Skip to content
Dettaglio di Copertina del numero 23 di Orione, Nutrimento. Omaggio a Dante Alighieri, illustrazione di Bruna Pallante

|

Imparare a nutrirsi con gusto

2 Agosto 2021
L’alimentarsi e il nutrirsi in modo sano e completo sono fondamentali per la salute a ogni età, in particolar modo per i bambini e i ragazzi in fase di crescita.
Dettaglio di Copertina del numero 23 di Orione, Nutrimento. Omaggio a Dante Alighieri, illustrazione di Bruna Pallante

|

Imparare a nutrirsi con gusto

2 Agosto 2021
L’alimentarsi e il nutrirsi in modo sano e completo sono fondamentali per la salute a ogni età, in particolar modo per i bambini e i ragazzi in fase di crescita.

Da tempo le ricerche scientifiche sottolineano l’importanza di un’alimentazione corretta, completa ed equilibrata già dai primi anni di vita, anzi, se ne sottolinea l’importanza anche durante la gravidanza e subito dopo la nascita, ponendola alla base della prevenzione primaria di moltissime malattie. Un’alimentazione adeguata sottintende una consapevolezza nella scelta delle quantità, della qualità e della varietà degli alimenti assunti. Appena nato, l’unico alimento che apporta al bambino tutte le sostanze nutritive e protettive che gli assicurano la crescita è il latte materno. Al periodo dell’allattamento, segue quello del divezzamento durante il quale si pongono le basi per il futuro atteggiamento del piccolo verso il cibo. Questo è un momento importante, perché già dalla primissima infanzia prenderanno forma le preferenze in fatto di cibo e le abitudini alimentari, giuste o sbagliate, che lo accompagneranno nell’arco della sua vita. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è necessario osservare il proprio bimbo prima di intraprendere la fase di divezzamento, poiché questa dovrà variare da bambino a bambino, a seconda del raggiungimento di alcune tappe importanti, come la maturità digestiva, la scomparsa dei riflessi legati alla suzione, il controllo del tronco, che gli permette di stare seduto, l’interesse verso i cibi solidi e lo sviluppo della capacità di masticazione. Al di là della scelta dell’improntare questo passaggio seguendo o le indicazioni del classico svezzamento o del più attuale autosvezzamento, inizia la fase più delicata dell’educazione alimentare precoce, in cui è importante avviare un’alimentazione varia e bilanciata, introducendo gradualmente nuovi sapori e nuovi odori, diverse densità degli alimenti, nuovi strumenti per mangiare e nuove posizioni del corpo. Per questo è auspicabile che il bambino sia coinvolto attivamente nell’approccio al cibo, vivendolo come un’esperienza piacevole. In base alle sue capacità di deglutizione e di masticazione, gli si presenteranno gli alimenti preferibilmente seguendo le linee guida del Ministero della Salute che, insieme ad associazioni come Croce Rossa Italiana o Salvagente Italia, ha redatto un poster per diffondere una serie di buone prassi relative alla sicurezza a tavola e al taglio delle pietanze, oltre che a prevenire episodi di soffocamento con corsi di disostruzione pediatrica. A tal riguardo è fondamentale che i genitori affrontino questo passaggio con responsabilità, informandosi presso il proprio pediatra o seguendo le indicazioni di professionisti di riferimento. In questo modo, sapranno affrontare tutte le possibili complicanze che si potrebbero verificare, gestendo il graduale inserimento di nuovi alimenti al meglio e vivendo il momento del pasto con più competenze. È preferibile coinvolgere il bambino nelle prime sane abitudini di vita, ad esempio, già in tenera età, gli si richiederà di rispettare alcune regole basilari — che vanno oltre l’igiene delle mani — come il consumare il pasto stando seduti a tavola in presenza di almeno un adulto, senza fonti di distrazioni. In questo modo il bambino potrà gestire il bolo in sicurezza e, allo stesso tempo, sarà consapevole del cibo che mangia, della modalità di masticazione e deglutizione, della velocità e della quantità ingerita imparando ad autoregolarsi in modo giusto, percependo il gusto, gli odori e i colori. È importante, quindi, evitare