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Joker, una scena del film. Articolo di Francesco Della Calce per Orione, Fondazione Sinapsi

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Joker

6 Maggio 2024
C’è una bella parola: niente. Non pensare a niente. Pensa al clown che piange nella vasca da bagno, mentre il caffè gli gocciola sulle pantofole.
Joker, una scena del film. Articolo di Francesco Della Calce per Orione, Fondazione Sinapsi

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Joker

6 Maggio 2024
C’è una bella parola: niente. Non pensare a niente. Pensa al clown che piange nella vasca da bagno, mentre il caffè gli gocciola sulle pantofole.

Se volessi assecondare attraverso lungometraggi sparsi il tema del nuovo numero di Orione potrei “cavarmela” (letteralmente) con Louis Malle, la Binoche, Jeremy Irons e un certo romanzo di Josephine Hart. Ma userei al lettore un esercizio di stile alquanto disonesto: raccontare il nostro attaccamento alla vita (assieme alle tensioni che ne conseguono, ci imputtaniscono, rendendoci appena consapevoli della miseria in cui versiamo) probabilmente non basta. Siamo “solo” degli esseri umani. Fragili. Esposti, dunque, alle intemperie della vita. I titoli d’autore, al riguardo, si sprecherebbero. Ultimo tango a Parigi di Bertolucci, ad esempio, potrebbe diventare la cartina di tornasole (per antonomasia) intorno alla impossibilità di rammendare strappi e morsi che ci dà l’esistenza. Eppure, prima che arrivasse la pandemia (a proposito di danni) c’è stata una vera e propria stella cometa sull’argomento. Così luminosa da anticipare persino il ritorno in sala del grande pubblico a favore del Cinema d’autore.1, 2, 3 

JOKER

di Todd Phillips, USA 2019

Uno scrittore tedesco c’ha fatto un libro di un certo pregio sulle opinioni dei pagliacci. Per i quali «la malinconia è una faccenda seria da morire»4. Ridere in faccia alle avversità è facile a parole. Assomiglia a quel concetto caro ad Ammaniti sulla libertà («he diavolo te ne fai se non hai una lira, un lavoro…»). Per assaporare la propria esistenza qualche possibilità la devi tenere. Altrimenti c’è un trucco. Servirebbe la pistola di Gran Torino con le dita nella fondina. Almeno contro i bulli. Sophie nell’ascensore te lo suggerisce con delicata rassegnazione.5,6 

Perché la tv generalista «ha iniziato l’era dell’edoné. I giovani frustrati a causa dell’irraggiungibilità dei modelli proposti loro dalla scuola e dalla televisione, tendono inarrestabilmente a essere o aggressivi fino alla delinquenza o passivi fino alla infelicità».7 Pasolini è un oracolo. Chissà se arriva fino a Gotham City. Se Todd Phillips ne ha mai sentito parlare. L’asservimento di massa dei telespettatori che impone superficialità, ignoranza, vanità, è un classico inascoltato. Il regista de Una notte da leoni, in ogni caso, il senso dello spettacolo ce l’ha. Quello del Frat Pack. O di Borat, sceneggiato con Sacha Baron Cohen. Forse per questo Joker è un film che si prende maledettamente sul serio (la scena di Gary il nano che che chiede aiuto all’assassino è un’eccezione spassosa). A quelli che scherzano spesso, alle volte, manca un pò di sana (auto)ironia. In compenso, però, c’è tanto mestiere. E amore per il Cinema. Di un periodo americano (la “New Hollywood”) sotto certi aspetti inarrivabile.King of comedy, Taxi Driver di Scorsese, The Warriors di Walter Hill, Death wish di Michael Winner, The Taking of Pelham One Two Three di Joseph Sargent, stanno lì. Pare una fotografia. Che s’avvale di un attore in stato di grazia: Joaquin Phoenix. Premio Oscar per il migliore interprete maschile. Siamo dalle parti di Jack Nicholson, così, per fare un esempio. Arthur Fleck è un loser. Fa l’occhiolino oltre lo schermo. Ci somiglia. Lo sostiene anche Michael Moore.8 Il passato distopico dove si sbatte è speculare al tempo precario in cui versiamo noi. Quante botte puoi pigliare dalla vita? Raccontarsi barzellette è inutile. Gli altri, poi, nemmeno le capiscono. Il perbenismo di chi non è perbene ci fotte. Lo squallore dell’esistenza lo riscatti, soave, ballando nel cesso. Fantasticando. Omologando la miseria che ammanta tutti quale magra consolazione. La maschera sulla maschera sopra i tuoi giorni cade solo con qualcosa di forte che la scopra. Rendendo visibile chi sei. La consapevolezza dei propri limiti diventa affascinante di fronte al sussiego degli altri. Una volta imparato il gioco. Del resto la decostruzione di una storia rimane un lavoro di sottrazione. Un adattamento volutamente anomalo. Attiene a un mondo parallelo, lontano e vicino. La Dc Comics, Fingere Kane, gli anni ’40, le belle facce che vanno da Cesar Romero a Jared Leto, il famigerato immaginario collettivo. Un tempo (si, gli anni ’70) New York era la città del volantino “Welcome to Fear City”. Faceva paura. Altro che i fumetti.9 La “Sparatoria della metropolitana di New York del 1984” è un’ispirazione. Arriva dalla cronaca nera reale.10

