È intuitivo pensare che l’arte del racconto ha subito negli anni una metamorfosi, una mutazione strettamente interconnessa all’evolversi dei tempi, mantenendo però obiettivi, identità ed essenza inalterati. Se andiamo un po’ più indietro, gli antichi poeti greci si esibivano dinanzi a un pubblico, in corti e piazze pubbliche, interpretavano le storie in versi, le poesie, o in prosa, e all’epoca era il principale mezzo di trasmissione culturale e storica. Essi erano considerati i preziosi custodi della memoria collettiva. Come per lo storytelling, anche nella poesia era, ed è, fondamentale coinvolgere l’ascoltatore, condurlo alla scoperta del racconto, proiettare nella mente dell’uditore le immagini, imprimendo nella sua memoria la storia in modo permanente, tramandandola di generazione in generazione. Ispirato da ciò, il cuore pulsante del progetto WeCoop — Regione Campania e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali — con capofila Mad.Ora ODV, si regge su un intervento innovativo basato sull’utilizzo di nuove metodologie, tra cui lo storytelling e la poesia, per contrastare le crescenti solitudini involontarie nella popolazione anziana, malati con demenza e Alzheimer, utenti non autosufficienti, giovani coinvolti in lunghe degenze post operatorie e nelle persone con disabilità motoria. Attraverso lo storytelling, l’arte del raccontare, l’obiettivo principale è apportare un miglioramento della qualità di vita all’assistito e al caregiver, favorire lo sviluppo e il miglioramento delle abilità cognitive, emotive e relazionali, alleviare lo stress e l’ansia, dare sollievo e, soprattutto, donare una cura emotiva. Queste arti performative sono fortemente inclusive per gli utenti domiciliati. La narrazione infatti contribuisce a migliorare il rapporto tra la persona e il suo curante e migliora lo stato psicofisico, restituendo al paziente la propria dignità di persona che, finalmente, non si sente esaminata solo clinicamente. Gli operatori di WeCoop instaurano un legame di fiducia con gli utenti, arricchendo la sfera affettiva e relazionale, li rendono protagonisti attivi delle proprie scelte e non oggetti di intervento assistenziale. Vi è una co-progettazione del racconto, stimolando la memoria, incentivando la narrazione, talvolta autobiografica, mediante l’utilizzo delle fotografie, sperimentando ogni volta con gli utenti una sensazione di calma, ispirazione e gratitudine. Ma spesso la solitudine e gli stati depressivi possono colpire anche persone autosufficienti, che vivono l’isolamento sociale, o ne sono a rischio, per svariati motivi come la lontananza dei figli, un lutto o per scelta a motivo del loro non voler essere un peso per gli altri. Il laboratorio di Storytelling per adulti, che ho avuto l’onore di condurre, è nato con l’intento di abbracciare anche questa fascia di utenti, per costruire una comunità accogliente e inclusiva, contrastare la comparsa di stati depressivi, il senso di inutilità e di vuoto che può nascere con l’avanzare dell’età, per favorire il recupero delle capacità psico-fisiche e garantire il miglioramento della qualità di vita e il benessere della persona. Il viaggio alla riscoperta del potere magico delle storie, in cui sono state fortificate le relazioni, è stato una vera e propria cura per l’anima. Gli anziani sono la memoria del passato, le loro esperienze, storie, anche personali, ci hanno condotti in un meraviglioso viaggio culturale, introspettivo e di grande potenziamento dell’autostima. L’inclusione, la socializzazione, l’amicizia e la condivisione sono stati i punti fermi che ci hanno accompagnato in questo percorso che si è concluso con un evento finale che ci ha condotti tra i miti e le leggende della Campania, partendo da Nocera Inferiore fino ad arrivare a Napoli, luogo di immensa storia e cultura. Lo storytelling è stato uno strumento innovativo indirizzato al bene sociale e pubblico, guidato dalla volontà di dare risposta a quei bisogni sociali che sono trascurati. Ecco alcune testimonianze dei partecipanti.
Ci siamo conosciuti meglio, abbiamo appreso, ci siamo divertiti e abbiamo toccato con mano i nostri limiti. Per un po’ abbiamo lasciato a casa faccende, pensieri, preoccupazioni e dolori, per incontrare l’altro, per fare gruppo. A voi il plauso per averci provato, a noi il desiderio di averci creduto fino in fondo. Abbiamo viaggiato tra le storie e leggende della Campania, cercato storie, tra cui le nostre a volte incomplete e in cerca d’autore.(G.P., partecipante Laboratorio Storytelling — Biblioteca “Pucci” di Nocera Inferiore)
E ancora:
È stato subito un successo, tante e tanti di noi si sono iscritti per imparare cose nuove e mettersi in gioco, ci hanno fatto ‘giocare’, raccontare storie, ci siamo sentiti coccolati ed è stato un ritorno indietro. Siamo stati coinvolti con competenza e garbo contribuendo ad abbassare la cifra dei nostri anni, donandoci leggerezza, allegria e anche spensieratezza. Tutti ci raccomandano di sorridere ‘sarete più belli’. Se prima sorridevo, ora sorrido di più e al ritmo di rime e storie mi allontano dalle storture del quotidiano. (T.C., partecipante Laboratorio Storytelling – Biblioteca “Pucci” di Nocera Inferiore)
Abbiamo cercato di dare nuove risposte a istanze sociali particolarmente urgenti con l’obiettivo di accrescere il benessere sociale, questo immergendoci completamente nella scoperta dell’arte performativa più antica e potente del mondo, il racconto orale. E questo grazie all’immenso potere delle parole.