di mangiare facendo distrarre il bambino guardando tv, cellulare o tablet, oppure evitare di imboccarlo mentre gli si consente di spostarsi o giocare da un ambiente all’altro della casa. Diversi studi dimostrano che i bambini distratti dalla tv e simili tendono a mangiare di più di quelli che sono impegnati in una conversazione con i genitori e che, mediamente, sviluppano con maggior frequenza obesità. Oltre a una questione di sicurezza, il pasto consumato in questo modo fa perdere al bambino l’opportunità di vivere un momento di scambio importante con i componenti della propria famiglia, un momento in cui potrebbe osservarli e imitarli, un momento di scoperta e conquista della propria autonomia, un momento di conoscenza di sé e dei propri bisogni. Con la stessa modalità con cui conosce gli oggetti e i giochi, il bambino tenderà a entrare in contatto con le stoviglie e il cibo presenti a tavola, esplorando e manipolando tutto, è per questo che anche le stesse stoviglie dovranno essere adeguate alla sua età e alle sue esigenze, quindi di dimensioni più piccole e con impugnatura facilitante per una migliore coordinazione. Prima di introdurgli un cibo nuovo passivamente in bocca, è preferibile incoraggiare il bambino a guardarlo, a esaminarlo, a giudicarlo e a toccarlo, non ostacolandolo anche quando preferisce mangiarlo all’inizio con le dita. Nel primo periodo, ovviamente, non sarà in grado di mangiare da solo e il cibo verrà un po’ sprecato, ma è importante lasciargli la possibilità di sentirsi libero di fare i suoi tentativi anche se sarà l’adulto a imboccarlo maggiormente. A tal riguardo suggeriamo di fornire al bambino un secondo cucchiaio a sua disposizione, in modo da permettergli di provare a portarlo autonomamente alla bocca nel caso in cui voglia tentare. Oltre al taglio degli alimenti in sicurezza, è importante non mischiarli in un’unica portata: disporli separatamente nel piatto, ad esempio, può permettere al bambino di differenziarne i colori e i sapori, e di capire così i propri gusti. In questa fase conoscitiva è opportuno che l’adulto, se nota che il bimbo è indeciso, lo incoraggi affinché ne gusti anche solo un piccolissimo assaggio, chiedendogli poi se ne vuole ancora e rispettando la sua scelta. Il momento del pasto si inserirà in una serie di sequenze che verranno riproposte sempre uguali, e man mano ampliate a seconda delle competenze del bambino. Le azioni ripetute lo aiuteranno a prevedere ciò che sta per vivere, ad anticipare mentalmente tutte le azioni di routine che succederanno e gli saranno utili per gestire i passaggi da un’attività all’altra quando, ad esempio, l’adulto lo avvertirà preventivamente che sta per terminare un gioco e andare a tavola. Coinvolgere il bambino nella preparazione di alcuni piatti, lasciandogli un po’ di autonomia nei passaggi in cui può intervenire, sarà utile a fargli accettare meglio gli alimenti scelti, a fargli superare una possibile selettività degli alimenti e, allo stesso tempo, gli mostrerà che cucinare e mangiare sono attività divertenti, oltre che necessarie. È preferibile presentare al bambino alimenti sani e privi di zuccheri, con un adeguato apporto di calorie e nutrienti e garantire una loro corretta distribuzione nell’arco della giornata, in modo da non esporre il piccolo a possibili complicanze come malnutrizione, sovrappeso oppure obesità. Secondo i dati del Ministero della Salute un bambino obeso sarà molto probabilmente un adulto obeso o sovrappeso, l’eccesso di grasso è un fattore di rischio importante per numerosi tumori, oltre che per le malattie cardiovascolari. C’è anche da tenere in considerazione la forte correlazione tra l’alimentazione e la salute dei denti – preferendo ad esempio alimenti anticariogeni – o tra l’alimentazione e l’epilessia. Queste correlazioni sono da tenere sempre presenti, in particolar modo quando un bambino presenta qualche tipo di difficoltà o di minorazione. In questi casi, come per tutte le altre fasi dello sviluppo, anche quella dell’allattamento e del successivo svezzamento potranno essere rallentante o modificate. 

