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In copertina per il numero 31 di Orione, Il danno, Omaggio a Bebe Vio, Illustrazione di Bruna Pallante - Dettaglio

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Consapevolezza, responsabilità, cura

6 Maggio 2024
Come archeologo, studioso di territorio, ambiente e paesaggio e come umanista digitale mi trovo sempre più spesso a confrontarmi con i danni provocati alle persone, alla società, al patrimonio culturale, alla terra calpestabile e a quella percepita interiormente come valore collettivo.
In copertina per il numero 31 di Orione, Il danno, Omaggio a Bebe Vio, Illustrazione di Bruna Pallante - Dettaglio

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Consapevolezza, responsabilità, cura

6 Maggio 2024
Come archeologo, studioso di territorio, ambiente e paesaggio e come umanista digitale mi trovo sempre più spesso a confrontarmi con i danni provocati alle persone, alla società, al patrimonio culturale, alla terra calpestabile e a quella percepita interiormente come valore collettivo.

Nel lavoro, nel mio impegno nel mondo associativo e ancor più in quello politico — che svolgo a Marano di Napoli, una realtà fortemente compromessa da decenni con continuità — il danno per me è oramai un orizzonte abituale di riflessione e di azione. Nel farlo, affronto un processo che arriva molto lontano. Proverò in questa sede a descriverlo per la prima volta.

DE-FINIRE > TERMINI > CAMPO

Come sempre, però, per intenderci attorno a questo concetto è saggio che ne fissiamo preliminarmente i termini, e non c’è modo migliore per farlo che leggere la sua definizione nei vocabolari. I vocabolari non ci dicono necessariamente tutto ciò che la parola può esprimere, ma ci permette di prendere atto del perimetro condiviso entro il quale quel concetto è rilevante per la società; più che essere uno spazio pieno, è un recinto di termini di confine entro il quale sta a noi costruire il senso. (Tra parentesi: è interessante che, proprio parlando di parole e concetti, mi sia venuto in mente la metafora dei limiti catastali, dove il cippo di confine viene chiamato termine anche nel Codice Civile, all’articolo 951). Ciò fa il paio con la parola definizione, che è appunto il tracciamento di un limite oltre il quale il significato finisce, e del resto l’insieme dei significati di una parola si chiama campo semantico. Nel nostro caso, la Treccani dice che il danno è un «termine che si oppone direttamente a vantaggio, giovamento, utilità, guadagno, per indicare l’effetto, soggettivamente considerato, di tutto ciò che in qualche modo nuoce a persone, enti, cose»; una definizione molto vicina a quella che ne dà il diritto, per il quale il danno è un «pregiudizio prodotto da un comportamento non giustificato dall’ordinamento, che leda un interesse giuridicamente rilevante e tutelato dall’ordinamento».

DANNO > EFFETTO

La logica soggiacente a queste definizioni è palese: il danno è un effetto. In particolare, un effetto di azioni che sottendono un rapporto fra persone e persone, fra persone e cose, fra cose e cose. Il danno, dunque, si inserisce all’interno della dimensione relazionale e non è possibile senza un’interazione fra due o più parti. Esiste, a onor del vero, anche un frequente approccio al danno come analisi interna a esso: per esempio nel restauro, in ingegneria, in medicina e in tutte quelle discipline per le quali il danno non è un semplice fenomeno puntuale, bensì un processo dinamico che si svolge nel tempo e del quale è necessario conoscere l’evoluzione. Rimane però chiaro che, indipendentemente da questo, se il danno è relazione contiene già, intrinsecamente, una sua dimensione processuale. 

DANNO > EFFETTO > CONSAPEVOLEZZA

Quando il danno entra nella sfera della coscienza può diventare rilevante ed essere oggetto di approfondimento, il cui esito è la consapevolezza del danno. Quest’ultima consente la correlazione (dunque un secondo grado di relazione) con la responsabilità individuale e collettiva. L’esito finale di questo processo è la necessità di trovare rimedi. Un risultato auspicabile ma tutt’altro che scontato da raggiungere: la responsabilità è infatti spesso corresponsabilità, ci chiama in causa, mostra i sottili fili che ci legano a ciò da cui spesso preferiamo pensarci separati.

DANNO > EFFETTO > CONSAPEVOLEZZA > RESPONSABILITÀ

Una volta che si sia incarnato nel proprio animo il bisogno di agire per porre rimedio al danno, si può — si deve — rispondere. Re-spondere, «fare una contropromessa, promettere di rimando». L’assunzione di responsabilità è dunque una promessa che schiude un orizzonte temporale nuovo, dal passato e dal presente (campo dell’analisi degli effetti e della consapevolezza) al futuro. Non è solo un impegno a rispondere, a qualcuno o a se stessi, delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano, ma anche di farsi carico delle conseguenze delle azioni altrui. Chi risponde è in rapporto dialettico con qualcun altro, non è solo. La responsabilità sembra isolarci, ma quello è il senso di colpa: invece ci unisce, ci lega al prossimo, costituendo un elemento fondante della società.

