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Orione 30 - La Cura - Dettaglio di copertina. Illustrazione di Bruna Pallante, "Omaggio a Trotula de Ruggiero"

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Il meraviglioso mondo degli haiku

14 Febbraio 2024
Dalla fine degli anni Novanta anche in Italia si è iniziato a parlare di “Poesia Terapia”, assegnando così alla poesia stessa, come a ogni altra arte, un profondo valore terapeutico.
Orione 30 - La Cura - Dettaglio di copertina. Illustrazione di Bruna Pallante, "Omaggio a Trotula de Ruggiero"

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Il meraviglioso mondo degli haiku

14 Febbraio 2024
Dalla fine degli anni Novanta anche in Italia si è iniziato a parlare di “Poesia Terapia”, assegnando così alla poesia stessa, come a ogni altra arte, un profondo valore terapeutico.

Utile in momenti di fragilità, di cambiamento, la si può praticare sia in gruppi guidati da un terapeuta, sia in modo autonomo. Chi di noi non ha una poesia nel cassetto magari scritta da piccoli o in adolescenza? La mia attenzione però, in questa occasione, si concentra su un tipo particolare di poesia, ovvero l’haiku. Nata in Giappone nel XVIII secolo, questa breve forma poetica si ispira alla massima semplicità e genuinità ed è composta da 17 sillabe suddivise in tre versi: nel primo 5, nel secondo 7, nel terzo 5. Per poter scrivere un haiku è necessario osservare tutte le cose con gli occhi di un fanciullo ed è l’unico modo per dar vita a quella magia capace di fermare i pensieri ossessivi e poter godere così dell’attimo presente. Issa, uno dei più grandi maestri haijin, stemperava la sua difficile e sfortunata vita componendo haiku, uno dei quali recita così

la lumachina
scala pian piano
il monte Fuji

(Issa)

Tra i tanti da lui scritti e arrivati a noi, ho scelto questo haiku poiché mi consente di approfondire alcuni aspetti che confermano l’importanza terapeutica di questi brevi poemi. Ciò che subito salta all’occhio leggendolo, oltre alla sua brevità, è la semplicità. L’haiku ha in sé altre caratteristiche particolari: una di queste è la presenza del kigo, ovvero di un riferimento alla natura e al tempo (stagione, mese, festività, momento della giornata, e altri periodi che indicano lo scorrere del tempo o periodi particolari). Se parlo di una rosa è chiaro che mi riferisco al mese di maggio o all’inizio dell’estate. Se nomino la luna il mio pensiero andrà subito alla notte. Questa peculiarità permette a chi scrive di distanziarsi da sé ed entrare così nell’essenza dell’oggetto. Nel caso dell’haiku di Issa, il riferimento è la lumaca. In pratica, ci troviamo davanti a una vera e propria metafora. Non esiste un “io” presente nell’haiku, ma una immedesimazione nell’elemento della natura che si è consapevolmente o inconsapevolmente scelto di utilizzare. Risulta pertanto facile capire il significato metaforico dell’haiku di Issa. Chi se non lui stesso è la lumachina che lentamente cerca di arrivare alla cima del Monte Fuji? E quanta fatica dovrà fare? Potrebbe sembrare un obiettivo irraggiungibile per la lumaca, ma rispettando le sue caratteristiche naturali e i suoi tempi, la lumaca potrà farcela! L’haiku è considerato un utile strumento di supporto in gruppi di poesia composti da persone affette da disturbi alimentari o da dipendenze dove lo scopo è quello di ri-entrare in contatto con le emozioni e le sensazioni che il proprio corpo esprime imparando a non scacciarle, bensì ad ascoltarle e rispettarle. L’haiku, come ogni altro tipo di poesia, si esprime attraverso un linguaggio verbale e ciò permette di connettersi alla parte razionale lasciandole però un ruolo metaforico ed espressivo non giudicante. I tre versi di un haiku non hanno legami logici tra loro e non sono previsti né il titolo, né la rima, perché l’obiettivo è arrivare all’essenza delle cose e liberarsi del superfluo. Solo così si arriverà a far parlare il necessario. Il terzo verso normalmente è come un sospiro di sollievo. Infatti oltre a cercare di spiegare gli altri due, lascia che la mente sia libera di accostare, associare e spiegare i primi due dando spazio a libertà e fantasia. I pazienti o comunque gli autori si ritrovano a scoprire la bellezza e l’unicità del proprio essere e a sorprendersi, passaggi che diventano risorsa e punto di partenza per un processo di guarigione. I bambini sono maestri in questo.

foglie sugli alberi

si risveglia la natura

dormivano tutti

Matsuo Basho, forse il più grande maestro haijin, sosteneva che a scrivere un haiku basta un ragazzino alto come un germoglio di bambù. L’esistenza delle già citate e di altre regole nella composizione di un haiku potrebbe far pensare a una gabbia, a una limitazione per chi scrive, ma in realtà scegliere la parola giusta aiuta a non disperdere i propri sentimenti e a dargli valore. Spesso l’haiku viene paragonato a uno scatto fotografico o a una pennellata emotiva perché ferma quell’esatto momento e quel componimento può essere soltanto di quella persona e di nessun altro. Nonostante l’haiku abbia alla base una forte appartenenza alla cultura orientale, molti sono gli autori occidentali che si sono cimentati in questa pratica. Pensiamo a Paul Valery, Paul Claudel, Rilke , il nostro Zanzotto, e si potrebbero nominare ancora molti autori. Si tratta molto spesso di haiku dallo spirito più libero, ovvero che non osservano in modo rigido tutte le regole proposte dagli haijin. Molti degli haijin stessi esulano dagli schemi rigidi, ma questo non toglie alcun valore alla pratica poetica che ognuno di loro e di noi può fare. Vorrei concludere osservando che la potenza di un haiku non risiede soltanto nello scrivere, ma anche nella lettura, nel farlo leggere,  nell’ascoltarlo e nel condividerlo. Quando un poeta haijin recita un haiku dovrebbe farlo per tre volte consecutive dando ogni volta una intonazione diversa. Questo consente di aiutare chi ascolta a ricevere emozioni diverse e a vedere le cose con occhi diversi. Nell’haiku non esiste una vera e propria punteggiatura e uno dei momenti più importanti è proprio il silenzio, la sospensione sia tra un verso e l’altro sia al termine della lettura di uno prima di passare ad un altro haiku. Scrivere haiku non porta alla guarigione, ma può aiutare ad avvicinarla con maggior serenità. Se ci pensiamo bene, un poeta, in questo caso un haijhin, e uno psicoterapeuta hanno molti obiettivi in comune: la ricerca di connessioni, il raggiungimento di consapevolezza, il riconoscimento delle proprie capacità, e, io aggiungo, lo stupore. 

IMMAGINE:

https://www.amazon.it/Limmenso-semplice-Paola-Venezia/dp/8885781012 Inserire qr code e copertina del libroDida sotto immagine di copertina: Il libro di Paola Venezia, L’immenso è semplice, RP Libri, 2018           

per citare questo articolo

Paola Venezia:

Il meraviglioso mondo degli haiku,

n. 30 - La cura,

gennaio-aprile 2024

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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