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un fotogramma del film like share follow

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Like. Share. Follow — Il film

1 Dicembre 2020
In un mondo in cui le relazioni diventano sempre più diafane e l’esperienza virtuale assume ogni giorno che passa una rilevanza trascendentale, la condivisione di gioie, dolori, vicissitudini negative o positive, di giornate piene od oziose sul divano è diventata la normale quotidianità della maggior parte della popolazione: dai primi anni dell’adolescenza fino alla terza età inoltrata.
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1 Dicembre 2020
In un mondo in cui le relazioni diventano sempre più diafane e l’esperienza virtuale assume ogni giorno che passa una rilevanza trascendentale, la condivisione di gioie, dolori, vicissitudini negative o positive, di giornate piene od oziose sul divano è diventata la normale quotidianità della maggior parte della popolazione: dai primi anni dell’adolescenza fino alla terza età inoltrata.

L’idea di condivisione che, soprattutto per i nostri nonni rappresentava un concetto materiale, anche legato alle povertà e al sentimento di empatia e solidarietà del secondo dopo guerra, ha cambiato il modo di porsi nei confronti delle nuove realtà adolescenziali, dalla Generazione X ai nativi digitali, passando per i millennial. Il concetto di sharing incontrollato, legato a una fama incontrollabile e fuorviante, viene portato alla massima degenerazione dal regista Glenn Gers, nel film Like. Share. Follow del 2017, attraverso le vicissitudini del giovane Garret Hoffman, che riesce a realizzare il sogno di molti millennial: cristallizzare la propria esperienza virtuale attraverso una stabilità economica che allontana sempre di più l’ingresso nel mondo del vero lavoro. Una fama che nasce, cresce e si sviluppa attraverso i video caricati in rete. La propria persona in evidenza, alla mercé di tutto il mondo, virtuale e non. Così come era avvenuto in passato per altre follie storiche, manie di anni lontani e ossessioni per i personaggi che avevano plasmato l’infanzia di maniaci che oggi tutti ricordiamo – Mark David Chapman e l’imponderabile crasi tra idolatria e volontà malata di purificazione che portò all’omicidio di John Lennon; l’insana attrazione di John Hinckley per la giovanissima Jodie Foster che lo spinse ad attentare alla vita del presidente degli Usa, Ronald Reagan, con il solo scopo di farsi notare dall’attrice; la vena diabolica di Andrew Cunan e l’omicidio di Gianni Versace sulle scale della sua residenza a Miami Beach nel 1997 –  anche in Like. Share. Follow, prodotto tra l’altro dagli stessi ideatori dell’horror ansiogeno “Scappa – get out”, la vita del protagonista – interpretato da Keynan Lonsdale – viene osservata fino all’inverosimile e mitizzata da una ragazza che irradia tutti i disturbi e le paranoie di una seguace rifiutata, direttamente o indirettamente, dal suo oggetto del desiderio. Anche il suo nickname, FanGirl – interpretata da Ema Horvath –, diventa archetipo dell’instabilità socio – virtuale. Facendo terra bruciata attorno a sé e riavvolgendo il filo di Arianna dei contenuti di Hoffman riesce a raggiungere la sua preda anche in posti bucolici, agli antipodi con la strada lavorativa che aveva fatto la fortuna del protagonista. Un’ambientazione di campagna, lontana dal caos quotidiano, isolata, dove non esiste alcuna connessione e nessuna possibilità di interagire con il prossimo: in quello scenario FanGirl tenterà la sua ultima sortita maniacale, che la porterà alla morte per mano del suo idolo. Un idolo che, nel frattempo, aveva ramificato ancor di più, con la sua assenza, la sua schiera di seguaci incrollabili. Così il film si conclude con il grido d’aiuto di Hoffman, intercettato da un’altra sua fan che, pronta a macinare chilometri per il suo totem di Internet , non disdegna di attraversare gli Usa per raggiungerlo. Un salvataggio apparente. Un moderno omaggio a Misery non deve morire di Stephen King, con Garret rintanato sul sedile posteriore, mentre la sua fan, ormai anch’essa rivelatasi per una folle maniaca in erba, fa perdere le tracce della sua auto verso l’orizzonte, lasciando un velato mistero sulla sorte dell’influencer. Una rappresentazione del mondo attuale, in cui esistono, come in tutte le epoche storiche, esempi e modelli da seguire. La rivoluzione di Internet ha indubbiamente cambiato in meglio la nostra società, attraverso la possibilità di interagire con una miriade di utenti tramite un’indefinibile quantità di contenuti, ridurre distanze e rendere accessibili, alla portata di un click, tutti i tesori dell’arte, della poesia e della letteratura. D’altra parte un’eccessiva catarsi nel mondo digitale porta a un costante allontanamento dalla vita vera, reale, in cui i bisogni e le emozioni non sono filtrati da uno schermo. La ricerca di una via di mezzo tra le due realtà deve rappresentare il percorso giusto per vivere a pieno la dicotomia del nostro periodo storico.

REGIAGlenn Gers
PRODUZIONEUsa
ANNO2017
GENEREThriller, Horror
DURATA97 minuti

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Francesco Barbato:

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ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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Paul Watzlawick nel suo prezioso Pragmatica della comunicazione umana teorizza, forse per la prima volta con una metodologia scientifica, una serie di assiomi che descrivono proprietà tipiche della comunicazione aventi importanti implicazioni relazionali. L’assunto iniziale è che comunque ci si sforzi, non si può non comunicare, implicando livelli comunicativi non solo di contenuto ma anche di relazione.