SPERIMENTARE L’AUTONOMIA MANGIANDO 

In linea con l’OMS, per noi dell’equipe della Fondazione Sinapsi è prioritaria l’esigenza di far acquisire e incrementare le abilità funzionali dell’area dell’autonomia personale per migliorare la qualità della vita del bambino con minorazioni. Il nostro obiettivo è affrontare tale condizione con un intervento precoce che sia tempestivo e globale per il bambino o il ragazzo preso in carico, e che possa affiancare e offrire sostegno anche alla famiglia nel farle prendere consapevolezza delle abilità che il bambino potrà acquisire, oltre che fornire strategie educative per lo sviluppo di autonomie di base quali ad esempio mangiare e bere, o introdurre alimenti nuovi. Nella programmazione del nostro intervento educativo, che tiene presente tutte le aree, poniamo attenzione principalmente all’autonomia, impostando schemi di cura personale adeguati alle potenzialità del bambino, quindi dando priorità, soprattutto, all’alimentazione. Se è fondamentale garantire un corretto apporto calorico e proteico all’organismo, in particolare in età evolutiva, lo è ancora di più per i bambini con una disabilità permanente che presentano spesso disordini del movimento e dello sviluppo, o difficoltà oggettive nell’assunzione, nella deglutizione e nell’assimilazione degli alimenti, o che sono impossibilitati ad assumere il cibo per bocca e costretti al sondino o alla PEG, o che presentano malattie metaboliche o possibile insorgenza di diabete, o per cui c’è una correlazione con l’assunzione di particolari farmaci, o difficoltà nella gestione dei tempi impiegati per completare i pasti e molto altro ancora. Il tipo di alimentazione spesso è carente e incompleto per problemi legati alle possibili patologie. La scelta del tipo di alimentazione che viene proposta al bambino in questo caso, fino all’età adulta, dipende maggiormente dalle scelte delle persone che se ne prendono cura. È per questo che dedicare il giusto tempo alla preparazione e alla selezione degli alimenti, previene il rischio di una dieta “monotematica” caratterizzata dall’uso preferenziale di alcuni cibi di più facile e veloce preparazione, non sempre nutrienti. È, purtroppo, elevato il rischio di disfagia, di disidratazione, di denutrizione e di malnutrizione, che comprende sia quella per difetto, la quale porta a possibili carenze, sia quella per eccesso, che conduce invece a sovrappeso e obesità. L’eccesso di peso stesso, che è sempre dannoso nell’età evolutiva, lo è ulteriormente nel caso di bimbi con problematiche motorie, cardiache o metaboliche, poiché rende ancora più complessi gli spostamenti e limita maggiormente i movimenti. Le suddette condizioni di privazione nutritiva possono determinare una letargia, un intontimento e confusione mentale, o, in caso di quantità eccessive di cibo, possono aumentare i rischi di lesione da pressione, quando ad esempio si è in presenza di una condizione di decubito. L’intervento pertanto diventa fondamentale per un aumento della qualità di vita del bambino e di chi lo assiste. Quando si presentano problemi di deglutizione sia di liquidi che di solidi, noi dell’equipe della Fondazione Sinapsi ci confrontiamo con il