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Dettaglio di Immagine di copertina dedicata a Rita Levi di Montalcini - Illustrazione di Bruna Pallante, Studio Motive.ink

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In principio era il dialogo

5 Maggio 2025
L’uomo è relazione! Ce lo ricordano la teologia e la filosofia che da sempre si sforzano di rispondere alle grandi domande che danno senso alla vita e alle sue contraddizioni.
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In principio era il dialogo

5 Maggio 2025
L’uomo è relazione! Ce lo ricordano la teologia e la filosofia che da sempre si sforzano di rispondere alle grandi domande che danno senso alla vita e alle sue contraddizioni.

Chi crede in Dio, ricorderà bene che l’esistenza è l’atto del Creatore che esce fuori da sé stesso per creare un essere relazionale, e lo crea a sua immagine e somiglianza. Ci sarebbe da chiedersi qual è l’originale di quella immagine e somiglianza raccontata nel libro della Genesi; risposta molto più semplice di quanto si pensi: la Trinità, che Agostino d’Ippona definiva come Amante, Amato e Amore, cioè perfetta relazione. Insomma, l’essere umano è costituito, impastato di necessità relazionale. Martin Buber, filosofo, teologo e pedagogista vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo, fa del bene relazionale un punto fermo del suo pensiero. Esistiamo solo nell’altro in quanto ci interroga, ci sfida, ci completa. L’altro è il confine invalicabile che al contempo ci dà forma. Probabilmente, è per questo che la solitudine, nel senso di isolamento, ci fa sentire morti, non viventi, non esistenti. Un confine invalicabile, dicevo, che possiamo però attraversare con il dialogo. Dal greco diá (attraverso) logos (discorso), il dialogo ci connette a quel tu che dà senso al nostro esistere. Ma proviamo a capirci meglio. Il dialogo ha come condizione l’idea che nessuno basta a sé stesso, che ognuno deve essere sì autosufficiente ma non autoreferenziale. Premessa indiscutibile del dialogo, quindi, è la nostra creaturalità e finitudine che necessita dell’altro in quanto tale. E quando ciò non è presupposto, può diventare conquista di una cultura del dialogo. Si tratta di una forza dirompente capace di trasformare l’essere umano rendendolo sempre più sé stesso. Spesso sento dire che le persone non cambiano. Sapete cosa penso? Che probabilmente è vero. Nelle varie sfaccettature della mia vita, in particolare come docente e come psicologo, mi rendo conto che la forza trasformativa del mio lavoro sta nel dialogo che non cambia le persone ma le aiuta a essere sempre più sé stesse. Mi è capitato, un po’ di tempo fa, di andare a teatro con una delle mie classi. Abbiamo visto una rappresentazione di Ulisse con un accento particolare sulla sua umanità. Quel racconto fatto di continue nostalgie — della casa mentre è in guerra e in mare, del mare quando ritorna a casa — mi ha suscitato una riflessione: la vita è un viaggio a essere sempre più noi stessi, resistendo a quella staticità che ci uccide. L’altro, essere dialogico, ci è necessario perché ci interroga. D’altra parte, cosa significa essere respons-abili se non capaci di rispondere? E a cosa possiamo rispondere se non abbiamo una domanda? Le relazioni, se ci pensiamo bene, sono belle e durature tanto quanto l’altro ci dice qualcosa di noi, non solo qualcosa che sappiamo ma anche ciò che ancora dobbiamo scoprire. I rapporti che non sanno di novità finiscono perché finisce in essi il dialogo, finiscono le domande e non vi è nessun motivo per essere respons-abili. Sapreste trovare altri motivi per cui le relazioni finiscono o per cui è fondamentale in esse il dialogo? La guerra — possiamo dire, quindi, la morte — nasce sempre da incomprensioni e assenza di dialogo e con il dialogo si può superare. Per le amicizie, gli amori, i rapporti è lo stesso. Quando una persona muore, il primo pensiero è di non poter più condividere il tempo — quindi dialogare, e la speranza di una vita oltre la morte sta nel continuare a dialogarci guardando una foto o andando al cimitero o ricordando e raccontando a noi o ad altri il tempo vissuto. Il dialogo è vita e la vita è dialogo! La Creazione è Dio che si comunica, come lo è anche la Redenzione in cui il Figlio (si) mostra il Volto del Padre. Il silenzio ci aiuta quando è dialogo interiore mentre ci distrugge quando ci chiude all’altro. Dialogare, in questi casi, ci libera e ci salva dal pericolo di implodere. Certo, qualcuno potrebbe pensare che tutto questo sia vero solo se vi è simmetria. Io, però non sono d’accordo. Indubbiamente è vero che nella sua etimologia il prefisso diá vuol dire anche tra e non solo attraverso. Tuttavia, il dialogo, inteso come comunicazione di sé all’altro nel quale mi riconosco con una mia identità, non coincide con il tipo di relazione. La simmetria dei rapporti, che potremmo definire anche reciprocità, è relativa al tipo di relazione che si instaura. Il dialogo non esige restituzione ma accettazione, può essere negato solo dal rifiuto. Con i miei studenti io parlo più di loro, e con i miei pazienti loro parlano più di me. Con tutti loro e indistintamente, io dialogo. A fare la differenza non è la simmetria ma l’accoglienza. La respons-abilità dipende dalla domanda. L’altro ci apre all’evoluzione perché ci fa uscire da noi per ritornarci, come Ulisse, senza sosta. Mentre scrivo, penso che da qualche giorno è passato San Valentino. Mi piacerebbe che l’anno prossimo, dai baci di cioccolato possa uscire un bigliettino con scritto: Se ti amo? Certo! Sei la mia domanda!

per citare questo articolo

Giuseppe Pironti:

In principio era il dialogo,

n. 34 - Dialoghi,

maggio-agosto 2025

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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La tolleranza è la virtù che arricchisce la conoscenza reciproca, il dialogo, che dalla tolleranza dipende, è la via della convivenza. La violenza e la guerra iniziano quando cessa il dialogo. La Pace, quando incomincia il dialogo. (Gustavo Zagrebelsky)