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Per copertina Orione n. 24, Omaggio a Gino Strada, illustrazione di Bruna Pallante. Dettaglio.

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Essere partigiani nel Ventunesimo secolo

24 Gennaio 2022
La Resistenza italiana s’inquadra nel più vasto movimento di opposizione al nazifascismo sviluppatosi in Europa e, nei paesi sconfitti militarmente e occupati dai nazifascisti, costituisce lo sviluppo principale delle operazioni belliche. Fino all’8 settembre 1943, l’Italia resta il principale alleato del Reich e, come tale, partecipa alla guerra di aggressione e all’occupazione, non di rado brutale, dei territori invasi.
Per copertina Orione n. 24, Omaggio a Gino Strada, illustrazione di Bruna Pallante. Dettaglio.

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Essere partigiani nel Ventunesimo secolo

24 Gennaio 2022
La Resistenza italiana s’inquadra nel più vasto movimento di opposizione al nazifascismo sviluppatosi in Europa e, nei paesi sconfitti militarmente e occupati dai nazifascisti, costituisce lo sviluppo principale delle operazioni belliche. Fino all’8 settembre 1943, l’Italia resta il principale alleato del Reich e, come tale, partecipa alla guerra di aggressione e all’occupazione, non di rado brutale, dei territori invasi.

