Un primo significativo aspetto riguarda le statistiche sulla dimensione di genere nella scuola italiana, dalle quali emerge con forza una preponderante presenza femminile. I dati ufficiali del Ministero dell’Istruzione e del Merito, pubblicati nel 2024 e successivamente aggiornati, mettono in luce una forte prevalenza delle donne tra gli insegnanti italiani, posizionando il nostro Paese tra i primi posti in Europa per disuguaglianza di genere, superato solo dall’Ungheria. Le donne costituiscono il corpo docente per una percentuale pari all’81,5% complessivo, che si declina diversamente in riferimento ai vari ordini, diminuendo progressivamente con l’aumentare dell’età degli studenti. Nella scuola dell’infanzia, la presenza delle donne è quasi totalitaria e si attesta oltre il 99% mentre nella scuola primaria, le maestre sono circa il 96,3% del totale degli insegnanti; nella scuola secondaria di primo grado le donne occupano circa il 78% dei posti laddove nella scuola secondaria di secondo grado la quota femminile scende al 67-68%. Per gli insegnanti di sostegno, la suddivisione di genere riflette la media generale degli insegnanti ma, nelle posizioni di vertice, si registra un sensibile calo della presenza femminile: solo il 45% dei dirigenti scolastici è donna. Il confronto con il panorama europeo e internazionale, attraverso i dati dell’Eurostat e dell’OCSE, restituisce un quadro profondamente diverso da quello italiano: nei paesi europei, la media dei docenti di sesso femminile si attesta intorno al 73,8%, mentre l’Italia supera tale media di ben 8 punti, connotando così l’insegnamento come una professione segnata da profondi divari di genere. La preponderante presenza femminile nel corpo docente nazionale e il netto calo della partecipazione delle donne nelle cariche dirigenziali è collegata a numerosi fattori, tra i quali riveste un ruolo significativo il fattore culturale che individua nell’insegnamento la professione più idonea alla donna per la presunta flessibilità degli orari e la maggiore compatibilità con i ruoli di moglie e di madre. Nondimeno, la storia della pedagogia mette in evidenza le figure di tante grandi donne, che hanno impegnato l’intera vita quali pioniere dell’attivismo, facendo da apripista alle esperienze di innovazione didattica e metodologica che si concretizzano oggi nelle aule delle nostre scuole. Su tutte, Maria Montessori, tra le prime laureate in medicina in Italia, mise le sue competenze di neuropsichiatra al servizio dell’osservazione dei bambini attraverso la Pedagogia Scientifica, fondata sull’autoeducazione e sull’apprendimento esperienziale, anche attraverso materiali strutturati. Sul finire dell’Ottocento, Rosa e Carolina Agazzi, con metodo attivista, proposero una Scuola Materna che riproduceva l’ambiente familiare, nella quale l’insegnante aveva il compito di accompagnare gli alunni con approccio quasi materno ad attività creative e di manipolazione. O, ancora, Giuseppina Pizzigoni, innovatrice pedagogista milanese che, agli inizi del Novecento, fondò la scuola elementare “La Rinnovata”, mirata a stimolare gli alunni attraverso il contatto diretto con la natura e l’apprendimento in aule all’aperto, che oggi definiamo “outdoor”. A partire dalle sue significative radici pedagogiche, la scuola italiana è oggi un centro propulsore dell’educazione al rispetto e alla parità di genere, dall’educazione all’affettività al sostegno alle materie STEM. Nella scuola, storicamente, gli insegnanti hanno sostenuto e sostengono con forza la parità nell’accesso ai sistemi di istruzione, fino agli studi universitari, conducendo una battaglia che assume maggior significato nelle aree più disagiate del nostro Paese e di tante città. Già a partire dall’Unità d’Italia, è stato, infatti, grandissimo l’impegno dei governi e degli insegnanti nel sostenere l’affermazione delle donne negli studi. Dal grande divario che accompagnava l’Unità d’Italia, laddove solo il 25% di tutte le donne sapeva leggere e scrivere, passando per le scuole popolari del dopoguerra, che hanno consentito a circa il 50% delle donne di esprimersi attraverso gli strumenti dei sistemi di istruzione, fino alla fine del secolo scorso in cui si è attuata una prima forma di parità. Solo negli anni ‘90, si è assistito, infatti, ad un superamento dei tassi d’istruzione femminile rispetto a quelli maschili, segnando, così, l’affermazione delle pari opportunità delle donne nell’accedere agli studi superiori e universitari. Resta un’eccezione il settore delle cosiddette materie STEM, acronimo inglese che sintetizza l’espressione “Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica”, materie considerate un feudo incontrastato degli uomini: le donne primeggiano infatti prevalentemente nelle scienze umane e sociali, portando così l’Unione Europea e il Ministero dell’Istruzione e del Merito a sostenere, con molte misure, l’ingresso delle donne negli studi e nelle carriere scientifiche. Eppure, le cronache narrano di un divario di genere che connota ancora oggi con forza la nostra società e che si traduce nel violento, continuo riaffermarsi dell’uomo sulla donna, un fenomeno culturale che solo attraverso un sistematico approccio educativo può trovare una effettiva risoluzione. A partire da queste considerazioni e dall’atroce delitto di una ex alunna del nostro istituto scolastico, Martina Carbonaro, che ha sconvolto l’intera città, Fondazione Sinapsi ha offerto, attraverso il Progetto Coblò, finanziato dalla Regione Campania, un percorso di formazione, condotto da un’esperta del simbolico femminile, Rosa Porcu, rivolto inizialmente ai docenti e successivamente agli alunni, che, a partire da una lettura critica degli stereotipi di genere che connotano la cultura e la società, proponeva un itinerario di educazione all’affettività mirato a riconoscere le proprie emozioni, ad insegnare una gestione delle relazioni ispirata alla tolleranza e a prevenire la violenza. Ed è proprio una donna, una psicologa dell’architettura e imprenditrice, Valentina De Ponte, che ha inteso donare all’I.C. Afragola 1 l’allestimento degli arredi della sezione montessoriana della scuola dell’infanzia che il nostro istituto ha proposto al territorio. In estrema sintesi, se la scuola sembra rispecchiare le profonde incoerenze che la società sconta nei divari di genere, è negli istituti scolastici, nell’efficacia dei processi di educazione, attuati grazie all’alleanza educativa tra scuola, istituzioni, associazioni e imprese, che sarà possibile tracciare un percorso di riconoscimento e di superamento delle diseguaglianze che ancora informano il nostro Paese.
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Chi dice scuola dice donna
11 Settembre 2026
La lettura del rapporto tra la scuola e il mondo della donna lascia trasparire un significativo ruolo del contesto scolastico riguardo al genere femminile, specchio che riflette e amplifica le contraddizioni della società italiana, portando a galla molteplici disparità che segnano la presenza delle donne nei sistemi scolastici.
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Chi dice scuola dice donna
11 Settembre 2026
La lettura del rapporto tra la scuola e il mondo della donna lascia trasparire un significativo ruolo del contesto scolastico riguardo al genere femminile, specchio che riflette e amplifica le contraddizioni della società italiana, portando a galla molteplici disparità che segnano la presenza delle donne nei sistemi scolastici.
per citare questo articolo
Maria Grazia Silverii:
Chi dice scuola dice donna,
n. 38 - Donna,
settembre-dicembre 2026
ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile
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Titti Marrone è una giornalista e scrittrice napoletana, docente di Teorie, tecniche e storia del giornalismo all’Università Suor Orsola Benincasa.
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«Voi donne siete più… e se dicevo siete meno?»