Ed è proprio ogni giorno che ci troviamo a dover bilanciare la nostra resistenza alla vita, che fin da piccoli traiamo, attingiamo dall’ambiente in cui viviamo. Non a caso il carattere del bambino si forma nei primi anni e la serenità in cui muove i primi passi costituisce la sua forza, dalla quale dipenderanno la sua autonomia e la sua indipendenza e che da adolescente lo renderà capace di opporsi a quanti tenteranno di prevaricarlo. Resistenza come capacità di mantenere indipendenza di pensiero, capacità di leggere l’oggettività dei fatti, difendersi dal plagio che purtroppo in determinati ambienti continua a essere esercitato. Ecco solo alcuni esempi del concetto di resistenza inteso con un’accezione positiva, ma tante sono le sue interpretazioni negative che purtroppo diventano di fatto concrete nella realtà. Pensiamo alle resistenze mentali, volute o subite, che non consentono un’evoluzione della specie e che costituiscono barriere. È importante comprendere che dove c’è disequilibrio c’è quasi sempre prevaricazione offesa violenza. Resistenza intesa come opposizione a ciò che è diverso dal proprio io, dalla propria cultura, rigidità mentale così forte da non consentire l’incontro, la relazione. Personalmente, pur tenendo vivamente in mente uomini e donne che hanno fatto la Resistenza, eroi ed eroine della nostra storia, mi piace pensare e vivere un concetto di resistenza più ampio, comune a tutta l’umanità: resistenza che si trasforma in capacità di operare per il bene di tutti, in capacità di offrire ciascuno il proprio saper fare al servizio del più debole, per il bene di una società libera, senza oppressi e oppressori.
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Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni, diceva Oscar Wilde.