua sorte,
e sogghignando guarda i volti tristi
degli ammalati, quindi ti ammannisce
una pesante dose sedativa
per colmare il tuo sonno e dentro il braccio
attacca una flebo che sommuove
il tuo sangue irruente di poeta.
Poi se ne va sicuro, devastato
dalla sua incredibile follia
il dottore di guardia, e tu le sbarre
guardi nel sonno come allucinato
e ti canti le nenie del martirio.
Alda Merini: Il dottore agguerrito nella notte

per citare questo articolo

Maria Santolia:

A quattro mani,

n. 33 - Poesia,

gennaio-aprile 2025

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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