La Resistenza italiana si sviluppa perciò solo a partire dall’estate 1943, dopo il crollo del fascismo e la stipula dell’armistizio con gli anglo-americani. Le forze politiche antifasciste costituite da comunisti, socialisti, democristiani, azionisti, liberali, demolaburisti, danno vita, già il 9 settembre 1943, al Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), che nei 20 mesi successivi sarà guida politica e militare della lotta di Liberazione. Un movimento di Resistenza animato da forze eterogenee unite dal comune obiettivo di lotta contro il nazifascismo, per la liberazione del paese dal nemico straniero e da quello interno. Partecipano alla lotta militari e civili, persone di ogni età, censo, sesso, religione, provenienza geografica e politica. Zona per zona, la presenza delle formazioni partigiane nelle vallate e sulle montagne si fa, con il passare dei mesi, sempre più massiccia, e dalle bande iniziali si passa a ben organizzate brigate – le Garibaldi, le Giustizia e Libertà, le Matteotti, le Mazzini, le Autonome e molte altre – mentre nelle città prendono vita le Squadre di Azione Patriottica (SAP) e i Gruppi di Azione Patriottica (GAP), impegnati in operazioni di reclutamento e propaganda, sabotaggio e guerriglia urbana. I nazifascisti si oppongono alla Resistenza, che li minaccia con azioni di guerra, guerriglia e sabotaggi, e si scagliano non solo contro i combattenti, ma anche contro le popolazioni, che rappresentano un bersaglio più semplice: rappresaglie ed eccidi si moltiplicano e riguardano tutto il territorio nazionale. Responsabili di una violenza così diffusa non sono però solo i tedeschi (le SS e la Wehrmacht), ma anche i fascisti della Repubblica Sociale Italiana, che spesso agiscono in modo autonomo. Il fascismo repubblicano è responsabile dello scatenamento di una feroce guerra civile, che è anche una delle anime della Resistenza italiana. Dopo una fase di grandi difficoltà, nei primi mesi del 1945, le formazioni partigiane tornano alla piena efficienza e, ormai bene armate, anche grazie ai “lanci” di armi effettuati dagli Alleati, sono in grado di riprendere l’offensiva. Nella primavera del 1945, con lo sfondamento sulla Gotica, l’attività partigiana va sempre più intensificandosi. Il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) ordina l’insurrezione generale, durante la quale i partigiani affluiscono nelle città, si uniscono ai combattenti locali e liberano il nord del paese. Di questa storia gloriosa ed esempio di vera resistenza, è testimone l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), che tuttavia oggi non si pone solo come memoria del passato, ma piuttosto come un soggetto che parla e pratica la “memoria attiva”, ossia un impegno civile e sociale su temi fondamentali. Primo fra tutti la Scuola, che vive una lunga, grave stagione di crisi perché ha perso gran parte del suo prestigio sociale e smarrito la sua missione fondamentale di formazione del cittadino. Secondo l’Associazione, la scuola pubblica deve mantenere una funzione centrale nella nostra società, in quanto rappresenta la principale agenzia educativa del Paese. Altri temi su cui L’ANPI è attivamente impegnata sono la Legalità, messa quotidianamente in discussione dalla criminalità organizzata e dalle organizzazioni mafiose che coprono oramai tutto il territorio nazionale, e l’Informazione, la cui concentrazione in mano a poche editori mette di fatto in discussione il pluralismo delle idee. Ma nell’agenda di lavoro e di impegno dell’ANPI c’è anche il tema molto importante dell’Immigrazione, cui è chiamata direttamente dalla Costituzione italiana, che nell’articolo 2 recita: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. A questa chiamata l’ANPI risponde assumendosi il dovere di occuparsi del dramma degli sbarchi e dei naufragi, denunciando chi sta chiudendo gli occhi, sollecitando politiche di accoglienza, riaffermando gli inderogabili obblighi del soccorso in mare. L’attenzione dell’ANPI poi è fortemente centrata sull’Ambiente, che risente sempre più del rapido riscaldamento del pianeta, causa di devastanti fenomeni atmosferici, della progressiva desertificazione dei territori, della riduzione delle masse umide, del mutamento degli equilibri termici degli oceani, dello scioglimento dei ghiacci polari e continentali. Ma il cuore pulsante dell’agenda ANPI è nella Questione femminile: le donne, pur essendo la maggioranza della popolazione e pur avendo raggiunto una serie di obiettivi di emancipazione civile e sociale, vivono ancora in una condizione discriminata – anche nel nostro Occidente – e, in più, sono vittime dell’imbarbarimento del nostro tempo, come dimostra la violenza perpetrata contro di loro, che rappresenta un dramma mondiale e nazionale e conferma la carica di brutalità e di aggressività diffusa dalla società. Viviamo in un mondo dove non c’è più l’inquietante figura del presidente Trump, ma l’onda lunga del “trumpismo” non si è esaurita e continua a ispirare nazionalismi e protezionismi: in America del Sud, con la surreale presidenza di Bolsonaro; in India, col governo di Modi; in Myanmar con il colpo di stato guidato da Min Aung Hlaing nel gennaio del 2021, che reprime nel sangue l’opposizione pacificamente espressa da un larghissimo movimento popolare richiedente il ripristino della democrazia. Su tutte queste drammatiche situazioni l’ANPI è vigile sentinella, senza dimenticare la situazione del Donbass, così come la strage silenziosa dei palestinesi e il diritto all’autodeterminazione del popolo Saharawi nel conflitto con la potenza occupante del Marocco. L’Associazione si pone infatti come obiettivo quello di avere sempre uno sguardo attento e profondo sul mondo intero ed è consapevole di vuoti e difficoltà – tra cui non va dimenticato l’embargo commerciale, economico e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba, iniziato nel 1962 – in cui si innestano le azioni eversive di neofascisti, neonazisti e razzisti che si incuneano nelle ferite sociali, dalla povertà alle contraddizioni fra poveri e più poveri, fino al disagio giovanile, e alimentano le loro iniziative squadristiche, da “galassia nera”, con la propaganda incessante delle centrali della paura e dell’odio operanti nella politica, nei media e nei social network, accompagnata da una crisi del sistema istituzionale. In questo quadro planetario in cui la resistenza umana è direttamente chiamata in causa, l’ANPI porta avanti il suo dovere di affrontare le molteplici problematiche attuali proponendo una grande alleanza democratica e antifascista per la persona, il lavoro e la socialità, raccogliendo un’adesione ampia di movimenti, associazioni, sindacati, forze politiche, ed in primo luogo di associazioni partigiane. Perché oggi non c’è una guerra mondiale o una dittatura fascista, ma c’è un mondo da ricostruire, una fiducia da suscitare, un futuro che deve essere nelle mani dei cittadini.

per citare questo articolo

Luca Pastore:

Essere partigiani nel Ventunesimo secolo,

n. 24 - Resistenze,

gennaio-aprile 2022

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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