neuropsichiatra di riferimento, che decide se sottoporre il bambino a test di valutazione o esami strumentali specifici che permettono di rilevare la funzionalità della deglutizione ed eventuali tipi di disturbi fisiologici. Talvolta può prescrivere, ad esempio, addensanti da aggiungere nei cibi e nelle bevande liquide in modo da assicurare al bambino l’assunzione facilitata di tutto ciò di cui necessita per un sano nutrimento. Sulla base di quanto emerge di concerto con lo specialista, possiamo così modulare il nostro intervento facendo proposte adeguate e in sicurezza a seconda del tipo di difficoltà rilevato. Allo stesso tempo, grazie a un’osservazione effettuata in sede, acquisiamo tutte le indicazioni sul sistema posturale individuato e utilizzato dal bimbo per poter improntare al meglio l’attività del pasto, facendogli assumere una postura adatta che favorisca la deglutizione degli alimenti. Molto spesso, l’obiettivo a cui dare priorità è quello di incrementare il rafforzamento della muscolatura mimica oppure di favorire la masticazione, attraverso opportuni esercizi di fisioterapia stomatognatica. In questo caso, si evidenzia per noi la necessità di collaborare con i professionisti del settore riabilitativo che si occupano del bambino, per fargli acquisire un buon controllo del tono dei muscoli del viso come tappa fondamentale e prerequisito, per poi lavorare sulla funzione dell’alimentazione. Dopo questa fase, e dopo aver escluso tutte le possibili cause organiche, in base alle risposte del bambino lavoriamo sull’obiettivo di introdurre dei piccoli pezzetti di cibo fino ad aumentarne gradualmente le dimensioni. Per incentivare il bambino ad apprendere i movimenti e per migliorare la coordinazione lo sproniamo a utilizzare anche le proprie manine per prendere i pezzetti e per portarli alla bocca, all’inizio con l’aiuto dell’educatore che lo guida nell’azione. In questi casi, utilizziamo posate più piccole rispetto alle tradizionali, di dimensioni adeguate all’età del bambino, eventualmente con un manico colorato di spessore maggiore per facilitargli la presa, e un piatto fondo con il bordo molto alto per agevolarlo nel movimento del riempimento. Per i primi tempi, in alcuni casi, utilizziamo un piatto fondo con supporto a ventosa nella parte sottostante che ne permetta il fissaggio al tavolo, in altri casi un tappetino di silicone posto sotto le stoviglie, in modo da evitare che possano scivolare e spostarsi continuamente mentre mangia. Quando, poi, il bambino o il ragazzo preso in carico presenta anche minorazioni visive, in collaborazione con l’ortottista di riferimento individuiamo la dimensione degli stimoli e dei contrasti più adeguata a ciascuno e poniamo particolare attenzione all’utilizzo di stoviglie dai colori netti e uniformi, che contrastino con il piano di appoggio e con il cibo che c’è all’interno. Durante gli incontri in sede, l’educatore mostra ai genitori che sono presenti in aula le varie azioni, posture e accortezze a cui prestare attenzione, fornendo loro anche delle indicazioni su come incoraggiare e guidare fisicamente il bambino a svolgerle, ad esempio, per quanto riguarda il portare il cucchiaio alla bocca: 

