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Una scena tratta dal fil Will Hunting - Genio ribelle

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Giurato numero 2 e Will Hunting – Genio ribelle

5 Maggio 2025
Ci troviamo in un periodo storico molto difficile. Un periodo di crisi, molto confuso, con tanti cambiamenti, a volte anche repentini e velocissimi, che ci lasciano inebetiti, senza risposte.
Una scena tratta dal fil Will Hunting - Genio ribelle

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Giurato numero 2 e Will Hunting – Genio ribelle

5 Maggio 2025
Ci troviamo in un periodo storico molto difficile. Un periodo di crisi, molto confuso, con tanti cambiamenti, a volte anche repentini e velocissimi, che ci lasciano inebetiti, senza risposte.

Tanti dubbi ci assalgono e non riusciamo ad orientarci bene come una volta. Questa sensazione, che diventa disagio profondo e sentimento del tempo, riguarda solo una parte dell’umanità. Un’altra parte sembra veleggiare verso una sicurezza nella risoluzione delle controversie e dei problemi attraverso una semplificazione estrema dei dibattiti, sulla polarizzazione massima delle contrapposizioni, sull’uso della sopraffazione e della violenza, nel caso fosse necessaria. Mai come in questo momento sarebbe salvifico per l’intera umanità il ricorso al dialogo. Attraverso la ragione, attraverso le parole ricominciare a dare un senso e un ordine alla confusione e un approfondimento alle tesi semplificatorie e banalizzanti. Il dialogo che è alla base della democrazia. Il dialogo alla base della ricerca della verità. E spesso alla base della ricerca e dell’individuazione di sé stessi. A tal proposito e soprattutto per inquadrare meglio quest’ultimo assunto ci può venire in soccorso il film diretto dallo statunitense Gus Van Sant nel 1997, Will HuntingGenio ribelle in cui il protagonista, interpretato da Matt Damon, ragazzo prodigio in campo scientifico e matematico, riuscirà a trovare la sua strada attraverso un confronto serrato con uno psicoterapeuta non convenzionale, interpretato da Robin Williams, che vincerà il premio Oscar come miglior attore non protagonista. Il confronto, che porterà a una conoscenza più profonda di sé stesso da parte del protagonista, cambierà la vita e la prospettiva di entrambi i soggetti operanti il dialogo. Come a dire che il dialogo non è mai unidirezionale, ma sortisce effetti per tutti coloro che si cimentano nella difficile scalata della comprensione dell’altro. Un altro tema molto interessante che la pellicola di Van Sant suggerisce è quella di cimentarsi nell’esperienza diretta della vita, nel mettersi alla prova e sottoporsi a tutte le emozioni, i sentimenti, le sensazioni, sia positive che negative che il vivere mette davanti a tutti gli esseri umani. Non chiudersi in una torre d’avorio autoreferenziale, al giorno d’oggi diventata soprattutto virtuale, in cui si rinchiudono tanti adolescenti contemporanei ostacolati dalla paura di vivere al di fuori di un account, di microschermi in cui si svolge una vita digitalizzata che fa meno paura, crea meno stress e ansia, diventa più comoda per gestire sentimenti ed emozioni. Eppure questa condizione non colpisce solo gli adolescenti ma gran parte dell’intera società. L’altra pellicola che ci interessa considerare in questo percorso è l’ultimo lavoro dell’inossidabile e imperituro novantaquattrenne statunitense Clint Eastwood che con il suo Giurato numero 2 del 2024, ci pone di fronte a fondamentali dilemmi, uno tra i tanti: si può giungere alla giustizia e alla verità quando queste ledono la nostra integrità, la nostra vita, il nostro mondo che abbiamo faticosamente costruito? Può la moralità per il perseguimento del giusto comportamento civile e sociale essere messa in crisi e poi sottomessa al più bieco individualismo, alla difesa del proprio interesse particolare soprattutto se è possibile far ricadere le proprie responsabilità al capro espiatorio di turno? Un legal drama movie quello di Eastwood costruito in maniera originale e moderna, con un montaggio serrato sulle arringhe e il dibattimento, che perlustra tutti i vari punti di vista riproponendo la visuale dei vari personaggi sul luogo dell’incidente che prelude all’omicidio: un dialogo svolto dalle immagini che si rincorrono e si contrappongono fino a giungere a un momento cruciale in cui anche lo spettatore non è più certo delle sue convinzioni, come non lo sono i personaggi. In fondo chi è stato veramente ad uccidere la ragazza? In fondo la giustizia giunge sempre alla verità? Soprattutto quella giustizia del sistema americana in cui una giuria di dodici cittadini sono alle prese con una decisione così importante come decidere della vita di un altro essere umano, possibilmente senza essere condizionati dai loro pregiudizi, dalla loro vita personale, dai loro sentimenti che spesso influiscono sulle decisioni e  le scelte che condizionano perennemente la vita di altri esseri umani. Tutte riflessioni che Eastwood riprende quasi integralmente da un classico degli anni cinquanta diretto da Sidney Lumet, quel 12 Angry Men (1957) i dodici uomini arrabbiati, conosciuto in Italia col titolo La parola ai giurati, riproposto in chiave moderna, in cui un formidabile Henry Fonda, che interpreta il giurato numero 8, unico dei dodici che  ad avere un ragionevole dubbio sulla colpevolezza dell’imputato. Fonda, riproponendo sempre il dialogo, riuscirà a capovolgere la situazione, convincendo tutti gli altri e cercando di depurare ogni convinzione personale da pregiudizi e influenze che, invece, doveva essere quanto più possibile obiettiva e distaccata. Eastwood riesce con quest’ultima sua opera a riproporre in chiave moderna un dramma antico, da tragedia greca, quello del rapporto degli uomini con la giustizia, con la verità e le ragioni interiori, sentimentali e personali. Il dialogo può risolvere tutto ciò? Socraticamente il dialogo può servire ad avvicinarsi alla verità, ma solo se effettuato continuamente, senza fermarsi mai, riproponendolo senza requie, perché non si può veramente giungere alla verità oggettiva. Si può giungere al massimo a una verità interiore, individuale. Ma sicuramente, cosa di cui si può essere certi, il dialogo porta alla pace. Cosa che in questo momento è necessario per noi stessi e per il mondo intero.

per citare questo articolo

Alfonso Sabba:

Giurato numero 2 e Will Hunting – Genio ribelle,

n. 34 - Dialoghi,

maggio-agosto 2025

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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La tolleranza è la virtù che arricchisce la conoscenza reciproca, il dialogo, che dalla tolleranza dipende, è la via della convivenza. La violenza e la guerra iniziano quando cessa il dialogo. La Pace, quando incomincia il dialogo. (Gustavo Zagrebelsky)