La prima campanella delle scuole primarie, l’ultima del liceo, il sorriso di un insegnante, il primo voto bello ma anche il primo giudizio negativo, la paura del compito di latino o dell’interrogazione di matematica. In realtà, il percorso scolastico, se guardato da una distanza “storica”, ci appare costellato di bei ricordi e di grandi emozioni ma visto da vicino, nel vissuto di ogni giorno di un bambino, di un adolescente o di un giovane, restituisce, invece, una dimensione impegnativa, quasi punitiva: responsabilità, scadenze, compiti, apprensione per la valutazione. Dopo la pandemia, che nel 2020 ha colpito l’intero globo, affanni e paure sembrano, inoltre, amplificati: il lungo periodo di segregazione, unitamente a un uso smodato dei social e ai venti di guerra che soffiano costanti alla periferia d’Europa, ha aumentato il senso di instabilità, la paura nel futuro e ha privato i ragazzi della capacità di interagire, di relazionarsi. Alla riapertura delle scuole, questo profondo disagio ha investito le aule allontanando alunne e alunni sempre di più dalla “leggerezza”, che dovrebbe, invece, animare i percorsi scolastici riportandoli al vero senso di fare scuola: crescere insieme, migliorarsi, formarsi, evolvere verso l’essere in grado di, acquisire competenze, maturare.
La leggerezza, come suggerisce Italo Calvino in una delle sue più belle Lezioni americane, non significa essere superficiali o disattenti ma guardare il mondo da una prospettiva complessiva, da un punto di vista che consenta una visione globale. In particolare, nel contesto scolastico, la leggerezza non si configura, quindi, come affrancamento da ogni dovere, non allude al contrario di responsabilità e di impegno, due concetti che dovrebbero caratterizzare fortemente l’approccio pedagogico e didattico e tutte le attività di chi è al servizio della formazione delle giovani generazioni. La responsabilità di creare le condizioni affinché alunni e studenti possano apprendere, di sostenerli nello sviluppo delle competenze, di portarli per mano negli itinerari della conoscenza in un territorio educativo sereno, caratterizzato da diffuse condizioni di benessere, quale ambiente privilegiato per favorire, attraverso l’empatia e il rapporto affettivo, proficui processi di apprendimento che possano condurre tutti gli alunni verso il più alto successo formativo di ciascuno. In tale prospettiva, si collocano i diversi approcci pedagogici che, in tempi recenti, sottolineano con forza la necessità superare i confini della didattica tradizionale, sostanzialmente basati sulla trasmissione e ripetizione di conoscenze, per approdare a un modo diverso di fare scuola, più rispondente alle caratteristiche delle giovani generazioni, ai nuovi modi di acquisire ed elaborare le informazioni e di apprendere, e all’altezza delle sfide della società attuale. Si tratta di approcci didattici innovativi che mirano a rendere partecipi bambini e ragazzi dei processi di apprendimento, a coinvolgerli e a stimolarli, attraverso l’interazione e l’esperienza, mediante una didattica laboratoriale che restituisca agli alunni il ruolo di protagonisti attivi e agli insegnanti la funzione di regista, in un percorso didattico dinamico e contemporaneo. In tale contesto, la leggerezza assume, nella scuola, il valore di flessibilità del percorso di apprendimento, di adattabilità alle diverse esigenze che caratterizzano i singoli alunni, in una prospettiva di personalizzazione della didattica che tiene conto e si adegua alle differenze di genere, di gusti, sociali e culturali, di modi di apprendere. La leggerezza diviene, quindi, inclusività del curricolo scolastico, dei contenuti dei percorsi di apprendimento, delle metodologie e degli strumenti alle specifiche caratteristiche degli alunni. La leggerezza può essere, ancora, intesa come formazione alla multiculturalità, al rispetto dell’altro, come educazione alla sostenibilità, all’alleggerimento del nostro “peso” ambientale, come avvicinamento a stili di vita e di consumo sostenibili.
Nondimeno, la leggerezza esprime l’importante sostegno allo sviluppo del pensiero creativo fornito attraverso la metodologia del gioco, la gamification, “insegnare divertendo”, attraverso l’uso dei linguaggi informali, quello dell’arte e della musica. La leggerezza manifesta, infine, l’importanza dell’innovazione delle metodologie didattiche e degli strumenti, non necessariamente legata alle strumentazioni tecnologiche ma a una profonda trasformazione del modo di insegnare e di apprendere. Se, dunque, la leggerezza del fare scuola intende sottendere i processi di apprendimento, la valutazione, nella sua configurazione attuale, non concorre a questo nuovo modo di fare scuola perché finalizza lo studente o l’alunno al voto, impedendogli di guardare ai processi di apprendimento da una prospettiva più ampia, che dia loro valore inquadrandoli nel più significativo orizzonte della crescita personale e professionale, perseguita lungo l’arco della vita.
Assume, di contro, significato una valutazione “formativa” che prescinda da numeri e da giudizi, per ricondurre l’apprendimento alla sua vera natura di percorso finalizzato alla crescita, alla valorizzazione delle proprie attitudini e vocazioni, alla maturazione di competenze, alla costruzione del valore della cittadinanza, alla luce dei principi fondamentali della Costituzione italiana e dell’Agenda 2030. Ed è in questo scenario di profonda trasformazione, in atto nelle scuole italiane, che la leggerezza restituisce anche valore e significato a una importante consapevolezza, la responsabilità condivisa del fare scuola, del formare i cittadini e i professionisti di oggi e di domani, che permea l’impegno che ciascun operatore pone nel compito a lui affidato e l’azione quotidiana di tutti coloro che partecipano alla comunità scolastica, in primis gli insegnanti ma anche gli assistenti amministrativi, i collaboratori scolastici, le famiglie, le associazioni e le Istituzioni.