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Dettaglio di copertina. Orione 33 - Poesia - Fondazione Sinapsi - Illustrazione di copertina dal titolo “Omaggio a Giacomo Leopardi” di Bruna Pallante, Studio Motive. Viso di Giacomo Leopardi illustrato graficamente.

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Versi liberi per Poeti Fuoristrada

27 Gennaio 2025
Tra i miei libri di poesia ho ritrovato una scatola rettangolare di cartone sul cui coperchio, nella parte alta, spicca la scritta POETI FUORISTRADA e, più in basso, oltre ad alcuni versi di Ernesto Cardenal, la dicitura A MEMORIA.
Dettaglio di copertina. Orione 33 - Poesia - Fondazione Sinapsi - Illustrazione di copertina dal titolo “Omaggio a Giacomo Leopardi” di Bruna Pallante, Studio Motive. Viso di Giacomo Leopardi illustrato graficamente.

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Versi liberi per Poeti Fuoristrada

27 Gennaio 2025
Tra i miei libri di poesia ho ritrovato una scatola rettangolare di cartone sul cui coperchio, nella parte alta, spicca la scritta POETI FUORISTRADA e, più in basso, oltre ad alcuni versi di Ernesto Cardenal, la dicitura A MEMORIA.

Si tratta di in un vero e proprio gioco Memory. Nella scatola sono contenute tante schede su cui però non si trovano immagini, bensì poesie. Ne prendo una a caso e leggo:

LA POESIA

Ci sta stregando tutti.
Adesso ogni cosa ci ispira poesia
Anche un albero, là da solo fuori dalla finestra
mi invita a scrivere
Vedo poesia dappertutto
Anche quando ci servono da mangiare.
Da quando facciamo il laboratorio di poesia
La mia vita è cambiata in bene
Avverto sempre il bisogno di scrivere poesia
E sono orgoglioso di questo
Aldo

