La resistenza è un dono, tutti la possediamo, ma lo spirito di resistenza è ben nascosto in ognuno di noi, ed è lì pronto a venir fuori all’occorrenza. La resistenza in una mamma, per esempio, viene fuori consapevolmente nel momento stesso in cui si scopre di essere in attesa. È il corpo che in quel momento cambia e resiste a questa trasformazione raggiungendo l’apice nella fatica fisica e psicologica del parto. E così poi prosegue anche dopo, in un crescendo di emozioni, gioie e dolori che accompagnano un genitore nella crescita del proprio bambino. Ancor più se questo percorso è ostacolato da preoccupazioni che ne segnano lo sviluppo. Allora tutto diventa un continuo lottare contro gli stereotipi, contro i bulli, contro l’ignoranza che caratterizza una parte di società che ci circonda, che non comprende e spesso non vuole comprendere e ci obbliga a corazzarci e lottare anche per il più piccolo diritto, senza mai mollare. La resistenza assume, così, connotati diversi: resistenza fisica, mentale, caratteriale, psicologica. La resistenza per i genitori di un bambino con disabilità si trasforma in forza, la forza necessaria per andare oltre le apparenze, per superare le frustrazioni e curare le ferite che quotidianamente vengono impresse nel cuore e nella mente. Ed è qui che allora la resistenza diventa il traguardo da raggiungere, ed il punto di partenza da cui partire per affrontare le continue difficoltà che si presentano sul cammino della diversità. Quando penso alla resistenza ho subito in mente l’essere forti, il combattere, l’arrivare a un traguardo. La parola resistenza ci colpisce nel profondo. Ci pone di fronte alla scelta tra l’arresa e il combattimento. È un sentimento che ci porta a non cedere, a combattere con tanta forza con e per i nostri figli, a capirli, guardarli dentro le loro ansie, paure, momenti felici e non, a far capire loro che siamo più deboli di quanto possano pensare. Ma nello stesso tempo ci preoccupiamo di dare loro la forza per il percorso della loro vita, soprattutto nella società in cui ci ritroviamo, di dare esempi di famiglia, di resistenza di fronte alle difficoltà e nei problemi quotidiani, ma anche gli strumenti per creare le giuste condizioni affinché possano farcela da soli e andare avanti, forti di una sana trasmissione di valori da parte dei genitori. La resistenza però ha anche un carattere più intimo, non c’è solo la resistenza contro ciò che è esterno, ma anche la resistenza contro se stessi, cioè contro la paura di capire se stessi e di trovare il proprio io. Guardare in fondo alla propria anima non è facile, perché ci si scontra con i mostri del passato, del presente e di quelli che si incontreranno. Resistere alla paura e al dolore provoca tanta sofferenza e solitudine. Resistere alla tentazione di pensare tutto in maniera negativa è un grande atto di forza di volontà che ognuno di noi in fondo alla propria anima possiede. C’è chi riesce a farlo e chi purtroppo si fa travolgere dalle circostanze. Resistere rivendicando la propria libertà di pensiero e di parola è riuscire ad esprimere se stessi senza essere giudicati folli. Resistere e fare scivolare tutto ciò che è superficiale è molto complesso in una società che vive nel benessere e nel consumismo estremo, ma quando si riesce a farlo si trova finalmente la serenità dello spirito e del corpo, si apprezzano anche le cose che si danno molte volte per scontato. La resistenza, se ci pensiamo, contiene in sé il concetto di esistenza, che viene quasi fagocitato e trasformato nella sua essenza. La resistenza è sempre una resistenza contro, implica una tensione negativa,rimanda subito a una contrapposizione, a un nemico da cui difendersi, a un pericolo da combattere. L’esistenza è un’esistenza per, richiama una tensione proiettiva, propositiva e generatrice. Esisto per me, per i miei figli, per la mia famiglia, ho un posto, un senso, un’identità, un peso sociale e relazionale. Un proverbio recita: “Il salice che si piega dura più della quercia che resiste.” Ed è per questo che dovremmo ripensare il concetto di resistenza per lasciarlo sullo sfondo e riappropriarci dell’esistenza. Riappropriarci del gusto della vita. Una vita che può non avere il sapore che immaginavamo e speravamo, una vita con un gusto diverso ma non per questo meno buono. Come un funambolo che cammina con un’asta in equilibrio sul filo. Quelli sotto tirano su la testa per ammirare lo spettacolo godendo di quei passi leggiadri che lo conducono alla fine del percorso e dimenticano e non immaginano lo sforzo e le difficoltà che il funambolo affronta per arrivare sano e salvo alla meta.
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Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni, diceva Oscar Wilde.