  • guidando il bambino a esplorare il cucchiaio e il piatto che trova di fronte, prima di mettervi dentro il cibo;
  • lasciandogli toccare liberamente il cibo all’interno del piatto se lo desidera all’inizio, in modo che possa sentirne anche la consistenza e l’odore;
  • dopo aver riempito il piatto, ponendo la mano su quella del bambino e guidandolo nell’impugnare correttamente la posata e nel riempire il cucchiaio per poi portarlo alla bocca.   

Prestiamo molta attenzione al fatto che i genitori guidino le singole azioni, evitando che il cibo scivoli in bocca al bambino per caduta, facendogli portare il cucchiaio in maniera perpendicolare alla bocca, cercando, altresì, di non fargli sollevare la testa verso l’alto. Suggeriamo inoltre di incoraggiare il bambino ad acquisire l’abilità di portare il cucchiaio alla bocca autonomamente e di fargli fare questa attività ogni volta che mangia, approfittando di ogni occasione perché apprenda bene tale abilità, anche per la merenda. Soprattutto all’inizio, preferiamo proporre cibi molto graditi. Le tappe successive riguardo al momento del pasto sono poi proporre gradualmente cibo di consistenza diversa da quello frullato, affiancando i genitori in una sorta di svezzamento. Procediamo, così, a introdurre progressivamente cibi di consistenze diverse in base alle possibili risposte osservate nel bambino. Spesso, oltre a questo tipo di lavoro, programmiamo trattamenti educativi dando priorità alla riduzione di possibili selettività alimentari, introducendo in aula un po’ alla volta cibi nuovi. Con l’affiancamento ai genitori continuiamo a monitorare a casa il percorso iniziato in sede. Durante la programmazione dell’intervento educativo diamo altrettanta priorità anche all’obiettivo del bere. Molto spesso, nei bambini che frequentano la Fondazione, constatiamo che, nonostante l’età non più neonatale, vengono utilizzati ancora strumenti legati alla primissima infanzia, come biberon o bicchieri con beccucci in silicone. Una volta escluse possibili difficoltà di deglutizione, improntiamo allora l’intervento in aula suggerendo ai genitori di prediligere un tipo di bicchiere che consenta al bambino di controllare l’acqua all’interno, senza versarsela addosso, ma che al contempo sia adeguato alla sua età. Possiamo così cominciare con una prima fase in cui utilizziamo un bicchiere senza beccuccio che consente di bere da ogni punto del bordo come da un bicchiere normale, ma dotato di una valvola che consente all’acqua di fluire soltanto quando le labbra premono sul bordo, utile a incentivare il bambino o il ragazzo a socchiudere le labbra sul bordo stesso. Questo sistema è molto utile perché, tra un sorso e l’altro, la valvola si chiude automaticamente evitando di far fuoriuscire il contenuto in caso di rovesciamento, caduta o agitamento del bicchiere. Possiamo poi passare gradualmente, in una fase successiva, all’uso del bicchiere normale, regolando il flusso durante la bevuta. Per far bere autonomamente il bambino, l’educatore lo incentiva ad afferrare autonomamente con entrambe le mani il bicchiere e lo guida nell’esplorazione dell’oggetto, nel trattenere la presa in caso provasse a lasciarlo, prima nell’avvicinarlo alla bocca, poi nel farglielo portare alla bocca e nel reggerlo mentre beve. Ai genitori invece, l’educatore mostra che è importante non sostituirsi al bambino avvicinandogli alla bocca il bicchiere e facendolo bere coattivamente, poiché uno degli obiettivi che ci poniamo in Fondazione Sinapsi è anche affiancare gli adulti nel mettere in atto le giuste strategie per far acquisire al bambino o al ragazzo più consapevolezza delle diverse azioni da compiere durante la giornata e quindi più autonomia. Con questo fine, e per gli stessi motivi validi per lo svezzamento in generale e per il giusto approccio al cibo e alla tavola già affrontati nella prima parte di questo articolo, suggeriamo ai genitori di far consumare i pasti senza troppi stimoli contemporaneamente che porterebbero il bambino a distogliersi dal compito o a confonderlo. Li informiamo sulla possibilità di affrontare con più serenità alcuni delicati passaggi, ad esempio preparandosi con professionisti del settore che insegnano come gestire in sicurezza eventuali incidenti durante i pasti. Li sosteniamo ad affrontare anche la selettività alimentare o dieta “monotematica” del bambino, che talvolta è una conseguenza delle abitudini familiari reiterate nel tempo o dell’attivazione di determinati comportamenti non adeguati. Forniamo ai genitori anche chiavi di lettura diverse e affrontiamo l’eventuale evitamento di quella situazione. In base agli obiettivi individuati e alle competenze del bimbo, sproniamo i genitori a richiedere al proprio figlio di svolgere le intere sequenze o solo alcune parti, da solo o con aiuto, per sostenerlo nel superare l’iniziale condizione di dipendenza dall’adulto. E alla base di tutto questo lavoro c’è sempre un filo conduttore che non dimentichiamo mai e cerchiamo sempre di trasmettere, cioè che l’alimentazione adeguata è fondamentale nella crescita del bambino perché migliora in molti modi il suo stato di benessere.

per citare questo articolo

Maria Rosaria Auto:

Imparare a nutrirsi con gusto,

n. 23 - Nutrimento,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

INSERISCI COMMENTO ALL’ARTICOLO

In questo numero

|

Un’intima intervista con la chef stellata Rosanna Marziale. Con lei parlare di cibo significa parlare di poesia, emozioni, sentimenti, legami. L’obiettivo della sua cucina è quello di nutrire secondo materie prime di indiscussa qualità senza dimenticare il modo, la forma e i tempi in cui proporre piatti che diventino momenti di vita da ricordare.