Ho un tuffo al cuore ripensando all’esperienza poetica fatta nella RSA San Pietro della mia città. Entrai a far parte di POETI FUORISTRADA un po’ per caso, su invito della coordinatrice di quel progetto, Antonetta Carrabs, poetessa e scrittrice nonché presidente della Casa della Poesia di Monza. L’espressione POETI FUORISTRADA mi incuriosiva e partecipare a quell’iniziativa mi interessava parecchio. Proprio in quel periodo conducevo incontri di Arteterapia presso una RSA della Brianza e ogni giorno ero a contatto con anziani che avevano un forte bisogno di comunicare. Quell’esperienza mi avrebbe arricchita di nuovo materiale per stare con loro. Antonetta Carrabs e il dottor Masera, pediatra e poeta, erano riusciti a introdurre questa idea in vari ambiti, tra i quali il reparto di oncologia pediatrica dell’ospedale San Gerardo di Monza. Ma dove e da chi nasce il progetto Laboratori poetici POETI FUORISTRADA Ernesto Cardenal? Chi è Ernesto Cardenal? Vorrei presentarlo attraverso le sue parole. «Poesia è ciò che scriviamo come poesia. Poesia è ciò che viviamo come poesia. È un modo di agire, di stare al mondo, di convivere con gli altri e con quello che ci sta intorno. Tutto è poesia. In ciascun essere umano esiste un poeta potenziale, in grado di esprimersi senza necessariamente seguire i canoni della poesia tradizionale, ma servendosi del verso libero, cioè un’immersione nel proprio mondo interiore attraverso le immagini di quello esteriore». Cardenal, poeta sacerdote Nicaraguense, (Granada 1925 – Managua 2020) è stato teologo, candidato a premio Nobel, Ministro della Cultura del governo sandinista. Considerato una delle voci più impegnate della poesia latino americana, ripeteva spesso che la poesia «cabe todo» ed in qualità di ministro della cultura, organizzò i suoi Talleres de poesia, ovvero laboratori poetici nelle carceri, negli ospedali, nelle caserme con la certezza che la poesia sarebbe stata in grado di liberare le emozioni, anche le più profonde. Grazie alla stima e alla collaborazione tra Cardenal e il dottor Masera, pediatra e poeta menzionato all’inizio, i Talleres di poesia presero forma presso l’ospedale di Managua, con bambini malati di tumore e leucemia.  E allora perché non portare l’idea anche da noi? Attraversando l’oceano, i Laboratori di Ernesto Cardenal sono arrivati da noi e in seguito inseriti nei protocolli dell’ospedale San Gerardo di Monza nel reparto leucemie infantili e della Residenza per anziani San Pietro. La mia esperienza di facilitatrice del laboratorio di poesia è durata più di due anni in presenza e per circa un anno, durante il periodo Covid, da remoto. Non conoscendo le modalità di svolgimento del laboratorio, né gli ospiti della residenza e neanche le altre volontarie facilitatrici, il primo giorno mi sentivo molto emozionata. Era un giovedì mattina e arrivai alla struttura con parecchio anticipo perché desideravo prendere confidenza col luogo, col clima che si respirava e magari con qualche poeta partecipante arrivato in anticipo come me. La Casa di Riposo San Pietro è inserita in una bellissima struttura dalle grandi vetrate rifinite a piombo dalle quali si intravede il parco circostante. Respiravo un’aria di serenità, silenzio, calma. Anche il caffè, preso al bar interno, aveva un certo gusto di poesia. Alle pareti erano dipinti alcuni versi poetici, che, deducevo, fossero stati estratti dalle poesie create durante i laboratori. Cominciarono ad arrivare i Poeti Fuoristrada, alcuni accompagnati da un operatore e un bastone, altri spinti in carrozzina, ma tutti incuriositi dalla mia presenza. Loro erano già Poeti FUORISTRADA da parecchi giovedì e si conoscevano tutti. Io ero una sconosciuta, quasi un’intrusa. All’ora stabilita ci si ritrova in una stanza piuttosto ampia che fungeva anche da biblioteca. Dei piccoli tavoli uniti tra loro ne formavano uno più grande attorno al quale poi ci saremmo stati tutti. «Lei chi è? Non l’abbiamo mai vista. È una poetessa? Parente di qualcuno?». Quelle curiosità, anche un po’ sospettose, si placarono all’arrivo delle altre facilitatrici. Ecco cos’ero ora per tutti, una facilitatrice del laboratorio di poesia, e quindi in quel contesto avevo per tutti il mio ruolo. Le mie colleghe mi presentano e mi assicurano che avrei solo dovuto osservare, ascoltare e che dalla volta seguente non avrei avuto alcun problema Tutto era molto interessante, semplice, spontaneo. Dopo i saluti di rito, veniva posto un argomento attorno al quale poi si sarebbe svolto tutto l’incontro. L’argomento poteva già nascere dai saluti, perchè qualcuno magari aveva voglia di raccontare e discutere di un fatto avvenuto in quella settimana. Oppure, ad esempio, veniva mostrata un’immagine che avrebbe poi stimolato gli ospiti a parlare di ricordi, sensazioni. Una o due delle facilitatrici avevano il compito di trascrivere tutto ciò che veniva detto. Io ricordo di aver corredato i miei appunti anche con le espressioni del volto, talvolta di nostalgia, altre di rabbia, altre ancora di tenerezza o malinconia. Terminato l’incontro in cui i partecipanti che lo desideravano avevano espresso le loro idee, i loro ricordi, rispetto all’argomento trattato, una di noi facilitatrici aveva il compito di mettere insieme in modo armonico, poetico, ma in versi liberi, i loro racconti ponendo attenzione a riportare le esatte parole usate dagli ospiti. Il giovedì successivo quella poesia corale veniva recitata da una di noi e la felicità di chi ascoltava le proprie parole, le proprie espressioni “lette così bene” era indescrivibile. Gli ospiti si sentivano orgogliosamente POETI FUORISTRADA e la loro gioia rimaneva un dono per noi che, terminata quell’ora, ce ne saremmo tornate a casa. Vorrei concludere questo scritto con una delle poesie d’insieme, frutto di un’emozionante ora trascorsa tra i Poeti Fuoristrada. Non è inserita nella scatola Memory, per la sua lunghezza, ma ben custodita come tante altre che, se lette durante un evento, ad esempio la festa di Natale, riceveva applausi emozionati da tutti i presenti

IL PROFUMO DEI NONNI

Il profumo dei nonni è fatto di frittelle al prezzemolo da bagnare nello zucchero, 
dell’odore di spezzatino e dell’anatra arrosto
dell’oca al forno cucinata col timo e le olive 
dei “gambari” fritti nell’olio bollente
dello stoccafisso, del profumo delle torte ancora calde 
del “pan bon” cotto con l’uva fragola sui mattoni ardenti 
del pane e olio e pomodoro, del pane con lo zucchero
del pane impastato con i fichi, l’uva americana a chicchi e le noci 
che lievitava come un panettone
della mancia del nonno per comprare il gelato quando arrivava il carrettino 
e il signore gridava: «Donne, gelati!»
della polenta al gorgonzola 
che la nonna preparava al mattino, al pomeriggio e alla sera, 
della montagnetta con il buco di cenere calda che sembrava un vulcano 
e le patate da cuocere al centro 
delle zeppole della nonna, delle frittelle con le mele 
delle “scrippelle” abruzzesi di Natale che la mamma offriva ai poveri.

per citare questo articolo

Paola Venezia:

Versi liberi per Poeti Fuoristrada,

n. 33 - Poesia,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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