DANNO > EFFETTO > CONSAPEVOLEZZA > RESPONSABILITÀ > CURA

Giungiamo qui a un punto gangliare del discorso: chi consapevolmente di impegna a rispondere con una promessa, promette di impegnarsi a essere forza di contrasto al danno e quest’ultimo si incarna in un’azione di cura, ovvero un atteggiamento di consapevolezza e responsabilità orientato alla mitigazione e al contrasto del danno. Inoltre, ciò che è curato è anche ben fatto e quindi bello; se dovessi azzardare una definizione di Bello valevole non solo per la nostra cultura ma anche per le altre, forse direi che lo è ciò ha una forza scaturente da una speciale, stretta integrazione fra le parti; una sorta di equilibrio ottimale verso l’interno e verso l’esterno. È mia convinzione che il Bello influenzi profondamente ognuno di noi, condizioni virtuosamente il nostro modo di agire e ci spinga a continuare a prenderci cura delle cose e delle persone. Forse le pagine più belle sulla cura sono state scritte da Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’. Vale la pena di leggerle.

DANNO > EFFETTO > CONSAPEVOLEZZA > RESPONSABILITÀ > CURA > EURISTICA

Siccome il danno è un processo, la consapevolezza del valore curativo (nel senso di essere apportatore di controazioni positive rispetto al danno)  diventa un prezioso strumento euristico, in un duplice senso:

  • da un lato, di predizione perché consente di identificare le cause dei fenomeni e quindi di interrogarsi sulle sue conseguenze
  • retroattivamente, perché consente di modificare il proprio comportamento per impedire analoghi danni futuri.

Il processo così va verso il suo compimento, perché è proprio nell’orizzonte del futuro che la cura si compie: essa, infatti, richiede una dimensione temporale in cui svolgersi, richiede durevolezza e costanza di applicazione, lavoro, cooperazione.

Mele annurche, località Foragnano, Marano di Napoli. Sullo sfondo, la masseria fortificata di Foragnano di Sopra (XIII/XIV secolo).
Mele annurche, località Foragnano, Marano di Napoli. Sullo sfondo, la masseria fortificata di Foragnano di Sopra (XIII/XIV secolo).

CURA DEI LUOGHI

Quando osservo il territorio maranese vedo i monumenti romani, dove il danno è frutto dell’opera del tempo, a cui la nostra cultura sente di dover rispondere contrastandolo; vedo le colate di fango che scendono dalle pendici dei Camaldoli ogni qualvolta piove (e se Maranum contiene la radice di mar-, «slavina, luogo fangoso», avremmo dovuto tenerne conto); vedo le strade che non rispettano l’orografia dei luoghi, pregiudicando sia la bellezza di questi ultimi, sia la funzionalità dell’organismo urbano; vedo lo svilimento della coerenza estetica delle strade a causa di edifici progettati senza cura di come s’inseriscano nel contesto; vedo lo sviluppo moderno dimentico delle interconnessioni naturali con le aree adiacenti, suggerite dalla rete delle strade antiche — romane, medievali o post-medievali —; vedo nell’incuria e nei rifiuti l’effetto di decine di anni di mentalità criminale, che nell’aggressione al paesaggio e all’ambiente trova il modo di abbrutire i cittadini rendendoli permeabili alla cultura dell’illegalità.

La consapevolezza del danno può essere infatti un percorso educativo, civile e politico tanto fondamentale quanto negato.

Sarebbe bello un mondo senza intenzionalità del danno e senza dolo. Intanto, però, abbiamo un gran bisogno di curare e riparare il mondo. Le risorse della Terra non sono infinite, il tempo ancor meno. Se il male, in questo mondo, è inevitabile, che sia almeno un male necessario per diventare esseri più degni di abitare questo pianeta.

BIBLIOGRAFIA

Giorgio Boatti: Un paese ben coltivato. Viaggio nell’Italia che torna alla terra e, forse, a se stessa — Laterza — 2016

Vittorio Lingiardi: Mindscapes. Psiche nel paesaggio — Raffaello Cortina Editore — 2017

Papa Francesco: Laudato si’ Ancora — 2015

Luca Moretti, Vincenzo Moretti: Il Lavoro Ben Fatto: Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo — Editore #lavorobenfatto — 2020

Salvatore Settis: Paesaggio Costituzione cemento: La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile — Einaudi — 2012

Margherita Vanore (a cura di): Del prendersi cura. Abitare la città-paesaggio — Quodilibet — 2020

per citare questo articolo

Francesco Panzetti:

Consapevolezza, responsabilità, cura,

n. 31 - Il danno,

maggio-agosto 2024

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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