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Dettaglio di copertina. Orione 33 - Poesia - Fondazione Sinapsi - Illustrazione di copertina dal titolo “Omaggio a Giacomo Leopardi” di Bruna Pallante, Studio Motive. Viso di Giacomo Leopardi illustrato graficamente.

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La poesia è tutto

27 Gennaio 2025
«Che cos’è la poesia?» chiedo a bruciapelo a mia figlia. Mi incuriosisce sempre sentire i pensieri dei bambini, limpidi nella loro immediatezza.
Dettaglio di copertina. Orione 33 - Poesia - Fondazione Sinapsi - Illustrazione di copertina dal titolo “Omaggio a Giacomo Leopardi” di Bruna Pallante, Studio Motive. Viso di Giacomo Leopardi illustrato graficamente.

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La poesia è tutto

27 Gennaio 2025
«Che cos’è la poesia?» chiedo a bruciapelo a mia figlia. Mi incuriosisce sempre sentire i pensieri dei bambini, limpidi nella loro immediatezza.

 «La poesia è tutto!» risponde lapidaria e sicura, forte dei suoi dieci anni. Resto spiazzata. Dopo giorni trascorsi a riflettere sul concetto di poesia e su come definirla, sempre che sia possibile farlo, ora mi sento quasi ridicola, di fronte a tanta naturale semplicità. E se davvero i bambini, con il loro modo di vedere il mondo, la loro singolare capacità di leggere la realtà, di sentire l’ineffabile, di dilatare i limiti del reale, fossero tra coloro che meglio comprendono l’ssenza della poesia? Loro sì che riescono a vedere oltre.Riaffiorano parole lette qualche anno fa. Le cerco e le ritrovo quelle pagine:

«Se dalla musica passiamo alla letteratura, e in particolar modo alla poesia, lo scenario non cambia, perché anche la poesia mostra qualcosa che rinvia ad altro, dove il vicino richiama il lontano, il noto l’ignoto che mette ai margini il campo visivo della realtà per una visione superiore, che i Greci chiamano epopteía. Per questo Omero era cieco e invocava le Muse affinché gli raccontassero che cosa era successo a Troia. Per questo la Musa tolse la vista a Demodoco, dandogli in cambio il dono del canto perché lo amava. Togliere la vista significa indebolire la percezione della realtà esterna per accrescere quella interna. Togliere ai pensieri i loro rivestimenti concettuali per consegnarli a quell’ulteriorità di senso che la concettualità comprime. Mettere tra parentesi la realtà come abitualmente la percepiamo per accedere a quei nuclei di verità che, al di là di ogni principio di realtà, ci commuovono e ci attraggono verso ciò che turba e che, per quanto rimosso nella pratica quotidiana, chiede di essere considerato, non spiegato, ma neppure ignorato e dimenticato. Si tratta infatti di quell’indeterminato al di là, a cui ogni espressione musicale, poetica e artistica rinvia.» (Umberto Galimberti).

Ecco che, forse, i bambini, in quanto naturalmente inclini ad apprendere più per via emotiva che razionale, percepiscono, sentono e comprendono assai bene questo rinviare, questa straordinaria tensione a esprimere l’inesprimibile, come nota caratterizzante di ogni creazione artistica. È forse questa tensione verso un “oltre”, questa intuizione, l’anima della poesia? O una delle sue possibili declinazioni? Ma se è così, come avviene questa straordinaria alchimia?

 Unità non è il verso ma la parola,
condizione di ciò che è d’accordo
e come tale, compie il suono e la grafia,
così che dall’informe pensare vengono incontro a volte
espressioni acute da sentirle perfino odorare
e senti esalare dentro alla stanza il grigio muffoso
del rimanere inutile…
Trovare dunque il dire giuste parole, parole per dire
Tra i versi, unità unica in essi è arrivare
A sentirne gli odori. Appunto.
(Roberta Dapunt, Le beatitudini della malattia)

Sono, quindi, le parole, scritte, cantate, semplicemente dette, “suono e grafia”, che generano poesia, che evocano l’invisibile, lasciandoci spiazzati, che provocano quello “scarto”, improvviso e imprevisto, che ci porta altrove?

 …sorprendersi costituisce quel raro attimo in cui è possibile entrare in una relazione privilegiata con ciò che ci circonda e stiamo vedendo per la prima volta, o come se fosse la prima volta, ma che stiamo anche sentendo con tutti i sensi…Gli stati dello stupore sono gli stati del santo e del folle, straordinaria dimensione di una percezione esaltata a cogliere il senso nascosto e profondo del reale…uno stato di “grazia” in cui raramente l’uomo viene a trovarsi. E quando ciò accade, l’accesso al mondo diventa possibile. (Fiorenza Mariotti).

il mondo si restringe maggiormente non tanto quando manca la vista o l’udito, il tatto o l’olfatto, bensì quando mancano le parole per dirlo. (Laura Imai Messina).

Le parole, suono e grafia, plasmano dunque il nostro esistere, tracciano i confini del nostro mondo, si fanno atto creativo e generativo nello stesso tempo. Sono le parole che oggi, più che mai, non vanno mutilate, violate, svilite. I bambini hanno bisogno di parole, in un mondo in cui tutto viene abbreviato, semplificato, banalizzato, spesso volgarizzato. Senza le parole, infinite in infinite sfumature, non può esserci poesia e nemmeno pensiero. Sono le parole, impresse, cantate, immaginate, che segnano quelle vie, quelle tracce, quei canti che, dalla notte dei tempi, ritraendo il mondo che ci circonda, orientano il nostro Esistere. In Canti, sequenze sonore di parole, erano composti e si tramandavano i grandi poemi dell’umanità. E il mare, per Omero, era “οἴνωψ πόντος”, “color del vino”, non porpora, non viola, ma di quel colore che solo la poesia, con le sue infinite parole può evocare, e nell’epiteto omerico non c’era semplicemente un’originale nota cromatica, ma una vera narrazione che ci porta ancor oggi a solcare quel mare, a sentirne l’odore, che ci lascia attoniti e affascinati di fronte al movimento spaventoso delle sue acque agitate e scure, che ci fa immaginare sventure e prodigi, che con il suo fluttuare vorticoso, ci prende e ci trascina “oltre”. E così, spesso, io stessa, mi accorgo che, contemplando il mare, nel suo eterno agitarsi, tra i suoi cangianti riflessi, cerco ancora quel “color del vino”, quel varco che due parole, poeticamente, possono aprire… È questa poesia? Sono le Vie dei Canti che riverberano lungo il viaggio di Chatwin, quei sentieri invisibili, quelle poetiche narrazioni che animano e creano il mondo?

«La poesia è tutto!» Forse ha ragione mia figlia. «Purché si abbiano sempre le parole per evocarlo questo tutto… e la voglia di ascoltare, di sentire…»  aggiungo io, tra me e me, in un estremo tentativo di dare definizione a ciò che definire non si può. E, come in una visione, mi ritornano alla mente le parole e le immagini di Lucio Saffaro, Pittore di sogni e di poesie:

Con la luce
Del tramonto,
Arriva il Poeta.
Lo accompagna
Un vento caldo
Di paesaggi lontani.
Porta in dono
La poesia dei nomi.

Forse di questo hanno più bisogno i nostri bambini e anche noi.

per citare questo articolo

Silvia Catone:

La poesia è tutto,

n. 33 - Poesia,

gennaio-aprile 2025

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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