Persino La febbre del sabato sera coi Bee Gees e John Travolta esprime disagio sociale. Il mondo può essere davvero triste quando è sudicio. Le stanze d’ospedale, le sigarette nei pacchetti rossi, le porte in faccia, le testate, i cabarettisti, gli yuppies, gli applausi a chiamata, il naso che cola. Ci sarà mica una sociologia che tratti il disincanto delle donne di colore nei lungometraggi?11, 12 

«I am just one bad day». Ho avuto una brutta giornata. Potrebbe essere il contrario? Specie «se metti insieme un malato di mente solitario con una società che lo abbandona e poi lo tratta come immondizia». Non bastano i calci ai bidoni mentre passano i treni. I lividi li vedi fuori e stanno dentro. Nei palazzi orrendi con i vani scorticati, nelle cassette postali vuote, nelle battute sul sesso che fanno ridere, nella gentilezza dimenticata, negli abbracci mancati. La vita è una tragedia o «una cazzo di commedia»? Al Pogo’s non avrebbero dubbi. Ma in sala danno Blow Out di Brian De Palma e Zorro the Gay Blade di Peter Medak. Chiudersi nel frigo aiuterà a sbollire i pensieri negativi. È catartico. Al pari di Chaplin e Tempi moderni. Fred Astaire e Jimmy Durante. That’s life canta The Voice. Presto, allora. Al Murrayt’ aspetta sua maestà Robert De Niro. Lui sa come funziona. Al tempo ha fatto di peggio con Jerry Lewis. Puoi dirlo forte: «La comicità è soggettiva». Heath ledger che bacia le signore grasse va omaggiato quanto The Killing Joke di Alan Moore e Brian Bolland.13 I Cream e David Glitter accompagnano il giusto. Prima di salire sulla volante e entrare nel mito delle scalinate. Al civico 1165 di Shakespeare Avenue nel Bronx. Magari «la morte non avrà più senso della vita». Eppure la necessità di comunanza in quest’epoca di disuguaglianze continue, cominciamo ad avvertirla. Pesa. Fa male. La notte degli Academy Award è stato detto. Fortunatamente. I film d’autore hanno una luce propria. Raccontano il tempo in cui versiamo. Assieme a una speranza giovane e universale.

«Corri in soccorso degli altri con amore e la pace seguirà».14 

NOTE

1 Josephine Hart: Il danno — Feltrinelli — 1991

2 Louis Malle: Il danno — 1992 

3 Bernardo Bertolucci: Ultimo tango a Parigi — 1972

4 Heinrich Böll: Opinioni di un clown — Mondadori — 1963

5 Niccolò Ammaniti: Come Dio comanda — 2007

7 Clint Eastwood: Gran Torino — 2009

per citare questo articolo

Francesco Della Calce:

Joker,

n. 31 - Il danno,

maggio-agosto 2024

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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