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Dettaglio di Immagine di copertina dedicata a Rita Levi di Montalcini - Illustrazione di Bruna Pallante, Studio Motive.ink

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L’Attraverso che unisce

5 Maggio 2025
Διάλογος: Διά (attraverso) e λογος (parola). “Attraverso” è complesso da cogliere e fissare, usato tanto come avverbio quanto come preposizione impropria, rappresenta il movimento che avvicina e annulla le distanze o, almeno, ci prova.
Dettaglio di Immagine di copertina dedicata a Rita Levi di Montalcini - Illustrazione di Bruna Pallante, Studio Motive.ink

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L’Attraverso che unisce

5 Maggio 2025
Διάλογος: Διά (attraverso) e λογος (parola). “Attraverso” è complesso da cogliere e fissare, usato tanto come avverbio quanto come preposizione impropria, rappresenta il movimento che avvicina e annulla le distanze o, almeno, ci prova.

Non siamo, tuttavia, riconoscenti alla parola, né a quella scritta, né a quella parlata, sempre più frequentemente sostituita da emoticon che hanno la presunzione di sostituire l’espressione di emozioni, chissà cosa ne penserebbe oggi Paul Ekman del suo esperimento trasformato in smiley. Sembra quasi un ossimoro accostare il dialogo allo smarrimento dei significati delle demenze, in relazione alle quali mi spoglio del distacco clinico e vesto i soli abiti di una nipote che ha rubato i significati dalle proprie nonne e che li ha visti andare via, con la perdita del dialogo e l’inizio del monologo ricorsivo, alternato a silenzi assenti. È tenero e potente insegnare a parlare ad un bambino, è doloroso e arrabbiato tentare invano di farlo a chi ha insegnato che “scotta” vuol dire “la calma e la pazienza ti proteggono” o che “studia” significa “non farti mai definire dal sapere altrui, ma solo dal tuo”. Non è stato propriamente esatto avere definito una precisa linea di demarcazione tra il distacco clinico  e gli abiti di una nipote, sono legati da un attraverso, l’attraverso della pienezza dei significati che ho rubato più o meno scientemente sino alla scelta di un mestiere che fa della significazione dialogica il principale strumento. Il dialogo è uno degli aspetti della comunicazione umana, i cui assiomi postulati da Watzlawick restano un modello di riferimento per chi si occupa o lavora con la comunicazione. Risale al 1967 il suo Pragmatica della comunicazione umana, ove vengono pubblicati gli esiti delle ricerche sue e della scuola di Palo Alto sulla comunicazione interpersonale.

Vengono individuati cinque assiomi della comunicazione umana: 

  • Non si può non comunicare: la comunicazione può essere inconsapevole, disfunzionale, non intenzionale, ma avviene comunque; lo stesso silenzio è un comportamento che comunica la volontà di non volere comunicare.
  • Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione: il primo indica cosa stiamo comunicando, il secondo definisce la relazione. Conta ciò che diciamo, ma anche come lo diciamo. Introduce così il concetto di metacomunicazione.
  • La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura della sequenza di eventi: ognuno tende a credere che la sola possibile versione dei fatti sia la propria.
  • La comunicazione umana è composta da codici analogici e codici numerici: la comunicazione attraverso codici analogici è identificabile nella comunicazione non verbale ed è necessaria per  definire la relazione; la comunicazione attraverso codici numerici riguarda l’utilizzo delle parole, come segni convenzionali per significare qualcosa.
  • Tutte le sequenze di comunicazione sono simmetriche oppure complementari, a seconda che la relazione tra i comunicanti sia basata su differenze oppure su parità: in una interazione simmetrica gli interlocutori sono sullo stesso piano (colleghi di lavoro, partner…) e rispecchiano l’uno il comportamento dell’altro; in una interazione complementare vi è una disparità di posizione (dipendenti – datori di lavoro).

Ha creato così i presupposti per lo strutturarsi del pensiero sistemico – relazionale, strutturando così un approccio psicoterapico che individua nei sistemi umani reti relazionali ove ogni evento è collegato a un altro in un movimento circolare. La psicoterapia interviene con il dialogo, il dialogo tra paziente e terapeuta che apre al dialogo interno di chi viene da noi, dialogo spesso non possibile, doloroso, sfiancante. Ripeto sempre che la psicoterapia è un processo che inizia nelle nostre stanze, ma che accade fuori, da quando si va via al termine della seduta. Qualcuno ha dei rituali, che, quasi sempre, si strutturano su un tempo ritagliato per essere soli, è il tempo del dialogo interiore, laddove vi era solo il monologo. Il monologo protegge dal cambiamento, dalla mentalizzazione, dall’esperienza, dall’espressione, è solo nel dialogo che riusciamo a simbolizzare e significare, a rompere con l’ironia, ad abitare i nostri paradossi con ossimori. Quando una mia paziente si è rivolta a me aveva un solo significato, ridondante e, secondo lei, definitivo e imprescindibile: essere abitata da un mostro di cui sentiva la presenza, con il timore costante che si mostrasse. Il nostro dialogo è stato lento, i pensieri e le riflessioni hanno abitato la stanza in ogni suo angolo e le nostre parole sono andate a recuperarli, dando loro ordine e spazio, trasformando la confusione in un suo dialogo interiore, sempre ricco, che le ha consentito di avvicinarsi al mostro, il quale altri non era che tutte le parti di sé rimosse, accantonate, maltrattate. Dal dialogo in terapia è approdata a quel dialogo interno che ha dipanato le sue paure di esistere e respirare, dando loro significato. Obiettivo di ogni terapia non è giustificare, ma è comprendere affinché ci si possa spostare dai ruoli, dalle colpe, dai mandati da altri attribuiti e lo strumento di elezione è il colloquio clinico, fatto di parole e linguaggio non verbale che, insieme, costituiscono il dialogo. La parola è lo strumento che ci differenzia dalle altre specie, dovremmo essere più generosi nei suoi confronti, senza ricorrere ad abbreviazioni, sigle, emoticon. «I nuovi rapporti vivono di un monologo e non di dialogo, che si creano e si cancellano con un clic del mouse, accolti come un momento di libertà rispetto a tutte le occasioni che offre la vita e il mondo. In realtà, tanta mancanza di impegno e la selezione delle persone come merci in un negozio è solo la ricetta per l’infelicità reciproca». (Zygmunt Bauman)

BIBLIOGRAFIA

Carl Alanson Whitaker: Danzando con la famiglia. Un approccio simbolico-esperienziale — Astrolabio Ubaldini — 1989

Buonomo, Perozziello, Santolia e altri: Disturbo borderline di personalità e disforia di genere: tra identità diffuse e affermazione di genere — Telos — 2022

Carl Alanson Whitaker: Considerazioni notturne di un terapeuta della famiglia — Astrolabio Ubaldini — 1990

Paul Watzlawick, J. H. Beavin, D.D Jackson: Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi Astrolabio Ubaldini — 1971 

Zygmunt Bauman: Amore liquido Laterza — 2006 

per citare questo articolo

Maria Santolia:

L’Attraverso che unisce,

n. 34 - Dialoghi,

maggio-agosto 2025

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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La tolleranza è la virtù che arricchisce la conoscenza reciproca, il dialogo, che dalla tolleranza dipende, è la via della convivenza. La violenza e la guerra iniziano quando cessa il dialogo. La Pace, quando incomincia il dialogo. (Gustavo Zagrebelsky)