A volte mi capita di pensare alla Terra! E non quando mi sforzo – tra mille gesti e azioni e le loro inevitabili incoerenze – di non inquinarla e di rispettarla. No, mi capita quando guardo la Luna, che sembra seguirmi nella notte, mentre viaggio in macchina o in treno e mi sposto nelle routine e non routine della mia vita. Mi capita di immaginarla enorme e allo stesso tempo piccolissima, la Terra, che da miliardi di anni segue le sue rotte nell’immensità dello spazio, del sistema solare, delle galassie, secondo un tempo che da così poco noi uomini abbiamo iniziato a dividere, nominare e contare. E allora penso a quanto è giovane l’umanità a cui appartengo rispetto a questa Terra che è madre e casa, passato e futuro, ricordo e possibilità. E, nello stesso momento, a quanto è profonda la traccia che la nostra presenza ha lasciato su questo pianeta in un tempo così breve. La mia mente spazia dalle piramidi, ai templi aztechi, dai grattacieli, alla Tour Eiffel, ripenso a Notre Dame –— come evitarlo in questo momento in cui ha rischiato di scomparire? — ripenso alla Grande Muraglia cinese, al Colosseo, ai castelli medioevali arroccati sulle cime delle montagne. E, intorno a tanta grandiosità, a un paesaggio che cambia, si modifica negli anni, nei secoli, nei millenni e che, oggi, con più forza che mai, ci sta dicendo: «Così non va! Soffro!» Perché la traccia che l’umanità ha lasciato e continua a lasciare non è solo grandiosa purtroppo. Ci penso mentre al mare vedo mia figlia nuotare tra la plastica e giocare con sabbia e mozziconi di sigaretta anche sulle spiagge più belle. Ci penso mentre passeggio nella pineta tra fazzoletti di carta e ombrelloni rotti. Ci penso quando vado in città e vedo parcheggi al posto dei parchi e moto al posto degli alberi. Ci penso mentre cammino a piedi su un marciapiede dove rischio di essere investita da uno scooter o, nella migliore delle ipotesi, intossicata dai gas di scarico di una popolazione a motore ancora troppo numerosa. Come tutte le brave mamme, anche la nostra madreterra ci sta avvertendo da un po’ sulle conseguenze che i nostri comportamenti possono avere, ma il momento in cui la sua pazienza finirà non è tanto lontano, e il tempo che abbiamo a disposizione per modificare la rotta è breve, è già cominciato, è qui e ora, nelle mani di noi adulti più o meno giovani, in ciò che riusciremo a fare subito e in ciò che riusciremo a trasmettere ai bambini e ai ragazzi che stiamo crescendo. Ed ecco allora che la mia mente arriva, ancora una volta, all’intreccio tra i suoi quattro pensieri preferiti: bambini, famiglia, scuola, natura. Li riscrivo: bambini, famiglia, scuola, natura. Le vedete anche voi? Tra le lettere di queste quattro parole, tra i significati che portano con sé, le vedete anche voi le infinite potenzialità? Picnic sotto gli alberi, passeggiate in bicicletta, bombe di semi[1] da fabbricare e lanciare per far crescere fiori di campo nelle aiuole abbandonate, piccoli orti sul balcone di casa e nel giardino della scuola, capanne da costruire con rami e paglia, cavalli da strigliare nel maneggio appena fuori città, fragole da raccogliere e gustare in mezzo ai filari, sassolini, rametti, petali con cui riempirsi le tasche e da custodire come i tesori più preziosi, fogli e colori all’aria aperta per disegnare la natura e imparare a conoscerla sempre meglio e rispettarla sempre più. Potenzialità. Difficili da rendere realtà? Certo, ma non sempre e non tanto quanto possiamo pensare. A volte, di fronte a delle idee straordinarie, mi stupisco di quanto siano semplici da realizzare! Una di queste è stata recentissima, il 10 aprile scorso, quando, seduta a piedi nudi e gambe incrociate su un prato verde all’interno del Muba,[2] ascoltavo la presentazione di Una scuola possibile.[3] Tra le diverse esperienze e testimonianze raccolte in questo volume curato da Monica Guerra e Francesca Antonacci, ce n’è una che mi ha letteralmente folgorata per la sua semplicità e, allo stesso tempo, per la sua enorme potenzialità. A presentarcela è Sara Vincetti, una illustratrice piena di energia e di passione, che esplodono quando parla della sua esperienza con i bambini, nella natura, sotto il soffitto del cielo. Ci parla del disegno, di quanto sia il mezzo espressivo privilegiato dei bambini attraverso il quale raccontano la loro relazione con il mondo circostante e di quanto, nell’avanzamento lungo il percorso della scuola primaria, perda spontaneità e relazione con l’ambiente esterno sbilanciandosi verso la competenza da acquisire all’interno. Sempre più tecnicismo e sempre meno processo di conoscenza naturale. Eppure, ci fa notare, quanto hanno disegnato scienziati come Charles Darwin, Leonardo da Vinci, Gregor Mendel. I loro taccuini sono ricchi di disegni che descrivono quella realtà naturale che con tanta attenzione osservavano, studiavano e tramandavano agli altri. Ecco allora che, anche nell’era del digitale, la carta e gli acquerelli possono ridiventare protagonisti nella creazione di tanti, nuovi, personalissimi taccuini naturalistici: uno per ogni bambino o ragazzo che, nello spazio aperto del giardino scolastico osserva e disegna e annota la natura. In questo bellissimo progetto[4] che Sara ha strutturato con occhio di chi vede possibilità in ogni realtà scolastica, più o meno “verde”, il taccuino naturalistico, strumento specifico di documentazione, ridiventa il luogo di incontro tra arte e scienza, tra espressione di sé e conoscenza del mondo. Lo spazio aperto della scuola aumenta le sue potenzialità, non solo luogo ricreativo e di socializzazione, ma vera aula a cielo aperto dove la mente e il cuore sono liberi di spaziare nella natura, nella creatività, nella tecnica pittorica, nella scienza, nella conoscenza di un mondo di cui i bambini di oggi potranno essere eredi e custodi più consapevoli e saggi.
NOTE
[1] I guerilla gardening usano un linguaggio di guerra per azione di pace. Con i loro attacchi verdi colorano e restituiscono alle persone i luoghi cittadini assorbiti dal grigio delle città.
[2] Il MuBa è il Museo dei Bambini di Milano. Fino al 6 gennaio 2020, il museo ospiterà la mostra Natura per bambini dai 2 ai 6 anni di età.
[3] Questo bel libro edito da Edizioni Franco Angeli, che vi consiglio vivamente di leggere, affonda le sue radici nel Manifesto che le due curatrici hanno elaborato già nel 2014 per descrivere il loro progetto dal titolo Una scuola ed è disponibile a questo indirizzo. Se siete alla ricerca di un po’ di ispirazione e incoraggiamento, vi consiglio di leggerlo.
[4] Se volete saperne di più su come è articolato il progetto, ecco il link dove troverete il saggio di Sara Vincetti per Una scuola possibile.