Skip to content
Dettaglio di copertina. Orione 33 - Poesia - Fondazione Sinapsi - Illustrazione di copertina dal titolo “Omaggio a Giacomo Leopardi” di Bruna Pallante, Studio Motive. Viso di Giacomo Leopardi illustrato graficamente.

|

Il teorema di Leopardi, la poesia di Hilbert

27 Gennaio 2025
«Alla lavagna il professore scriveva. Erano le sette di sera, il corso serale di Metodi matematici della fisica era iniziato da poche settimane e ci avrebbe accompagnato per tutto l’anno...
Dettaglio di copertina. Orione 33 - Poesia - Fondazione Sinapsi - Illustrazione di copertina dal titolo “Omaggio a Giacomo Leopardi” di Bruna Pallante, Studio Motive. Viso di Giacomo Leopardi illustrato graficamente.

|

Il teorema di Leopardi, la poesia di Hilbert

27 Gennaio 2025
«Alla lavagna il professore scriveva. Erano le sette di sera, il corso serale di Metodi matematici della fisica era iniziato da poche settimane e ci avrebbe accompagnato per tutto l’anno...

RICORDO NUMERO 1

 …Fuori il buio delle sere di ottobre accompagnava la solitudine dei viali in una città studi già deserta a quell’ora. Alla lavagna il professore scriveva e cancellava. Riscriveva, leggeva, correggeva, controllava la punteggiatura. Una volta, due, tre. All’inizio non lo capivamo, almeno, io non lo capivo. Quelle definizioni, quei teoremi, li trovavamo scritti sui libri. Fissati dalla stampa. Eppure, come sarebbe successo per molte altre sere, sembrava che nascessero in quel momento. Capii più avanti che la vera lezione stava in quei momenti. Certo all’esame ci avrebbero chiesto teoremi, dimostrazioni, esercizi. Ma la cosa importante stava tutto in quella ricerca spasmodica della parola al posto giusto. Non una parola di meno, non una parola di più. E così per i punti e le virgole. Quella era la matematica. La ricerca dell’essenziale, l’eliminazione del superfluo».

RICORDO NUMERO 2

«Ero nella cantina spoglia, che con mio padre avevamo trasformato in un rifugio dove stare fino a tarda notte senza disturbare. Lì, dove c’era il primo computer entrato nella nostra casa e una macchina da scrivere Olivetti Lexikon 80, mi trovavo a leggere poesie. A studiarle sarebbe meglio dire. Un testo semplice per le scuole superiori mi accompagnava in questo intento autogestito, alla ricerca di non sapevo bene cosa. L’università di fisica lasciava poco tempo. Ritagliavo queste ore notturne, con irregolarità, alternandole a uscite con amici e bicchieri di vino. Le poche cose imparate, sulla struttura, la metrica, assonanze e dissonanze, rime di vario genere, le ricercavo nei testi dei poeti. Quella sera ero riuscito a recuperare un testo su Leopardi. Alcune pagine, con immagini fotostatiche delle poesie, attrassero la mia attenzione e ci persi gli occhi, nella luce soffusa, a leggere quella calligrafia. Erano i suoi appunti, ognuno con cancellature, parole sostituite, scarabocchi, punti di domanda. Quelle poche immagini rappresentavano un lavoro di cesello, la ricerca della parola giusta, l’eliminazione di quella di troppo, la ricerca della struttura giusta. Una costruzione quasi geometrica».Con questi due ricordi vorrei  suggerire un punto di vista in questo parallelo tra la matematica e la poesia. Tanti contributi si sono susseguiti, soprattutto negli ultimi trent’anni, per delineare i confini di questi due mondi e le loro sovrapposizioni. Spesso si sono soffermati su questioni certamente valide ma in qualche modo che non toccavano l’essenza: concetti matematici più o meno celati in testi di grandi poeti; poesie scritte da matematici per rappresentare in altro modo le loro idee. Il punto di vista a cui portano i due ricordi è invece un altro: poesia e matematica hanno in comune un metodo e hanno in comune gli strumenti per la loro realizzazione. Il metodo è quello della ricerca dell’essenza, gli strumenti sono la fantasia e il rigore. Detto così sembra semplice, e allora perché non siamo tutti poeti o tutti matematici? Sia in un caso, sia nell’altro, come in tutti i campi del sapere umano, ci vuole mestiere; ci vuole, come preferisco dire, “artigianato”. A questo si aggiunge quel qualcosa in più, di difficile da definire, che distingue il genio. Indifferente che sia applicato alla poesia o alla matematica.Prendiamo spunto da un aneddoto attribuito a Hilbert e da una frase attribuita a Sofia Kovalevskaya. L’aneddoto su Hilbert narra che, quando gli dissero che un suo studente aveva abbandonato l’università per diventare poeta, egli abbia risposto: «Non sono sorpreso. Non aveva abbastanza immaginazione per diventare un matematico». Tralasciamo per ora il senso di superiorità non celato che ne esce, la frase riporta un’evidenza che chi studia matematica conosce bene. Per immaginare spazi, così come relazioni o funzioni tra essi, di immaginazione ce ne vuole molta. Superando quella idea stantia, ma purtroppo ancora diffusa, che la matematica sia la scienza dei calcoli precisi, ci si immerge in un mondo di ipotesi e costruzioni che va ben al di là del reale, del concreto. Sulla stessa linea di pensiero, ma con meno presunzione, la frase della Kovalevskaya sottolinea proprio questa necessità: «In realtà le matematiche esigono molta immaginazione, è impossibile essere un buon matematico se non si è, nello stesso tempo, un po’ poeta». È su questo stesso crinale, tra immaginazione e metodo, che entrambe queste opere supreme dell’intelletto umano ci permettono di fare un passo oltre, oltre il conosciuto, oltre il sentimento comune, oltre la banalità del quotidiano. E lo fanno con una semplice parola che permette di descrivere le opere dei grandi poeti, ma che è anche usata dai matematici per descrivere i culmini del loro linguaggio fatto di definizioni, teoremi e formule. Questa semplice parola è “bellezza”. Torniamo, a mo’ di conclusione, al poeta. Leopardi ha parlato molto di matematica, principalmente nel suo testo conosciuto come lo Zibaldone. Qui si trova già il parallelo di cui, per altre vie, abbiamo discusso prima. Ecco le sue parole: «La facoltà inventiva è una delle ordinarie, e principali, e caratteristiche qualità e parti dell’immaginazione. Or questa facoltà appunto è quella che fa i grandi filosofi, e i grandi scopritori delle grandi verità. E si può dire che da una stessa sorgente, da una stessa qualità dell’animo, diversamente applicata, e diversamente modificata e determinata da diverse circostanze e abitudini, vennero i poemi di Omero e di Dante, e i Principii matematici della filosofia naturale di Newton».

per citare questo articolo

Marco Crespi:

Il teorema di Leopardi, la poesia di Hilbert,

n. 33 - Poesia,

gennaio-aprile 2025

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

INSERISCI COMMENTO ALL’ARTICOLO

In questo numero