In mensa, con gli altri colleghi, ci diremmo che è un po’ strambo, potremmo addirittura arrivare a un «Dove siamo arrivati con queste mode!», ma di sicuro non è che ci arrabbieremmo con lui perché non mangia formiche. A me in fondo non cambia niente, e agli altri neppure. Se quello stesso giorno, invece, Paolo entrasse e ci dicesse che è diventato vegano, allora ci irriterebbe. Perché i vegani irritano. Diciamocelo, non sono l’unica a pensarlo e non è niente di nuovo, i non vegani non sopportano i vegani. I vegetariani fanno venire il nervoso, ma i vegani sono veramente un pugno nello stomaco. Perché c’è una tale insofferenza nei loro confronti? Non lo so. Forse Focus o Science hanno pubblicato qualche articolo a riguardo, perché un motivo scientifico ci sarà. Forse perché non è che non si sopportano i vegani, ma “quei tipi di persone” che poi sono anche vegane: il ragazzo con lo chignon e il maglioncino blu, spesso in compagnia della fidanzata pure lei rigorosamente vegana, la boomer complottista che intasa la bacheca di Facebook con frasi e foto a effetto, il cinquantenne che regala ai suoi figli giochi da tavolo a Natale e non ha Sky per scelta educativa, il trentenne contro tutto, le multinazionali di scarpe e di petrolio, il capitalismo, il consumismo, la globalizzazione e che ogni giorno scopre qualcos’altro che non gli va bene, la diciottenne con il piercing e i capelli verdi stile Green Day, l’insegnante di Yoga, scoperto a New York, ma di cui è diventata maestra ufficiale dopo un corso di tre settimane in India, magrissima, amante di Paolo Coelho, aspirante pittrice, ovviamente astemia, solo tisane di fiori dai nomi latini. Insomma, aspettando che Focus e Science dimostrino l’infondatezza di questi stereotipi, resta che nell’immaginario i vegani sono “quei tipi là”. E qualcosa in comune ce lo devono pur avere tra di loro. Forse questo: fanno delle scelte etiche! Scelta etica, per capirci, vuol dire “faccio quello che per me è giusto” e non “faccio quello che mi piace”. Per questo i vegani sono così antipatici quando mangiano il tofu. Perché loro non mangiano solo quello che è buono o che amano, ma anche ciò che, secondo loro, “è giusto mangiare”. E quindi, accidenti se pungono la coscienza! Perché va bene essere etici quando si fa l’elemosina a Natale, una volta all’anno, o per aiutare un amico, una volta nella vita, ma essere etici tre volte al giorno no, non siamo mica il Mahatma Ghandi, e non fatecelo pesare! Se invece riuscissimo a non sentirci giudicati da queste persone – che a volte è vero sono fastidiose e antipatiche, come a volte lo sono i non vegani tra l’altro – e riuscissimo a guardare solo il fatto che fanno una scelta etica, senza soffermarci su quale sia, penso che il loro impegno ci sembrerebbe una cosa bella. E poi, non dico siano degli eroi, ma in fondo, ricordiamocelo, sono vegani per altruismo, non per interesse personale. È arrivato il momento di svelare il mio segreto: sono vegana anche io e ho fatto questa scelta sette anni fa. Sette anni di prese in giro, di battutine, di pasta al pomodoro al ristorante perché non c’era nessun’altra opzione disponibile, di foto ricevute su whatsapp di grigliate di maiale con sorrisini ammiccanti. Ci sono stati momenti difficili, situazioni a volte imbarazzanti, ma l’unico vero rimpianto è: «Perché non l’ho fatto prima?». Non utilizzare le cose che vengono dagli animali, una cosa piccolissima, un’azione quotidiana fatta da persone comuni, un semplice gesto di altruismo, che non cambierà niente nel mondo, però sempre una scelta è: su cosa mangiare, vestire, usare, come a dire: «Tutto quello che faccio ha un valore». I fiori quando si svegliano mettono sempre l’abito migliore, non cambiano il mondo ma lo rendono più bello. Come gli atti quotidiani delle persone comuni che vivono con dignità.
BIBLIOGRAFIA
Jonathan Safran Foer: Se niente importa — Guanda — 2016
Silvia Goggi: È facile diventare un po’ più vegano — Rizzoli — 2020
Leonardo Caffo: Vegan. Un manifesto filosofico — Einaudi — 2018
Paola Maugeri: Con passo lieve. La mia vita e le mie ricette a impatto zero — Piemme — 2019