possono scambiarsi consigli per la creazione dei “crafting”,1 condividere il proprio “gamertag”2 o strategie per affrontare mostri virtuali e darsi appuntamento più tardi per condividere una sfida magari giocando in modalità “party”.3 Ciò non vale per i nostri ragazzi. L’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, con la Risoluzione 44/25 del 20 novembre 1989, riconosce il gioco come un diritto inviolabile e insindacabile di ogni bambino. Sono trascorsi diversi anni, eppure la vita frenetica di tanti bambini, con le loro agende ricche di impegni, incastrati come a formare un puzzle, non sempre prevede un tempo da dedicare al gioco. A destare perplessità è poi anche il tipo di gioco, che lascia spesso lo spazio del gioco creativo al gioco digitale. Per bambini e ragazzi con disabilità sensoriale i tempi necessari per lo svolgimento dei compiti a casa sono maggiori rispetto ai compagni. Così scorre il tempo ed è già ora di andare in piscina, al catechismo, al centro di riabilitazione, in palestra, proprio come succede in molte case dei compagni di scuola. Non mancano negli anni diversi professionisti che riportano l’attenzione sull’importanza del gioco, di come incida sui diversi aspetti cognitivi, emotivi, relazionali e di autostima; e di quanto sia importante e stupendo che in ogni fascia d’età, il gioco si differenzi seguendo la crescita del bambino. Leggendo le prime righe di questo articolo avete incontrato parole non comuni nel mondo dei grandi, probabilmente mai sentite da molti (crafting, gamertag e party), ma che appartengono al mondo dei ragazzi che utilizzano i videogiochi. E immaginare una classe, un gruppo di amici intento a parlare usando questo gergo può facilmente farmi sentire escluso se non ho modo di sperimentare in prima persona quello di cui si parla a causa della mia disabilità visiva.
Sono diversi i fattori che si interpongono tra un ragazzo con disabilità visiva e il giocare, sia che abbia un’ipovisione più o meno grave, sia che sia cieco. Abbiamo già accennato all’organizzazione della giornata, ma quando questo ostacolo decade, le cose non diventano automaticamente più semplici. Un altro aspetto importante è il tipo di giochi a cui può accedere. È questo secondo me il danno di cui vorrei parlare in questo articolo. Le tipologie di giochi oggi reperibili in commercio offrono l’imbarazzo della scelta. A seconda dell’età e delle proprie preferenze si passa dal giocattolo in tutte le sue varianti, ai giochi da tavolo (competitivi, collaborativi, di ruolo, di logica e molti altri), fino ai moderni videogiochi per diverse piattaforme digitali (con le infinite e varie proposte) e infine le app di giochi disponibili sui tablet e cellulari. In questo mare di giochi però non tutti sono accessibili per le diverse necessità. Certo, ci sono giochi e giocattoli che possono essere utilizzati o adattati senza troppe difficoltà, ma per altri è necessario che ci sia un’accessibilità a monte che ne renda possibile il giocarci. I giochi da tavolo e i videogiochi sono un esempio di quest’ultima tipologia. Immaginiamo di voler giocare a “Indovina chi” con un compagno, oppure di volersi cimentare con il videogioco più in voga tra i pari come un gioco di calcio o Minecraft. Tutte le informazioni visive che costituiscono l’aspetto fondamentale del gioco stesso sono inaccessibili se non c’è un’attenzione in fase di creazione.
Negli ultimi anni le aziende produttrici di videogiochi hanno investito maggiormente in questo ambito, riuscendo a coinvolgere un pubblico più vasto per alcuni o per altri giochi. Ecco che, nel caso dei videogiochi, potremmo entrare nei menù e nelle impostazioni di ognuno, a cercare il tipo di accessibilità disponibile che può venirci in aiuto. Potremo trovare l’opzione di lettura grazie a una sintesi vocale delle informazioni scritte (spesso disponibili solo per la lingua inglese), o la possibilità di cambiare contrasti tra testo e sfondo (utile per alcune difficoltà visive), attivare elementi utili al gioco vero e proprio come una sorta di volante automatico per le gare da corsa (fruibile per persone non vedenti). Siamo ancora lontani dall’accessibilità completa, e talvolta si riesce ad attivare l’audio per ascoltate i menù e non ciò che appare durante il gioco o viceversa, ma sicuramente questi passi in avanti sono un buon inizio. Altra opzione oggi presente in rete è quella dei giochi pensati per la disabilità visiva, che però non sono accessibili a chi vede. Si tratta di audiogames che davanti a uno schermo nero, coinvolgono i ragazzi in avventure audio. In Fondazione Sinapsi il tema del gioco è da sempre oggetto di interesse, ricerca, coinvolgimento. A volte bambini e ragazzi mi raccontano con grande gioia di un gioco che sono riusciti a sperimentare, spesso invece mi aggiornano su ciò che non è per loro accessibile, altri non immaginavano nemmeno di poter giocare alle diverse console. Quei momenti dedicati sono una boccata d’aria fresca che permettono loro di sperimentare, mettersi alla prova, creare interessi comuni, e anche arrabbiarsi o gioire di com’è andata la partita.
Dal desiderio di un ragazzo di giocare al Monopoli con i suoi fratelli, e da una mamma creativa e in gamba, con la collega tiflologa, abbiamo realizzato una versione divertente e accessibile (vi invito a leggere l’articolo dedicato sul sito… o magari qrcode). Il feedback più bello che ci hanno dato è stato l’inclusione, tutti hanno giocato e si sono divertiti e le strategie di adattamento non erano solo qualcosa di utile ma anche accattivante e divertente. Nel corso di questo bellissimo lavoro, incoraggiamo i ragazzi stessi a giocare, testare le opportunità presenti e far sentire la loro voce su questo tema. Le esperienze di ogni ragazzo sono preziose ed è per questo motivo che ho iniziato a tenere traccia dei giochi accessibili e non, che i ragazzi mi hanno riportato e che insieme abbiamo potuto indagare. Insieme, perché più volte in Fondazione Sinapsi si sono organizzati degli incontri in cui poter testare gaming al pc e condividere esperienze. Sono nate delle amicizie, qualcuno ha dato il via a dei progetti social, si sono alimentate piccole scintille che continueremo a sostenere. Com’è scritto nel dna della Fondazione Sinapsi nel nostro fare rete e allargare la sensibilità in merito, punteremo ancora ad altri orizzonti e magari qualche gioco accessibile in più ci sarà.
NOTE
1 Il Crafting è un’attività presente in moltissimi giochi e che consente di creare accessori di diversi tipi attraverso la combinazione di materiali. Un esempio per tutti il gioco Minecraft che, grazie alla combinazione di diversi cubi, consente la creazione di infinite opportunità.
2 Ci si riferisce solitamente al nickname utilizzato da un giocatore su Xbox Live o altre piattaforme.
3 Modalità di gioco in cui si avvia una chat con altri giocatori coinvolti nello stesso gioco o che condividono il gioco e la schermata di un solo giocatore.
PER APPROFONDIRE
L’importanza del gioco per lo sviluppo cognitivo dei bambini — SaveTheChildren.it